Tra gli ospiti Frida, Vlasta e Gabriel, grandi icone latinoamericane
Ad aprire la XXXIX edizione, il 13 ottobre alle ore 20.00, nell’Aula Magna del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste un frammento prezioso del documentario Vlasta. Apuntes para un documental di Candela Vey, che rende omaggio a Vlasta Lah, la prima donna regista del cinema argentino. Nata a Pola, cresciuta a Trieste e formatasi a Roma, Vlasta è poi emigrata in Argentina, diventando protagonista della nascita del cinema di quel Paese. Questa è l’anticipazione di un documentario in lavorazione, che il Festival, impegnato a stabilire ponti tra Europa e America Latina, tra Trieste e i suoi emigrati, vuole regalare al pubblico al Cinema-Teatro Miela. Tra gli eventi speciali si vedrà ORG, il film del regista argentino Fernando Birri, prodotto da Terence Hill, che è anche protagonista, ispirato al racconto Le teste scambiate di Thomas Mann. La pellicola narra con linguaggio spezzettato un triangolo amoroso, con i protagonisti nudi dall’inizio alla fine; dieci anni di montaggio e poi la decisione di Hill di bloccare la distribuzione del film dopo la prima alla 36° Mostra di Venezia, nel 1979. Segue La independencia inconclusa di Luis Vera, una coproduzione di Cile, Messico, Ecuador, Cuba, Venezuela e Paraguay, che indaga su quanto i cambiamenti sociali ed economici promessi dalle rivoluzioni latinoamericane; il brasiliano Uma gôndola para Nova Veneza di Joana Nin, un documentario che, attraverso una gondola, sottolinea ancora una volta i legami tra l’Italia e i figli dei suoi emigrati. Ancora dal Brasile arriva Nise – O coração da loucura di Roberto Berliner, presentato per la prima volta in Italia, protagonista Glória Pires, che fu regina molto amata delle telenovelas brasiliane anche in Italia (Dancin’ Days, Fiore selvaggio, Agua Viva, Vite rubate): uscita dal carcere, Nise torna a lavorare in un ospedale psichiatrico di Rio de Janeiro e continua a rifiutarsi di applicare elettroshock e lobotomia, iniziando “una rivoluzione piena d’amore, ispirazione, arte e follia”. Altro importante appuntamento del Festival è il Premio Allende, che riconosce l’impegno nel riscattare la memoria e la storia dei popoli latinoamericani da parte di artisti, diplomatici, giornalisti, ricercatori. Quest’anno è stato assegnato al regista greco-francese Costa-Gavras, che lo ritirerà nel corso della Cerimonia di premiazione sabato 19 ottobre. Nato in Grecia, ma residente da decenni in Francia, è uno dei più importanti cineasti internazionali del cinema di denuncia sociale e politica. Nel suo lungo curriculum ci sono soprattutto due film legati all’America Latina. Ne L’amerikano (1973), vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, il regista denuncia le ingerenze degli Stati Uniti nella politica sudamericana, in particolare nell’Uruguay. Missing – Scomparso (1982) narra la disperata ricerca del giornalista statunitense Charles Horman, desaparecido durante il golpe di Augusto Pinochet. Il film ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes e il Premio al Miglior Protagonista Maschile (Jack Lemmon), oltre all’Oscar per la Miglior sceneggiatura non originale. La pellicola sarà proiettata venerdì 18 ottobre alle ore 16 nell’Aula Magna del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste prima della Lectio Magistralis di Costa-Gavras. Tra le novità dell’edizione 2024, Il mondo di Frida, un focus su Frida Kahlo, che, nel settantesimo anniversario della sua scomparsa avvenuta il 13 luglio 1954, presenta cinque film. Personaggi, atmosfere, speranze e inquietudini del Messico rivoluzionario in cui la pittrice si mosse, con uno spazio speciale per suo marito, Diego Rivera. Un altro anniversario è dedicato ai 70 anni dalla nascita di Luca Prodan, l’italiano che cambiò il rock argentino: in Contemporanea Fuori Concorso verrà presentato il