Il tempo che ci vuole
di Francesca Comencini
Vite di due registi italiani (Comencini padre e figlia) fuori Concorso. Nella prima parte, seguiamo l’infanzia della regista Francesca, figlia di Luigi Comencini, alle prese con un figura di padre amoroso, giusto, severo e quasi onnipotente: l’imprinting, che al momento non è percepito, è sul set del famoso Pinocchio televisivo. Un set caotico e in sé fiabesco, più fiabesco della fiaba che raccontava. La seconda parte, è un affondo duro: la narrazione della crisi della regista negli anni di piombo in Italia, il rigetto della figura paterna, la droga e di nuovo la figura del padre che emerge critica, dura, salvifica: un padre terapeuta che la sostiene nella fatica delle crisi di astinenza. Forse già un padre malato. Strada facendo il film fa sparire le differenze tra realtà e narrazione e si prende il tempo che ci vuole. Per imparare, per guarire, per amare. Nella parte della figlia Francesca Maggiore Vergano, in quella del padre Fabrizio Gifuni





































