Vengono dalla Toscana e dalla Sicilia i musicisti che vi presentiamo qui. Si tratta di due quintetti dalla composizione di poco dissimile, ma dalla centratura espressiva consolidata e puntigliosa. I loro album ci permettono di continuare la nostra campagna di sostegno al jazz italiano, che non ha nulla da invidiare a nessun altro al mondo.

Daniele Vettori 4th feat. Max Ionata
Sincerely Mine (Dodicilune/IRD)
Voto: 7/8
«Dopo aver inciso molti album, anche di generi diversi», scrive Daniele Vettori nelle note di copertina, spiegando il titolo del suo ultimo cd Sincerely Mine, «sono giunto alla personale conclusione che le migliori composizioni siano quelle scritte con totale sincerità verso sé stessi e tese alla ricerca della propria personalità artistica; libere da stilemi legati ai generi e prive di aspettative inerenti qualsiasi forma di tecnicismo.»
Nessun dubbio che il chitarrista toscano, che ricordiamo collaboratore dei Dirotta su Cuba, di Francesco Guasti e dei The Cover, abbia messo in pratica il suo pensiero in questo secondo lavoro (dopo Daniele Vettori and the Brilliant Corners del 2017) da leader. Un jazz moderno ed elegante, che scivola come rugiada mattutina su petali colorati, intreccia spunti ritmici lievi a linee melodiche che hanno la serenità del vento di primavera, si distende con il contenuto sussurro di un percorso che non punta mai a complicare il suo semplice quanto emozionale scorrere.
Le prime cinque composizioni sono firmate dal leader, la sesta dal contrabbassista Guido Zorn e l’ultima è una cover dell’evergreen Celeste, proposto dall’americano Ralph Towner – un riferimento immediato per Vettori, così come il norvegese Terje Rypdal – nell’album “classico” del 1979 Old Friends, New Friends. Determinanti per la riuscita di Sincerely Mine, il sassofono aereo e illuminante di Max Ionata, da tempo affermato esponente della scena romana, e il pianoforte spumeggiante e birichino di Leonardo Volo, musicista fiorentino da tenere d’occhio, oltre alla solida e zigzagante batteria di Francesco Cherubini, a lungo accompagnatore dei Dirotta su Cuba.

Emanuele Primavera
Around The Fiery Future (Jam/UnJam)
Voto: 8
Terzo album da leader del batterista siciliano, che vanta collaborazioni con personaggi di caratura – da Steve Grossman a Joe Lovano, da David Kikoski a Fabrizio Bosso – ma soprattutto una scrittura jazzistica elaborata e personale. Al suo fianco ancora i quattro che avevano offerto bella mostra di sé nel precedente Above The Below, ovvero Alessandro Presti alla tromba, Nicola Caminiti al sax alto, Alessandro Lanzoni a piano e Fender elettrico e Carmelo Venuto al contrabbasso.
Le otto nuove composizioni di Emanuele Primavera sono state, come sua prassi correttissima, rodate dal vivo e risolte in ogni loro angolo evolutivo. Sanno prendere il jazz moderno e farne una fonte di comunicazione sul presente che ci circonda (cui dà conto anche il testo narrato dalla moglie Giuliana di Bella in Brucia (Interlude), sviluppano un lirismo “collettivo” cui partecipa tutto il quintetto, sempre senza dilungarsi in assolo logorroici, e che possiede una visuale dal taglio orchestrale e sono liberi dalle scorie di pedisseque attenzioni a modelli anche prestigiosi (ricordiamo che il nostro nel 2006 con il Know Quartet aveva dedicato il cd Know Monk al pianista di Rocky Mount).
Brani tutti intrisi di un senso del vuoto e della visione interiore, non di rado quasi contemplativi nella loro poetica esistenziale, in cui la positività del pensiero sviluppa immagini e “canti” avvolgenti, quasi cullanti, eppure sempre fonte di stimolo e pieni di angoli non allineati. Un jazz attualissimo, che quasi esplode nello sviluppo lavico in crescendo della magnifica conclusione di Warming Warning.







































