Sabato 28 giugno 2025 lo Stadio San Siro di Milano si trasformerà nella più grande dance floor italiana con “San Siro Dance”, powered by RTL 102.5, un evento che si preannuncia imperdibile e che vedrà Gabry Ponte protagonista assoluto.
Per la prima volta, la Scala del calcio vibrerà sulle note di uno dei deejay e producer italiani più acclamati a livello globale, regalando un’esperienza indimenticabile ai suoi fan per un evento unico nel suo genere.
Gabry Ponte è pronto a dare il via all’estate con un’esplosione di energia e ritmo, portando sul palco di San Siro tutte le sue hit che hanno segnato la storia della musica dance. Una serata unica, dove musica, emozioni e ricordi si fonderanno per far ballare Milano tutta la notte.
L’evento sarà una grande festa all’insegna del divertimento, in cui verranno celebrati quei successi che hanno fatto scatenare intere generazioni.
Ospite di “W l’Italia” su RTL 102.5, insieme ad Angelo Baiguini e Ambra, Gabry Ponte ha presentato l’evento in esclusiva in diretta: «Sarà un grande evento di musica dance come mai visto prima in Italia. Sono davvero felice ed emozionato di annunciare il mio primo concerto allo Stadio San Siro di Milano. L’idea è nata dal tour dell’anno scorso nei palazzetti, dove abbiamo registrato il tutto esaurito ovunque, con un’atmosfera di festa incredibile. Una grande famiglia che ballava, cresciuta insieme e unita ancora oggi. È stato in quel momento che ho capito che dovevamo andare oltre e creare qualcosa di ancora più grande».
Biglietti
I biglietti dell’evento saranno disponibili secondo le seguenti modalità:
Pre-sale fanclub: dalle 11 di domani, venerdì 18 ottobre
Pre-sale My Live Nation: dalle 11 di lunedì 21 ottobre
General sale: dalle 11 di martedì 22 ottobre
Gabry Ponte racconta l’evento
Questa mattina Gabry Ponte ha incontrato la stampa e ha raccontato com’è nato il progetto e qual è il suo stato d’animo in vista di questo importante appuntamento. Ecco le sue parole.
L’organizzazione
I deejay storicamente li si vede dentro un club, e quindi pensare adesso di fare un evento allo Stadio di San Siro è una cosa pazzesca. Siamo tutti molto gasati e non vediamo l’ora!
In realtà, non ho ancora iniziato a pensare a cosa sarà dal punto di vista dello show, inizierò nelle prossime settimane a ragionarci. Probabilmente inviterò anche degli ospiti, non so ancora che tipo di palco avremo, e per ora ci stiamo concentrando sulla parte prettamente organizzativa perché appunto, essendo una cosa abbastanza inusuale per un deejay, è già tanto impegnativa di per sé. Da adesso in poi, arriva la parte divertente, che è quella attinente allo spettacolo.
L’ispirazione del “Tomorrowland”
Sono appena tornato dal “Tomorrowland” in Brasile, che è sempre un posto fantastico perché ti ispira un sacco di cose sia dal punto di vista della vibe, ma anche perché è davvero uno show. Loro sono stati i primi a fare delle cose così scenograficamente importanti e impattanti intorno alla musica dance. Faccio anche dei video che poi mando al mio team e quando dico “Potremmo fare una cosa del genere” mi becco anche dei vaffa perché sono cose molto belle da vedere ma molto difficili da realizzare. Però dai, ci lavoreremo. Già con lo show delle arene siamo riusciti ad alzare la barra rispetto a quello che è il livello degli spettacoli che ero abituato a fare in Italia.
La figura del deejay nel tempo
La figura del deejay è cambiata tantissimo, dagli anni ’90 quando ho iniziato, che era appena un gradino più avanti del juke-box. La differenza è che in quegli anni là il deejay era quello che mixava semplicemente i dischi e creava un’onda per far ballare la gente.
Però negli anni ’90 era proprio la prima generazione di deejay-produttori, che siamo noi, che hanno iniziato a fare la musica, a creare, a produrre la propria musica, e da noi è partita tutta una serie di deejay-produttori che hanno fatto nascere delle hit che hanno scalato le classifiche.
A un certo punto è nata così la necessità di rappresentarla, questa musica: mentre un cantante è abituato a salire sul palco e fare spettacolo, il deejay non aveva mai avuto questa urgenza. In quegli anni è nata perciò anche la figura del deejay-performer, che ovviamente è diversa da quella di un cantante perché è più statico, ma si circonda comunque di una scenografia, aggiunge visual, effetti speciali, laser, creando uno spettacolo vero e proprio.
Il rapporto con il pubblico
Sento che si è creato una fan base molto molto solida che è cresciuta tantissimo e continua a crescere ancora oggi, e questo mi riempie di orgoglio e di entusiasmo. Mentre questa musica, la musica dance ed elettronica, ha un ciclo di vita molto breve, quindi ha un ricambio continuo, in realtà ho visto che in questi anni i ragazzi che venivano a ballare quando ho iniziato e che avevano vent’anni all’epoca, adesso continuano a venire alle serate portando i figli. E questa cosa è fighissima. Con questo genere musicale non solo siamo cresciuti, ma continua a fare da trait d’union tra diverse generazioni.
Non nascondo che ho passato diverse notti insonni perché comunque è una responsabilità, una sfida: non so come andrà, non sono sicuro che riusciremo a riempire San Siro, ma sono sicuro che ci divertiremo e faremo una festa fighissima, e questo per me è sufficiente.







































