Longlegs
di Osgood Perkins
con Nicolas Cage, Maika Monroe, Blair Underwood, Alicia Witt, Michelle Choi-Lee
Si inizia con una specie di filmino 8 millimetri disturbante. Cage è Longlegs, recita in falsetto una filastrocca e fa paura. Poi c’è l’agente FBI Harker (Monroe) sulla pista del serial killer: Longlegs “convince” i padri di famiglia a sterminare le famiglie, ma non entra nelle case dei massacri. Come fa? Lascia lettere criptiche e usa un metodo. Mentale? L’agente Harker (come il Jonathan Harker di Dracula?) sembra la Claire Sterling di Il silenzio degli innocenti però immersa nell’indagine come in un incubo senza uscita che la riguarda. Ha strani poteri medianici che l’FBI testa (o detesta), ogni tanto sente la mamma, in qualche modo è collegata a Longlegs. Il regista ha detto che Longlegs è una compilation di film horror, ma di solito nei film horror c’è la realtà del mostro e quella dello spettatore: dallo scarto nasce l’ansia, il disgusto, la sorpresa, l’indagine. Qui non c’è. Una volta entrati nell’incubo siete nella mente del serial killer. E forse è una mente magica. Non cercate spiegazioni logiche, non esiste un fuori o un dentro l’incubo, non ci si confronta con la normalità. L’incubo è la normalità. Non è il solito horror, non credo abbia gli stessi spettatori, è imparentato con le generazioni degli Ari Aster (Midsommar), Scott Derrickson (Sinister), Robert Eggers (Witch), Jordan Peele (Scappa- Get Out). Osgood Robert (Oz) Perkins è figlio dell’Anthony Perkins di Psycho. Era bambino (faceva Norman da piccolo) con papà in Psycho II, ha firmato February -L’innocenza del male, Sono la bella creatura che vive in questa casa, Gretel e Hansel . Di Nicolas Cage c’è solo da dire che al culmine di una carriera di film fatti per pagare i debiti ora fa piccoli interventi capolavoro. Se riuscite a sopportarli…






































