Il tempo che ci vuole

Una figlia regista racconta il padre regista

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 Il tempo che ci vuole
di Francesca Comencini
con Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo, Luca Donini

Vite di due registi italiani (Comencini padre e figlia), appena passato a Venezia 81 fuori Concorso. Un film in due parti. Nella prima viene raccontata l’infanzia della regista Francesca, figlia di Luigi Comencini, alle prese con una figura di padre amoroso, giusto, severo e quasi onnipotente: l’imprinting, che al momento non è percepito, è sul set del famoso Pinocchio televisivo. Un set caotico e in sé fiabesco, più fiabesco della fiaba che raccontava. La figura di Comencini padre è quella di un regista etico, ideale e, pensi, idealizzato. La seconda parte è direttamente autobiografica: Francesca Comencini racconta se stessa  negli anni di piombo in Italia, il rigetto dell’autorità identificata nella figura paterna, la droga e di nuovo il padre che emerge critico, duro, salvifico: padre  e terapeuta che  sostiene la figlia nella fatica delle crisi di astinenza. In una nuova vita a Parigi.  Forse già un padre malato eppure paziente. Per uscire dalla crisi ci vuole il tempo che ci vuole. Strada facendo il film fa sparire le differenze tra realtà e narrazione e si prende il tempo che ci vuole anche lui. Per imparare, per guarire, per amare. Ci vuole coraggio a dirselo. Nella parte della figlia Francesca Maggiore Vergano, in quella del padre Fabrizio Gifuni. Bravi.

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