L’intramontabile Montgomery Clift, il primo “ribelle” di Hollywood

Fino a Natale 2024 alla Cineteca Milano Arlecchino la rassegna dedicata ad uno dei più grandi attori del cinema americano

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Un posto al sole

In programma sei film tra i più importanti della sua carriera cinematografica

Nato il 17 ottobre 1920 a Omaha, Nebraska, Montgomery Clift esordisce a 14 anni in teatro a Saratoga e nel 1935 a New York, dimostrando già un talento fuori dal comune che lo rende molto popolare agli appassionati di teatro. Nel 1948 arriva ad Hollywood e grazie alla sua capacità di esprimersi davanti alla macchina da presa, diventa uno degli interpreti più amati degli anni Cinquanta e Sessanta. Insieme a Marlon Brando e James Dean, anche Clift adotta il metodo di recitazione dell’Actor’s Studio ed è considerato uno dei ribelli di una Hollywood fino a quel momento dominata dallo star system, cioè la manipolazione dell’attore e dell’attrice costretti alle regole del divismo: la vita privata dei divi è condizionata dalle campagne pubblicitarie che li costringono, per non deludere il loro pubblico, a comportarsi come i personaggi interpretati sul grande schermo. Però a differenza di Brando e di Dean, Montgomery non si mette in luce e non cerca mai la notorietà ma è egualmente protagonista di film straordinari quali Red river (1948); The search (1949); The heiress (1949); The big lift (1950); Un posto al sole (1951); Stazione Termini (1953); I confess (1953); Da qui all’eternità (1953); Improvvisamente, l’estate scorsa (1960); Gli spostati (1960); Vincitori e vinti (1961); The defector (1965). Nel 1956 subisce un grave incidente con la sua auto.  Ricoverato in ospedale, viene operato al volto che rimarrà sfigurato e che lo costringerà ad esprimersi davanti all’obiettivo della macchina da presa solamente con gli occhi, non potendo più contare sulla sua eccezionale mobilità delle linee del viso. “Nel 1957 quando venni scritturato per I giovani leoni, nessuno voleva dargli una parte, ma io insistei con i produttori perché scritturassero anche lui. Aveva avuto grosse difficoltà a lavorare dopo essere rimasto coinvolto in un terribile incidente automobilistico, avvenuto poco lontano da casa mia, che lo aveva lasciato con il labbro superiore paralizzato. Si era sottoposto a una chirurgia plastica, ma i dottori non erano riusciti a riparare completamente il danno. Poteva sorridere con gli occhi, ma il labbro superiore restava immobile, e questo gli conferiva un’espressione contorta e perplessa. Lui era sempre andato molto orgoglioso del suo aspetto fisico e si sentiva a disagio per via di quel labbro paralizzato”. (Marlon Brando- La mia vita, scritto con Robert Lindsay- Frassinelli editore). Tormentato e sofferente nell’anima, l’attore schiavo dell’alcool e dei psicofarmaci, muore d’infarto in solitudine nel suo appartamento di New York il 23 luglio 1966 a soli 45 anni. I film della rassegna, tutti in lingua originale con sottotitoli italiani, sono Da qui all’eternità di Fred Zinnemann, Un posto al sole di George Stevens, Io confesso di Alfred Hitchcock, Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph L.Mankiewicz, Vincitori e vinti di Stanley Kramer, Gli spostati di John Huston.

 

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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