Quelle del 2024 è proprio un’estate che non dovrebbe finire mai e invece a breve ci troveremo di nuovo intabarrati in cappotti e piumi, sciarpe e cappelli. Ma quella che è andata in scena domenica 15 settembre è la rappresentazione dell’essenza dell’estate, di una grandissima carriera e di un artista immenso. Bruce Springsteen per chiudere il suo tour 2024 ha scelto casa sua, la location dove gli Springsteeniani di tutto il mondo hanno messo piede almeno una volta in vita loro, o quantomeno hanno sognato di farlo: Asbury Park, N.J.
Il boardwalk più famoso del Jersey Shore ha finalmente (ri)preso vita, quella spiaggia dove abbiamo atteso l’alba con Sandy, dove abbiamo sentito i tuoni in lontananza e visto i fuochi d’artificio, dove ci siamo fatti predire il futuro da Madame Marie e dove abbiamo ballato al buio milioni di volte, tutto si è materializzato domenica sera davanti agli occhi di chi era lì. C’era Mary con la sua gonna svolazzante, Magic Rat con la sua ragazza scalza, c’erano Crazy Janey e il suo mission man e a un certo punto è arrivata pure Rosalita.
Il vento che arriva dall’Oceano soffia più forte stasera, increspa l’oceano e spettina i capelli ma non dà fastidio piùdi tanto, scivola sulla pelle e ti fa chiudere gli occhi perché pensi che sia tutto un sogno, il sole non brucia più, l’estate però è ancora qui e il momento è perfetto anche per andare a correre con la macchina. Già, tutti noi che siamo nati per correre non possiamo tirarci indietro, siamo arrivati fin qua e vogliamo vivere fino in fondo la nostra favola che non è più favola adesso, è realtà.
“Saluti da Asbury Park!” è il buonasera che lancia Springsteen al suo pubblico, ai suoi amici, è l’inizio dello show più incredibile della sua carriera, è il titolo del suo primo album, uscito il 5 gennaio del 1973. Sono passati 50 anni e forse nemmeno Bruce pensava che si sarebbe ritrovato qui stasera, sulla sua spiaggia, a casa sua, davanti a 35.000 persone, molte delle quali lo hanno sempre visto da queste parti. Ringrazia tutti, Bruce, tutti quelli che hanno contribuito a far rivivere Asbury Park. “Quando io suonavo qui all’angolo – racconta – non c’era nessuno, sulla Main Street non c’era nessuno, su Ocean Avenue non c’era nessuno, così come non c’era nessuno sul boardwalk e adesso mi chiedo da dove cazzo arriva tutta questa gente? Grazie a tutti quelli che hanno deciso di investire loro stessi per riportare in vita Asbury Park. Grazie alla comunità LGBTQ+ per tutto ciò che hanno fatto negli ultimi 25 anni. Grazie a Danny Clinch (fotografo e musicista lui stesso, tra gli organizzatori del Sea, Hear, Now music, art and surfing Festival, nda) per questo meraviglioso evento , e soprattutto grazie a tutti voi che siete venuti qui stasera”.
Sono i legami che legano per la vita, quelli che ti uniscono per sempre alle tue radici e alla tua terra, quelli che non si spezzeranno mai.
In un’intervista di qualche giorno fa ha detto “Non ho la minima intenzione di smettere di fare concerti e se dovessi morire domani, be’ comunque che bella vita che ho fatto!”. La morte dietro l’angolo, sono dieci anni che Springsteen ci parla nelle sue canzoni e nei suoi spettacoli di ricordi, di depressione e soprattutto di morte, ma non la teme, anzi la sfida continuando a suonare e a cantare come 50 anni fa: più di tre ore di concerto con buona pace di chi ancora non ci crede. E’ l’ultimo rimasto vivo della sua prima band e ha imparato a convivere con l’idea della morte.
Più che un concerto quello di Asbury Park è un party tra amici di vecchia data che chiedono brani come davanti a un jukebox, e Bruce accontenta tutti: Blinded by the light, Does this bus stop at 82nd street, Growin’ Up, 4th of July , Racing in the street, perfino Meeting across the river, un capolavoro troppo spesso ignorato nei live, e Jungleland. Sale anche Patti sul palco, la Jersey girl per eccellenza, che abbraccia il suo local hero alla fine di un’intensa e commovente versione di Tougher than the rest, e Dio solo sa quanto bisogna essere più forte di tutti gli altri in questo momento (forza Patti!).
E’ una notte fantastica, meravigliosa, indimenticabile. Al largo ci sono barche e barchette, chiunque abbia anche solo un gommone stasera è uscito in mare perché tutti vogliono partecipare alla festa. E anche se non si vede bene da lì (c’è il divieto di avvicinarsi ameno di 100 metri dalla costa), si sente alla grande. Tutti a bordo si lasciano dondolare dalle onde dell’acqua, del resto stiamo parlando di rock’n’roll. E’ tutto incredibile, tutto un sogno.
Ancora una volta Bruce è riuscito nel suo magic trick, ancora una volta ci ha portato dalla sua parte, ancora una volta ci ha fatto capire quanto siano fondamentali le emozioni e la passione. E’ il trucco più bello a cui possiamo assistere ed un trucco che non finirà mai, proprio perché è magico.
P.S. Le foto sono prese dalla pagina Facebook ufficiale di Sea Hear Now (https://www.facebook.com/SeaHearNow) – moc.lavitsefwonraehaes@ofni – seahearnowfestival.com





































