Club Tenco. Un ricordo di Amilcare. E qualche considerazione…

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Club Tenco
@Renzo Chiesa

Io sono molto legato al Club Tenco. Gli devo tanto. Quando ero un ragazzino, agli albori della mia carriera giornalistica, uno di quelli che più mi ha aiutato è stato il grande Amilcare Rambaldi, che mi ha sempre accolto a braccia aperte, regalandomi l’opportunità di fare bellissime interviste, che poi pubblicavo su Ciao 2001 o su qualche quotidiano ligure con cui collaboravo.

Professionalmente, ho la stessa età del Tenco: il mio primo articolo lo pubblicai nel 1974, all’età di 19 anni, e la prima edizione della Rassegna della Canzone d’Autore si svolse lo stesso anno. Rambaldi aveva già 63 anni, ma come spirito e gusti era il più giovane di tutti. Voleva che sul palco salissero quelli che a suo avviso erano i migliori, o comunque i più promettenti.

I tre giorni del Tenco per tutti quelli che lo frequentavano erano assolutamente mitici. Più la notte del giorno, per la verità. All’infermeria o nel corso delle strepitose cene che andavano avanti fino all’alba nascevano amicizie, molte delle quali durano ancora, si scoprivano nuovi talenti, qualcuno organizzava convegni sempre molto partecipati.

Alla prima edizione in realtà non partecipai, ma dalla seconda in poi non ne ho persa una per oltre un quarto di secolo, fino ai primi anni 2000. Da allora in avanti ci sono andato molto saltuariamente.

Anche perché dopo la morte dell’Amilcare (4 novembre 1995) qualcosa è cambiato. Non subito, per diversi anni gli “eredi” sono riusciti a mantenere vivo lo spirito del Tenco. Poi però sono iniziate le diatribe. Qualcuno ha pensato di abbandonare. Chi è rimasto si è ritrovato a fare i conti con problemi economici sempre più pressanti (ora non c’era più il mitico Rambaldi, che a fine rassegna firmava un assegno per ripianare il disavanzo).

Come se non bastasse, a un certo punto la canzone d’autore ha iniziato a prendere altre strade, e non sempre chi aveva preso in mano l’organizzazione della Rassegna se ne è reso conto. Oppure lo ha capito, ma si è rifiutato di adeguarsi.

A complicare la situazione ci si è messa pure una giuria, che sì, è composta da oltre 300 persone, ma che in gran parte più che cercare di capire il presente, continua a restare ancorata a un passato che ci ha regalato cose meravigliose, ma che (purtroppo) è scollatissimo dai gusti delle nuove generazioni (per non generare equivoci, meglio specificare che la giuria assegna le Targhe, mentre i Premi sono decisi a insindacabile giudizio dai componenti del comitato esecutivo).

Voglio fare qualche esempio. Per me è inconcepibile che un Marco Mengoni non solo non abbia mai vinto una Targa o un Premio, ma non sia mai stato invitato alla Rassegna. Eppure lui Tenco lo ha omaggiato a più riprese, e lo ha fatto bene: nel 2013 nella serata dei duetti del Festivalone cantò Ciao amore ciao e dedicò la vittoria proprio a Luigi; e l’anno dopo tornò al Festival per rendere omaggio all’immortale Luigi Tenco.

Così come sono stati snobbati Ermal Meta (che pure nel 2017 era entrato nella cinquina con la canzone Vietato morire e l’anno dopo con l’album Non abbiamo armi), il suo “socio” Fabrizio Moro, Omar Pedrini, Colapesce (Dimartino invece è stato invitato nel 2012), Il Cile, Leo Gassmann e Giulio Casale, che Tenco nei suoi spettacoli lo ha proposto molte volte, direi con gran classe.

C’è poi un capitolo molto ampio da dedicare ai protagonisti della nuova canzone d’autore, che certo spesso usa un linguaggio molto lontano da quella classica, ma non per questo è giusto snobbare. I primi nomi che mi vengono in mente sono Ariete, Gazzelle, Calcutta (quest’anno nella cinquina dei migliori album con Relax), Galeffi (già ospite dello Sziget Festival, uno dei più prestigiosi festival europei), Coez, Joan Thiele, Ghemon (invitato all’ultima edizione del festival L’Isola in Collina, che si svolge a Ricaldone, dove Tenco è seppellito e c’è un museo a lui dedicato), Mobrici (per anni frontman dei Canova) e Venerus (intensa la sua versione di Vedrai vedrai proposta a Propaganda, inoltre all’ultimo Sanremo era a fianco di Loredana Bertè nella serata dei duetti, dove ha suonato la chitarra in Ragazzo mio).

Poi ci sono nomi meno noti, che però hanno già pubblicato album molto interessanti, tanto da essersi guadagnati un posto nella cinquina degli esordienti: Emma Nolde nel 2021, Marta Del Grandi nel 2024, Agnese Valle (quest’anno in due diverse cinquine: per il singolo La fioraia e per l’album I miei uomini, contenente anche una cover di Ragazzo mio). Ma i nomi da tenere d’occhio sono parecchi, per esempio Santoianni (recente vincitore del Premio Bindi e del Premio De André) e quella pazza scatenata di Roberta Giallo.

Infine potremmo aprire il capitolo rap/trap. Lo so che molti amanti della canzone d’autore impallidiscono soltanto a sentire queste due paroline. Eppure io un Lazza, un Salmo e finanche un Kid Jugi me li giocherei (magari soltanto per “vedere di nascosto l’effetto che fa”, come cantava Jannacci). Probabilmente alcuni senatori obietterebbero che non sono da Club Tenco. Forse hanno ragione loro. Io stesso non li amo particolarmente. Però sono convinto che dalle contaminazioni a volte nascono cose interessanti. E soprattutto che il modo migliore per continuare a non avere un rapporto con le nuove generazioni è ripetere a loop che “la musica oggi è soltanto m…”.

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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