Berlinguer – La grande ambizione

Ritratto in sordina di un uomo importante

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Berlinguer-  La grande ambizione
di Andrea Segre
con Elio Germano, Stefano Abbati, Francesco Acquaroli, Fabio Bussotti, Paolo Calabresi

Un tempo si pensava alla democrazia in Italia, come differenza: noi siamo morali e onesti, loro no. In questo film si può cercare la differenza nella fisiognomica di Berlinguer: il funzionario grigio, con la casa da persona normale, la vita da padre di famiglia, i vestiti tristi perbene, la sola mania della barca (da sardo amante del mare, però…) e poi la postura poco atletica come la ginnastica casalinga a calzoni arrotolati, forse ancora quella imparata a scuola. Somiglia Germano a Berlinguer? La voce sì, le spalle strette e certi movimenti, insomma, il resto lasciamo stare: è tutta intelligenza. E la politica? Interessante. Berlinguer negli anni Settanta del secolo scorso si ritrova a capo del Partito Comunista con più voti in occidente che non è quasi più comunista, che non piace agli anticomunisti, che non piace ai comunisti sovietici (in Bulgaria il malumore si traduce in un attentato in un’autostrada chiusa), che rischia di scatenare una risposta militare come quella in Cile, che piace a certi cattolici: e questo condanna a morte Moro, presidente della Democrazia Cristiana favorevole al compromesso storico tra forze di sinistra e forze cattoliche progressiste con misura. Rapito dalle Brigate Rosse. Si sa come è andata a finire. Era così o come dicono alcuni no, proprio per niente? Diciamo un buon compromesso storico-cinematografico che è valso a Germano il premio Gassman come miglior attore alla Festa di Roma. Sarà un effetto nostalgia?

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