La musica raccontata attraverso le parole di chi quella musica l’ha vissuta, creata, fatta e trasformata nel corso di una lunga serie di dischi e tantissimi concerti.

Sly Stone è un potentissimo autore di una miscela di soul, funk e rock con tanti dischi che non esitiamo a definire “seminali” proprio perché come semi si sono mossi e hanno dato vita altra musica.
La sua iconica esibizione a Woodstock ha portato Sly alla popolarità, raccontata con tutte le sfumature del caso in questo memoir scritto con Ben Greenman in collaborazione con Arlene Hirschkowitz.
Il testo è ottimamente portato in Italia grazie a Jimenez editore e tradotto benissimo, evitando le trappole del caso che così spesso si riscontrano nella pubblicistica italiana.
Texano di nascita ma californiano di adozione Sly si racconta non rinunciano ai suoi giochi linguistici e aprendo la sua narrazione a una serie di influenze musicali che l’hanno nutrito.
Ne esce un ritratto che non fa sconti, dove l’ego del musicista appare ingigantirsi e deformarsi a seconda delle fasi della carriera.
Non mancano episodi brutali o tristi come l’idea della fedeltà matrimoniale solo per le sue partner, lui sembra, in quanto artista, godere della extraterritorialita’.
L’artista è davvero poliedrico, capace di intuire i progressi anche tecnologici, che porteranno alla musica del 2024 che per alcuni generi diverrà autonomia totale sulle tecniche di registrazione.
Per i colleghi bassisti, sicuramente leggerete tanto relativo al grande Larry Graham, colui che proprio col pezzo che da il titolo al disco Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin) ha portato lo stile slap al grande pubblico.
P.s. ricordate che si tratta anche dello zio di Drake, per i boomer!
Va sottolineato come la sua capacità di vedere avanti sia stata profetica.
Per quel che riguarda l’uomo, non siamo noi a dover giudicare.
Bellissima testimonianza, che mi sento di consigliarvi caldamente.




