documentario Fuck you! El último show di José Luis García, incentrato sui preparativi per l’ultimo concerto di Sumo, una delle storiche band del rock argentino. L’altro film Fuori Concorso è Mother, Country (El País de mi madre) di Pablo Navarrete, il racconto intimo e familiare del regista sul ritorno dei suoi genitori nel Cile, 50 anni dopo il colpo di Stato di Pinochet. Nel Concorso Ufficiale sono presenti 12 opere provenienti dalle più importanti cinematografie latinoamericane, Argentina, Brasile, Messico, e da quelle più piccole, che si stanno consolidando sulla scena internazionale, come quella peruviana. Dal Paese andino arrivano tre film: La herencia de Flora, ultimo lavoro di uno dei suoi registi più prestigiosi, Augusto Tamayo, ritratto di Flora Tristán, scrittrice e attivista franco-peruviana; il documentario El huaro di Patricia Wiesse Risso, dedicato alla comunità awajún e alla vita delle sue donne, spesso vittime di violenza machista; la coproduzione con la Colombia La piel más temida di Joel Calero che narra il ritorno a casa di Alejandra, alla ricerca di se stessa e della propria identità. Sono argentini La herida di Diego Gottheil, che ricorda un amore mai dimenticato nella Buenos Aires degli anni 80; Hija di Martín Desalvo, la dura vita della giovanissima Juana e la sua ricerca della verità sulla morte della madre; Adulto di Mariano González, dedicato a un adolescente, Antonio, che deve fare i conti con la sparizione di suo padre Raúl, dopo un incidente. Il ricco programma propone ancora la coproduzione cileno-argentina Caminemos Valentina di Alberto Lecchi; l’argentino-uruguayano Milonga di Laura González che narra la rinascita di Rosa attraverso la passione per il tango e un nuovo uomo, dopo il dolore della vedovanza. Messicani sono invece Lumbrensueño di José Pablo Escamilla, un altro ritratto di adolescente in cerca di riscatto e nuova vita; Devotion di Jonatan Guzmán Reynoso, che segue un imprenditore messicano alla riscoperta della fede, attraverso un pellegrinaggio, e il brasiliano O vazio de domingo à tarde di Gustavo Galvão. Le 15 opere presentate in Contemporanea Concorso testimoniano i mille colori del subcontinente. Gli argentini Hombre muerto di Osvaldo Laport e Mi padre y yo di Pablo Torre Nilsson, omaggio da parte del figlio al regista Leopoldo Torre Nilsson, nel centenario della sua nascita; Yo filmé a Osvaldo Bayer di Fabio Zurita che sintetizza 30 anni di riprese intorno allo scrittore e giornalista argentino e agli incontri della sua vita, da Eduardo Galeano a Hebe de Bonafini. Ma ci sono anche ritratti di giovanissimi che si affacciano alla vita nei più diversi contesti: l’uruguayano El nadador di Gabriela Guillermo che segue un nuotatore diventato scrittore e narratore dei suoi primi amori; il messicano Armas blancas di Mariana Musalem, storia di Valeria, che ha 10 anni e si avvicina all’amicizia, all’amore e all’età adulta; l’argentino El sueño de Emma, storia dell’adolescente Emma, che vive con suo padre e che scopre come realizzare i propri sogni implichi un nuovo rapporto con il genitore; il venezuelano/peruviano Mi tía Gilma di Alexandra Henao, protagonista a Caracas in un contesto di violenza, nel quale vive la 13enne Isabel vittima degli abusi del compagno Rafael. E la violenza, soprattutto contro le donne è uno dei temi ricorrenti della sezione Contemporanea (l’argentino-messicano Hijas del maíz di Alfonso Gastiaburo, il messicano Caníbal: indignación total di Grau Serra). Infine il messicano Los hijos de la costa di Bruno Bancalari porta nella cultura popolare degli stati messicani sulla Costa Chica (Guerrero, Oaxaca, Messico) alla scoperta dei ritmi afromessicani e dei popoli che li esprimono, mentre l’argentino San Pugliese ricostruisce l’eredità di musica e valori lasciata da Osvaldo Pugliese, uno dei grandi maestri del tango.







































