Iddu
di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
Iddu,“Lui”, in Concorso, è un film di mafia anomalo, che lascia intendere che… (ma non è detto che…) e gioca con l’idea che la realtà è il punto di partenza ma non è detto che sia quello d’arrivo. Scene d’infanzia cruenta del figlio di un capo: cresciuto (Elio Germano) vive da “sorcio”, latita in ambulanza o in uno sgabuzzino, comunica coi pizzini, si chiama Matteo (e potrebbe essere Messina Denaro, ma non è detto…), legge l’Ecclesiaste e parla come un cardinale: con cui si mette in contatto Toni Servillo, ex politico democristiano un tempo colluso con la mafia, per rimettersi in pista. Anche lui utilizza lingua di rispetto e metafore ampollose. Ma è usato dai Servizi dei Carabinieri per aprire un sentiero nella giungla dei silenzi e delle reticenze. È un film metafora, più Todo Modo, ma senza la filosofia, che Il giorno della civetta, ma senza azione, un film in cui il fine dei Servizi non è abbattere l’antistato della Mafia, ma gestirlo, domarlo, usarlo, infiltrarlo, anche rinforzarlo per tenerlo in vita e mantenere in precario equilibrio il Sistema. I luoghi comuni ci sono ma vengono gestiti persino con ironia.





































