La misura del dubbio
di Daniel Auteuil
con Grégory Gadebois, Sidse Babett Knudsen,, Aurore Auteil, Gaëtan Roussel
L’avvocato Monier (Auteuil) che da 15 anni non combatte più una causa in tribunale (scoprite perché…) per dare una mano alla moglie incappa nel caso Milik (Gadebois), padre accusato di aver sgozzato la madre alcolizzata dei suoi molti figli. Lo arrestano mentre prepara da mangiare. Sembrerebbe uno squallido caso da provincia profonda. Invece Monier accetta la difesa d’ufficio. Tutto, eventi, testimonianze, coincidenze, parenti, è contro Milik. Milik, una specie di orso ruvido ma di animo gentile e dallo sguardo ambiguo, a Monier sembra solo preoccupato della sorte dei figli e stupito che lo si accusi: è così evidente che stava facendo altro mentre la moglie veniva uccisa. E nella sua mente sconvolta sembrerebbe ancora viva. Fase della negazione? Attenti. A differenza dei consueti film processuali, questo (scritto, prodotto, diretto e interpretato da Auteuil, quinta volta da regista, ma di solito considerato solo un grande attore) non è un film sull’imputato ma sul difensore: Monier ha alle spalle una strana storia e in corte, nella curiosa procedura francese (molto diversa da quella dei film americani), in alcuni momenti l’imputato sembra lui. Nell’economia della storia spiegherebbe perché questo somigli a un film sull’amicizia tra avvocato e imputato. La linearità dello sviluppo è tradizionale, ma è evidente che a Auteuil sta a cuore portarci in qualcosa di diverso dal processo. La storia è vera e viene da memorie dell’avvocato Jean-Yves Moyart, blogger e scrittore che si firmava Maître Mô. Titolo originale Le fil, perché la verità è appesa un filo…






































