Gli omaggi in programma in questa edizione sono dedicati alla regista ungherese Judit Elek e al regista catalano Albert Serra
Film, documentari e ospiti sono i protagonisti del festival internazionale di cinema documentario più antico in Europa, che sarà inaugurato alle 20.30 sabato 2 novembre al cinema La Compagnia Firenze con l’anteprima italiana di Fiore mio, il primo film scritto, diretto e interpretato da Paolo Cognetti, che esordisce alla regia con un lavoro in cui pone al centro la sua passione per la montagna, come spazio geografico e dimensione interiore. Lo scrittore sarà ospite del festival insieme al cantautore Vasco Brondi che ha curato le musiche del film. Il regista ci conduce così sulle cime del Quintino Sella, dell’Orestes Hutte e del Mezzalama, attraverso paesaggi mozzafiato e incontri con chi nella montagna ha trovato, prima che una casa, un vero e proprio “luogo del sentire”. Il primo giorno del festival, al cinema La Compagnia, comincia alle 17 con Qui è altrove di Gianfranco Pannone, storia tra teatro e carcere ambientata a Volterra, nell’istituto di detenzione collocato all’interno della Fortezza Medicea dove la Compagnia della Fortezza, fondata 35 anni fa e gestita dal regista Armando Punzo, ogni estate allestisce il suo spettacolo nel carcere, con i detenuti come attori. Alle 18.30 il programma propone A New Kind of Wilderness di Silje Evensmo Jacobsen, ambietato in una piccola fattoria in una foresta norvegese nella quale abitano i Paynes con l’obiettivo di essere liberi e selvaggi, una famiglia unita e in armonia con la natura: tuttavia, quando una tragedia la colpisce, il loro mondo idilliaco si sconvolge e li costringerà a forgiare un nuovo percorso nella società moderna. Il programma della manifestazione comprende il Concorso internazionale Lungometraggi e il Concorso italiano, mentre ai cortometraggi e mediometraggi sarà dedicato il nuovo Concorso Internazionale Discoveries, per i lavori di giovani registi e registe da tutto il mondo. Il cartellone comprende inoltre il Concorso internazionale Lungometraggi e Concorso italiano. Vi sono poi le sezioni Doc Highlights, i film di grande risonanza internazionale; Habitat, dedicata all’ambiente e ai temi della sostenibilità e dei diritti umani; Let the Music Play per i documentari musicali; Popoli for Kids and Teens per il giovane pubblico e il Doc at Work – Future Camps, con le opere provenienti dalle migliori scuole di cinema di tutta Europa. Tra le novità del programma i Fuori concorso, opere di grande rilevanza tematica o realizzate da cineasti di prestigio, capaci di gettare una luce inedita su luoghi, storie e personaggi del nostro paese. Infine la sezione Feminist Frames, una selezione di opere realizzate da registe donne sul tema della militanza e concentrata su vari momenti di lotta nel corso del secolo scorso. Di grande interesse sono gli omaggi a Judit Elek, regista ungherese e ad Albert Serra, regista catalano. Judit Elek, nata a Budapest nel 1937, da bambina è sopravvissuta all’Olocausto e alla guerra in un ghetto, a 18 anni ha partecipato all’insurrezione del 1956 a Budapest e nel 1968 si trovava a Parigi nel periodo delle proteste studentesche, tutti eventi storici che sono stati determinanti nell’indirizzare il suo percorso artistico. Nel 1961 si è diplomata all’Accademia di Arte Drammatica e Cinematografica, parte di un gruppo che ha poi costituito il nucleo centrale del Balázs Béla Studio, laboratorio sperimentale giovanile in linea con le tendenze della Nouvelle Vague europea. Encounter (1963) è stato il primo film del cinema diretto ungherese, con attori non protagonisti e dialoghi improvvisati, mentre nel 1966 ha diretto Inhabitants of Castles (1966) e il film in due parti How Long Does a Man Live? (1967). Le opere sono documentari in cui la regista traccia un ritratto sociale della vita umana nella sua interezza, accostando la sorte dell’anziano operaio solitario sulla soglia della pensione e quella del giovane apprendista che lo sostituirà. I suoi film successivi, i documentari A Hungarian Village (1972) e A Commonplace Story (1975), sono stati realizzati nel corso di cinque anni in un villaggio minerario: tracciando il destino e le relazioni di due ragazze che sognano la fuga, presentano un articolato reportage psicologico a 360 gradi sull’Ungheria rurale del “socialismo in costruzione”, sullo stato di amarezza dei contadini ridotti a proletari e sull’intricato sistema di pregiudizi che li circonda. L’autrice ha poi inaugurato il suo “periodo ebraico” con Memories of River, realizzato tra il 1987 e il 1989 a partire dai documenti del famigerato processo per diffamazione di sangue di Tiszaeszlár, quando gli zatterieri ebrei furono accusati dell’omicidio di una cameriera scomparsa nel 1882. Il film ha vinto diversi premi in America e in Francia e l’ha messa in contatto con Elie Wiesel, insieme al quale ha girato To Speak the Unspeakable nel 1997. Quest’opera fondamentale per la memoria dell’Olocausto, segue la vita dello scrittore premio Nobel per la pace fino ad Auschwitz e Buchenwald. Albert Serra, regista catalano, l’altro ospite del festival, presenterà in prima italiana il suo Tardes de Soledad (7 novembre, ore 19, cinema La Compagnia), un’indagine sulla corrida spagnola basata sul ritratto del giovane e carismatico torero Andrés Roca Rey. Serra sarà anche protagonista di un talk dal titolo Contro il reale (5 novembre, ore 15, Strozzina, Palazzo Strozzi). Altri suoi film in programma sono The Names of Christ del 2010 (5/11, Strozzina, Palazzo Strozzi) diviso in quattordici parti – tante quante sono le stazioni del martirio di Cristo – la battaglia per finanziare un film d’artista tra cinefilia, teologia, satira e ricerca poetica; The Lord Worked Wonders in Me del 2011 (6/11, Strozzina, Palazzo Strozzi), film nel film in cui una parte della troupe del suo Honor de cavalleria raggiunge La Mancha alla ricerca delle reali ambientazioni delle gesta di Don Chisciotte; e infine Roi Soleil del 2018 (5/11, cinema Astra), performance filmata presso la Graça Brandao Gallery di Lisbona nel 2017, in cui l’attore feticcio Lluís Serrat ha inscenato per sette giorni di fila l’agonia del Re Sole. Un compendio di opere rare e poco viste, per la prima volta raggruppate a favore del pubblico del festival.







































