Jocker- Folie à deux
di Todd Phillips
Atteso al varco, in Concorso, il sequel del Joker del 2019 (100 premi, due Oscar e Il Leone d’oro a Venezia 76), forse l’unico film che partito dal fumetto (Batman solo sfiorato) ha creato un precedente. Cosa si poteva fare di più? Farlo cantare. O meglio, visto che parte proprio dall’Arkham Asylum (il manicomio di Gotham) in cui il Joker era in attesa di processo alla fine del primo film, ecco il povero Arthur Fleck, l’uomo che ride involontariamente e la cui vita è stata infelicissima, ridotto a raccontare barzellette acide per una sigaretta e a pensare. Nel suo immaginario lo show televisivo di cui ha ucciso il conduttore continua. Figuriamoci ora che trova nel manicomio la fan Harlen Lee Quinzel (leggere Harley Quinn, matta per sfizio, in realtà psichiatra…) che lo sostiene, lo sprona alla rivolta, e lo fa cantare. E non a caso Harley Quinn è Lady Gaga. Tutto bene? In realtà il film diventa il musical del processo in cui si deve capire se il disgraziato quando ha ucciso era solo Arthur fuori di testa (e allora potrebbe vivere e essere curato) o era il feroce Joker che ha esaltato migliaia di fan del caos. E allora è pena di morte. Il tema era già tutto nel primo film (natoper essere un unicum): il sequel cantato non fa che ritornare come un rosario sui temi già visti. Lady Gaga canta bene, Joaquin Phoenix recita bene, la spiegazione per il titolo sarebbe che uno tira l’altro nella follia, però tutto era già stato detto, a meno che il Joker non abbia un erede…





































