Vermiglio
di Maura Delpero
con Tommaso Ragno, Giuseppe De Domenico, Roberta Rovelli, Martina Scrinzi, Orietta Notari
Vermiglio è un paese del Trentino in cui approdano due soldati scappati dalla Germania nel ’44. Uno è di Vermiglio e rischiava di non farcela, l’altro è siciliano e l’ha portato praticamente a spalla. Il siciliano viene adottato e nascosto dai parenti del soldato salvato. Non tutti sono d’accordo, in fondo sarebbero disertori. Ma la guerra resta fuori. Lo sguardo della regista ci introduce nella famiglia del maestro della piccola comunità: poveri, rigorosi, la moglie sempre incinta e una nidiata di ragazzini e di ragazze: la maggiore attira l’attenzione del soldato siciliano che manda bigliettini d’amore disegnati perché è “analfabeto”. “Si dice analfabeta” corregge la più brava a scuola. “No, analfabeto perché è maschio” corregge la meno brava. Sono già tracciati i destini: la brava continuerà negli studi, la meno brava, divorata da rimorsi religiosi, si prepara a un destino da suora e serva. La più grande resta incinta e si sposa. Ma l’attende una sorpresa non facile a intuirsi. Il film è da vedere per la grazia secca con cui pennella i panorami, i caratteri, il dialetto, le tenerezze, le paure, i fantasmi e pure per l’ottima musica. Delpero è al suo secondo lungometraggio ma ha una carriera ventennale di attenzione documentaria alle etnie, al territorio, alla scuola.
Gran premio della Giuria a Venezia







































