Continua a riscuotere grande successo il progetto Diego Basso plays Queen con ospite speciale Stef Burns, che pochi giorni fa è passato dal Gran Teatro Geox di Padova, attirando oltre 1.600 spettatori.
Non si tratta di un semplice tributo, ma di un riarrangiamento completo in versione sinfonica dei brani più noti dei Queen, portato in scena dall’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana, diretta dal Maestro Diego Basso, dai vocalist e solisti di Art Voice Academy, Barbara Lorenzato, Sonia Fontana, Claudia Ferronato, Lorenzo Menegazzo, Matteo Simioni, Manolo Soldera, e la voce lirica del soprano Claudia Sasso, con la partecipazione di Stef Burns alla chitarra.
Il chitarrista americano da quasi 30 anni al fianco di Vasco Rossi, e che nel corso della sua carriera ha avuto modo di suonare con vere e proprie leggende del rock quali Alice Cooper, i Berlin, Michael Bolton, i Judas Priest e i Motorhead, è la ciliegina sulla torta di uno show che rilegge la musica dei Queen in maniera decisamente innovativa.
In occasione del concerto di Padova abbiamo incontrato sia il Maestro Diego Basso che Stef Burns per farci raccontare questa esperienza. Eccovi le interviste.
L’intervista al Maestro Diego Basso
L’anno scorso ero stato all’anteprima assoluta di questo progetto a Treviso, che ora è diventato un tour di grande successo…
Quest’anno abbiamo pensato di portarlo in giro per l’Italia ed abbiamo fatto una produzione diversa. C’è un lavoro completamente nuovo sulle luci, ci sono tre duetti con la soprano per riprendere anche il legame con la lirica che aveva Freddie, e tutta una serie di aggiustamenti che si fanno man mano quando inizi a portare uno spettacolo in giro per l’Italia.
Inoltre la grande novità di questo tour è l’ouverture iniziale: proprio pensando all’opera, a Freddie che andava a vederla e a quello che ha fatto con Monserrat Caballé ho scritto questo ouverture. In questi otto minuti enuncio i temi principali che andremo a fare dopo con tutta l’orchestra ritmica sinfonica, ma senza coro e senza voce.
Oltre ai grandi successi dei Queen ci sono anche dei brani particolari, come Barcelona, e arrangiamenti nuovi.
Oltre a Barcelona facciamo altri due pezzi di Montserrat Caballé insieme a Freddie Mercury e sono The Golden Boy e How Can I Go On.
Sono dei pezzi magnifici, ad esempio The Golden Boy sembra non finisca mai, perchè ha tre finali all’interno del pezzo: la gente parte con l’applauso pensando sia finita, ma la canzone ricomincia con un momento di sinfonica pura, che sfocia in una corale e poi nel gospel. Un’idea pazza. Sembra la fine, e dal pubblico arriva un altro applauso, ma riparte ancora, stavolta con il tema iniziale. Davvero una canzone incredibile, e mi piace molto andare alla ricerca di queste cose meno conosciute dal pubblico per inserirle nello spettacolo.
Ad esempio nello storico concerto di Wembley dell’86 Freddie e Brian May fanno Love of My Life voce e chitarra, mentre io l’ho riarrangiata con archi, voce e piano. È stato proprio Brian a spingermi a fare questa cosa, dicendomi che per lui la chitarra è l’estensione degli archi, che è quello che emerge spesso da alcuni loro brani.
Quello di Stef Burns non è solo un featuring di prestigio, ma una partecipazione costante in tutte le date.
Stef ci dà la possibilità di godere del suo suono e del modo di suonare che ha, veramente unico, così come è unico quello di Brian May. Non è solamente un chitarrista che fa tutte le note in maniera corretta, ma cerca anche un suo modo di interpretare la musica dei Queen.
Inoltre Stef ha voluto con forza questo omaggio a Freddie, nato da un’idea che avevamo avuto in un altro concerto che abbiamo fatto insieme. Mi ha detto: “voglio fare un pezzo strumentale, tu mi fai l’orchestrazione sinfonica e io faccio la linea melodica con la chitarra”.
Abbiamo avuto quest’idea su Over the Rainbow e quindi l’abbiamo messa in scaletta, quindi il suo apporto allo spettacolo è attivo anche a livello compositivo, non solo come esecutore.
Come sono andati gli spettacoli finora?
Oltre alle recensioni positive della critica che ha capito che non è una cover band ma una rilettura in chiave rock sinfonica, la cosa che ci sta sorprendendo di più è la reazione del pubblico. Ieri a Bologna 700 persone hanno iniziare a battere le mani e urlare dal primo pezzo, e all’ultimo erano tutti in piedi sulle sedie. La cosa bella era vedere non solo ragazzi ma anche persone adulte esaltarsi in questo modo.
Secondo me vedere questa reazione è un grande successo. I prezzi non sono bassi, però l’importanza del progetto lo giustifica: 41 musicisti professionisti che eseguono tutto dal vivo senza nessun tipo di sequenza, i tecnici che lavorano per ore per far arrivare allo spettatore il miglior audio possibile, ed uno show visivo di grande effetto.
Un tuo collega ha scritto che solo un pazzo come Diego Basso poteva fare Bohemian Rhapsody completamente dal vivo, dato che per la sua complessità non la facevano nemmeno i Queen.
Io credo che la gente percepisca tutto questo: le difficoltà, il sudore, l’adrenalina che ci scorre nelle vene e arriva fino a loro.
