Emozioni. Ecco il cibo che nutre e soddisfa.
Emozioni pure.
Reazioni a fronte di domande secche e pesanti.
Di Che Cosa Hai Paura?
Pippo Delbono è un uomo di teatro che vive con pienezza l’arte, lo fa correndo rischi e rischiando. Lo fa cercando quel rapporto con la verità sulle assi dei palchi dei teatri di tutto il mondo ove le persone vengono a assistere a una magia che sanno essere costruita.
Certo, quando funziona lo capisci.

A partire da poesie e racconti originali, Pippo Delbono mette in scena un gesto di solitaria ribellione, mosso dalla volontà di continuare a vivere, allargando lo sguardo verso ciò che ci circonda, a costo di trovarsi di fronte a una realtà peggiore di quella da cui si era fuggiti. Attraverso il racconto salvifico delle proprie debolezze, paure e speranze, l’artista crea uno spettacolo che è un’invocazione alla rinascita e che, a partire da un’esperienza personale, sfocia nella rappresentazione universale di quel “sentimento di perdita” che riguarda tutti.
Il risveglio è un lavoro sulle cadute e i risvegli, dedicato a chi si è addormentato e poi risvegliato, e a chi ancora non lo ha fatto.
Attorno a Pippo Delbono, gli attori della Compagnia danzano sulle note struggenti che suonano lamenti di amore e tenerezza evocando un rito sacro, un funerale forse.
La voce, quella voce di Pippo Delbono che è uno strumento favolosamente musicale, con quella voce che modula, sussura, canta e incespica come col passo, Delbono racconta la sua verità che tocca la nostra.
Soprattutto il teatro di Delbono è musica, ascoltata vista e vissuta con l’afflato idealistico di quei tardi anni sessanta e tutti i settanta, quando il cambiamento che credevamo possibile sembrava lì lì per accadere.
I Jefferson Airplane con Volunteer, oppure The Who, raccontati in un episodio di vita di Delbono, fino a Lather con la voce di Grace Slick a creare un universo sonoro insieme a suoni che sembrano penetrare nel racconto insieme alle note serafiche del basso di Jack Casady e la chitarra di Jorma Kaukonen.
Musica, c’è da sempre tanta musica nel teatro di Delbono, da Frank Zappa a Ornella Vanoni, dalle musiche create da Giovanni Ricciardi.
Sono canti che vanno diretti al cuore. Ti fanno sentire in compagnia, non più solo, su questa terra, così come emozione pura è l’omaggio a Bobo’, attore centrale nell’opera di Delbono, del quale, con quella voce, Pippo evocherà perfettamente lo spirito saggio e elegante.

Non siamo in cerca di scene che strappino dei gridolini di stupore, non ce n’è bisogno, rimane lo spazio per quelle domande pesantissime e profonde.
Una riflessione che a tratti è troppo umana.
I passettini drammatici di Pippo, quel suo danzare da seduto con le mani e le braccia, una fisicità sempre più interiore e le paure di Pippo che diventano quelle di tutti.
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Farsi vedere emozionati spiace, è troppo auto-indulgente e aiuta il buio in sala per abbandonarsi a questo rito.

E’ un teatro di amore.
Amore per la vita e perdita dell’amore.
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E’ un teatro del quale c’è più che mai bisogno.
“Devi danzare, danzare nella tua guerra”
La sua compagnia entra e esce, su tutti un Pepe Robledo fedele compagno di avventure.
Dentro lo spettacolo ritroverete i vostri morti, i vostri dolori, le vostre paure, la vostra musica.
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Un teatro vitale, dove c’è vita, sudore, paura e coraggio.
Un teatro necessario.





































