30 anni di Azzurra Music, l’intervista a Sir Oliver Skardy

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Cresce l’attesa per l’evento La musica è Azzurra: 30 anni in una notte che si terrà giovedì 31 ottobre al Teatro Toniolo di Mestre (Venezia), presentata da Mara Venier. Una serata che si preannuncia indimenticabile, organizzata da Azzurra Music, per celebrare i 30 anni di attività della storica etichetta veneta, una delle più importanti case discografiche indipendenti italiane

Dopo l’intervista al presidente Marco Rossi e quella allo storico leader dell’Equipe 84, Maurizio Vandelli, oggi vi proponiamo l’intervista con una vera e propria leggenda tutta veneziana: Sir Oliver Skardy, ex leader dei Pitura Freska.

Volevo partire da una curiosità che ho da tanto tempo: com’è nata la collaborazione con la Psycho Records per arrivare alla registrazione del primo disco dei Pitura Freska?

Quando era ancora il 1989 abbiamo realizzato una cassetta dal titolo Ossigeno. Sorprendentemente siamo riusciti a venderne 5000 copie. Poi c’è stato un giorno in cui gli Elio e le Storie Tese sono venuti a suonare qui a Mestre, e con c’era anche il suo produttore, Claudio Dentes. Una cassetta è finita anche tra le sue mani, e quando l’ha ascoltata gli è piaciuta molto, tanto che ci ha proposto di fare il disco da loro.

E da lì è nata anche Uomini col borsello

Sì, esatto. Ci siamo trovati ad incidere nello stesso studio e nello stesso periodo insieme agli Elio e le Storie Tese, quindi è nata questa collaborazione.

C’è una canzone, nel vostro primo album, ‘Na bruta banda, che parla di un concerto a cui non hai neanche assistito, ovvero quello dei Pink Floyd alla festa del Redentore il 15 luglio 1989. La cosa incredibile che a 35 anni di distanza Pin Floi è famosa ovunque, con milioni di stream su Spotify. Ti aspettavi un successo del genere?

No, non me lo aspettavo. Però chiaramente, parlando dei Pink Floyd, che sono stati uno dei gruppi più importanti della storia della musica del secolo scorso, speravo che arrivasse più in là possibile.

Che ricordo hai dell’ultimo grande concerto dei Pitura Freska, il 5 febbraio 2008 in Piazza San Marco, in memoria di Ciuke?

Sicuramente ne ho un bel ricordo, anche perchè era organizzato benissimo e non ci mancava nulla. Abbiamo avuto solamente dei problemi di esecuzione in palco con alcuni musicisti che erano stati chiamati all’ultimo minuto e di conseguenza non erano granchè preparati.
Però tutto sommato è stata una festa molto bella, e penso che sia stato uno degli ultimi concerti di musica alternativa a Venezia.

Parlando proprio di questo, come vedi l’evoluzione, o l’involuzione, di Venezia come città?
Tra l’altro è notizia di questi giorni il raddoppio delle “tassa di accesso” per i turisti…

Da vergognarsi!
Diciamo pure che Venezia fin dagli anni ’80 ha cominciato a perdere colpi culturali. Nel senso che c’è stato sicuramente un attacco alla cosiddetta moralità della città, per renderla più presentabile per il gran turismo di lusso. Dalla metà degli anni ’80 hanno cominciato a impedire i raduni in Piazza San Marco, e hanno fatto in modo che tutti i locali chiudessero prima. È stata una cosa lunga, non l’hanno fatto in due giorni, ma ci sono riusciti.

Fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui non fanno altro che sfruttare il turismo, offrendo anche un servizio che fa schifo. Se vedi come vengono trattati i turisti che viaggiano su degli autentici carri bestiame uno si vergogna, perché dice “guarda questi qua: con tutti i soldi che spendono, guarda come vengono trattati”.
All’amministrazione politica non gliene frega un tubo, gli basta guadagnare i soldi. L’anno scorso hanno guadagnato milioni, chissà che fine faranno…

Ma è rimasto qualcosa della Venezia che hai vissuto tu da giovane?