Non ci aspettavamo una reazione del genere, per essere il primo tour ufficiale di questo progetto, e ne siamo veramente grati ed orgogliosi.
La locandina dello spettacolo (che potete vedere in fondo all’articolo) è stata disegnata dal re delle illustrazioni, Renato Casaro.
Esatto, quella è un’altra novità bellissima. Siamo amici, sono andato da lui e gli ho detto “tu sei la persona che ha portato la gente al cinema negli anni ’70, quando non c’erano i cellulari. Devi portare la gente a vedere i Queen”.
Mi ha presentato tre idee, ma questa era quella che convinceva di entrambi, ed è un’opera d’arte magnifica. Gli ho visto fare le correzioni dei miei capelli uno ad uno: ad 89 anni a disegnare i fili dei capelli, una cosa incredibile. Mi ha detto “a 75 anni avevo un po’ di tremore, adesso è tutto perfetto”.
L’intervista a Stef Burns
Com’è nata questa collaborazione con il Maestro Basso e la scelta di suonare i brani dei Queen?
La prima volta che ho conosciuto il Maestro è stata per un evento dove c’erano diversi artisti, come Tony Hadley, Saturnino ed altri, ed abbiamo fatto un repertorio vario. Successivamente ho registrato con lui in studio per un tenore di nome Luca Minelli, e da lì abbiamo continuato la nostra collaborazione, che poi ha portato a questo spettacolo.
Devo dire che questo è davvero il miglior spettacolo sui Queen che abbia mai sentito in vita mia, con l’orchestra, la band, i coristi. È davvero spettacolare e sono molto onorato di far parte di questo progetto.
Cosa ti piace e cosa magari hai preso nello stile di Brian May?
Ci sono degli assoli che vanno fatti per forza in quel modo, che siano i Queen, Vasco, Alice Cooper o tutte le altre band con cui ho suonato. Con altri assoli invece puoi essere più libero.
Poi ci sarà sempre quello che ti dice “ma perchè fai lo stesso solo?” oppure “perchè non hai fatto lo stesso solo?”.
E allora che cosa bisogna fare? Brian è così unico come suono e tocco, quindi cerco di fare un po’ dei suoi soli, che sono fondamentali perché sono parte della musica, ma cerco anche di prendere qualcosa e portarlo nel mio stile.
Parlando proprio del tuo stile, sono un paio di anni che durante il tuor di Vasco fai Echo Lake. Come è nata questa cosa? Per caso è anche un omaggio allo stile di Jeff Beck?
Nei tour di Vasco c’è sempre stato un interludio: nel 1995 a Rock sotto l’assedio abbiamo fatto War di Bruce Springsteen, l’anno dopo Massimo ha cantato Under My Thumb nella versione dei Social Distortion e io Holidays in The Sun dei Sex Pistols.
Dal tour successivo abbiamo deciso di fare brani strumentali, ma spero non fosse perchè abbiamo fatto cagare a cantare (ride, ndr).
Ogni anno di solito scriviamo qualcosa io e Alberto Rocchetti, e da un po’ di tempo avevo questa idea di inserire anche Echo Lake. È una canzone che ho scritto sul pianoforte negli anni ’80. Ricordo che ho iniziato a scriverla durante le prove in tour con Sheila E.: eravamo a San Francisco, c’era un piano nella hall ed ho iniziato a suonarlo. Poi non ho trovato le parole, quindi è rimasto un brano strumentale.
Non so a cosa stavo pensando di preciso, ma ci sono altre mie canzoni che sono più un omaggio diretto a Jeff Beck, come Burns’ Blues, ispirato a Brush With The Blues, tratto dall’album Who Else!.
Arriverà un altro progetto solista a breve?
Sì, stiamo scrivendo delle canzoni per il secondo disco di Heroes and Monsters, con Todd Kearns e Will Hunt. Inolstre sto scrivendo un singolo anche per la mia band, la Stef Burns League. Sarò pronto entro dicembre, quando faremo il nostro tour in Italia.
Le prossime date del tour Diego Basso plays Queen con Stef Burns
18 ottobre 2024 – San Marino, Teatro Nuovo
19 ottobre 2024 – Brescia, Gran Teatro Clerici
25 ottobre 2024 – Trento, Auditorium Santa Chiara
30 ottobre 2024 – Roma, Auditorium Conciliazione
5 novembre 2024 – Torino, Teatro Alfieri
I biglietti sono disponibili su Ticketone.
La scaletta del concerto Diego Basso plays Queen con Stef Burns a Padova l’11 ottobre 2024
1. Ouverture
2. Somebody to Love
3. Radio Ga Ga
4. Hammer to Fall
5. Crazy Little Thing Called Love
6. No-one But You
7. How Can I Go On (cover Freddie Mercury & Montserrat Caballè)
8. Love of My Life
9. We Will Rock You
10. Seven Seas of Rhye
11. I Want to Break Free
12. Over the Rainbow (cover Judy Garland)
13. These Are the Days of Our Lives
14. The Golden Boy (cover Freddie Mercury & Montserrat Caballè)
15. The Miracle
16. A Kind of Magic
17. We Are the Champions
18. Who Wants to Live Forever
19. I Want it All
20. The Show Must Go On
21. Barcelona (cover Freddie Mercury & Montserrat Caballè)
22. Bohemian Rhapsody
23. Don’t Stop Me Now
24. Hammer to Fall
25. We Are the Champions
26. Radio Ga Ga
27. Don’t Stop Me Now





































