Megalopolis

Benvenuti nel sogno lungo quarant'anni di Coppola. O peggio per voi...

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Megalopolis
di Francis Ford Coppola
con Adam Driver, Giancarlo Esposito, Nathalie Emmanuel, Aubrey Plaza, Shia LaBeouf

Megalopolis è un sogno: rifare in un futuro prossimo New York, disastrata da una catastrofe, dalla corruzione e dalla povertà e rinominata New Rome, con il Megalon, materiale al di là del cemento e dell’acciaio, capace di fondersi con le cellule e con la vita. Una polis con il Megalon: Megalopolis. Che ha la stessa radice di megalomania. Una città a misura bio-filosofica d’uomo. Il sogno è di Cesar Catilina (Driver): architetto capace (davvero?) di fermare il tempo e fermarsi sul bordo di un grattacielo, premio Nobel, visionario, politico respinto, forse assassino, forse peggio, forse calunniato da un sindaco di nome Cicerone (Esposito) che sembra uscito da un film fumetto su Gotham City per predicare moderazione. Diciamolo: il film più discusso di  Coppola, è un sogno lungo 40 anni,  nel senso che Coppola ha sognato per 40 anni la libertà operativa senza freni. Ci ha messo di persona tutti i suoi soldi (120 milioni di dollari), tutta la sua capacità di dirigere, tutta la sua giovizza (a 85 anni maneggia l’elettronica come un nativo digitale) e tutta la sua voglia di andare controcorrente, al punto da riscrivere la storia romana che voleva Catilina al limite del colpo di stato e Cicerone difensore della repubblica. Alcuni storici dicono che non è andata così, che la storia è scritta dai vincitori, che Catilina era rivoluzionario e Cicerone conservatore. E comunque a Coppola il cesarismo piace sin dai tempi della sceneggiatura di Patton generale d’acciaio quando Milius lo definiva “il Mussolini della Bay Area”. Il vero problema del film è che tra il rivoluzionario e il conservatore Coppola non ha messo un frenatore: in ogni suo film c’era un eroe folle frenato dalla realtà (il bello della creatività sono gli ostacoli: un esempio per tutti il sogno della guerra di Kurtz in Apocalypse Now e il ruolo di Willard mandato da Cia e Pentagono a “terminarlo”). In Megalopolis no: New Rome ha tutte le corruzioni e gli intrighi della Roma di Catilina, ma qui nessuno frena Catilina e nessuno frena Coppola: citazioni da Shakespeare, Marco Aurelio, Metropolis, Hitchcock, Sallustio, Catullo, Chaplin e via così: una favola (parola di regista) che gira su se stessa per arrivare all’idea di bene e utopia che Coppola ha raccontato in tutte le interviste come destino dell’umanità. Non è detto che piaccia al pubblico e questo potrebbe decretare il disastro. Onore alla pervicacia del dittatore sognatore. E se il sogno del dittatore non coincidesse con quello dei popolo?

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