Nulla! Tanto per farti capire: a Barcellona la movida inizia alle ore 23, a Venezia la fine della movida è alle ore 23.

Ma a parte l’involuzione di Venezia come città, pensi che il contesto socioculturale che ha portato i Pitura Freska a diventare famosi in tutta Italia esista e resista ancora in qualche altra parte del Veneto?

Sicuramente ormai siamo una minoranza. Se guardiamo bene l’aspetto politico dell’Italia, quelli che la pensano come noi sono rimasti un manipolo di persone.
Quello che proponevamo durante gli anni della nostra attività è stato disatteso da tutti: la destra politica non l’ha mai sopportato e la sinistra ci ha voltato le spalle, quindi è rimasto veramente ben poco.
Io sono felice che la musica che propongo venga ancora ascoltata e che ogni tanto veniamo richiesti per suonare.

Il tuo ultimo album è Figa & Sfiga, uscito tre anni fa. Arriverà qualcosa prossimamente?

Sto lavorando a qualcosa che arriverà prossimamente, ma non so quando. Bisogna andare coi piedi di piombo perchè, come saprai benissimo, il modo dello spettacolo è in mano ai signori dei piani alti. Quindi se sei agganciato a questa gente qua riesci a concretizzare un minimo, altrimenti devi essere bravo ad arrangiarti con le tue mani.

Parlando dei signori dei piani alti… Qual è il tuo rapporto con Azzurra Music, che domani festeggerà i 30 anni al Toniolo, e col suo presidente Marco Rossi?

Abbiamo un buon rapporto. Sono contento che, dopo la fine del contratto con la casa discografica di Milano, Marco Rossi si sia offerto per stampare sia i miei dischi, sia per la ristampa dei dischi dei Pitura. Quindi da questo punto di vista non posso far altro che ringraziarlo.

Vedi qualcuno che può raccogliere l’eredità della venezianità che avete portato in musica, a prescindere dal genere musicale? Non so, penso ai Rumatera.

Secondo me eredi non ce ne sono, perchè il mondo è completamente diverso rispetto ai nostri tempi. Anche i Rumatera sono un gruppo musicale ancora del secolo scorso.
Bisogna vedere adesso le nuove generazioni cosa combineranno, e ci vorrà del tempo prima che passino dalla musica elettronica alla musica suonata. Come vedi, adesso si rivolgono tutti quanti a delle produzioni fatte col computer, ma questa ormai non è più musica e suono, è un’altra cosa.

Quindi anche la scena reggae italiana è in declino?

Certamente sta diventando di nicchia come è diventato di nicchia il blues. Sono generi musicali che durano qualche decennio e poi vengono portati avanti dai vecchi affezionati.
Per dirne una, il reggae non lo fanno più nemmeno in Jamaica: i vecchi lo suonano ancora, mentre i giovani preferiscono buttarsi nel mercato americano, che produce trap, hip hop e rap. E i jamaicani sono incazzati da questo punto di vista, perché dicono che hanno perso un’identità nazionale.

E se lo dicono loro…

A livello mondiale il raggae funziona ancora, però è per quei pochi affezionati che lo hanno vissuto negli anni in cui era eploso e per quelli che l’hanno vissuto di riflesso poco tempo dopo. Per il resto i giovani sono orientati verso la musica dei loro coetanei, e il reggae non lo fa più nessuno.

Ultima domanda: fai ancora il Bideo o sei finalmente andato in pensione?

Mi mancano ancora due anni, a meno che non cambino ancora. In fondo è quello che mi aspetto: ogni anno peggiorano la situazione, quindi non so dirti se sono sicuro del fatto che tra due anni sarò fuori dall’impiego.

azzurra music 30 anni

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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