Iddu. L’ultimo padrino
di Antonio Piazza, Fabio Grassadonia
con Toni Servillo, Elio Germano, Daniela Marra, Barbora Bobulova, Giuseppe Tantillo
La realtà è un punto di partenza ma non è detto che sia quello d’arrivo. O come dicono Piazza e Grassadonia, non una destinazione. Questo potrebbe spiegare come i due registi stanno cambiando il genere “film di mafia”: in Salvo una cieca tornava a vedere, in Sicilian Ghost Story per amore di un ragazzino rapito si scendeva nel mondo dei morti. Iddu presenta l’infanzia dura del figlio di un capo che impara a uccidere: cresciuto (Germano) diventa un capo e vive da “sorcio”, latita nascosto in un’ambulanza o in uno sgabuzzino, comunica coi pizzini, si chiama Matteo (potrebbe essere Messina Denaro, ma non è detto…), legge l’Ecclesiaste e parla come un cardinale. Si mette in contatto con lui Catello Palumbo (Servillo) ex politico democristiano già colluso con la mafia, per rimettersi in pista. Anche lui utilizza una lingua di rispetto e metafore ampollose. Ma è usato dai Servizi dei Carabinieri per aprire un sentiero nella giungla dei silenzi e delle reticenze. Iddu è un grottesco metaforico, più vicino a Todo Modo, ma con meno filosofia, che a Il giorno della civetta, ma con meno azione: là il capitano dei carabinieri provava a nascondere con la mano la Sicilia sulla carta geografica, qua il capo mafioso passa ore su un puzzle della Sicilia a cui manca un pezzo. E poi la domanda: i Servizi Segreti lavorano per abbattere l’antistato della Mafia o per gestirlo, domarlo, usarlo, infiltrarlo, anche rinforzarlo per tenerlo in vita e mantenere in precario equilibrio il Sistema?





































