L’amore secondo Kafka

Anche Kafka, nel suo piccolo, si innamorava

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L’amore secondo Kafka
di Judith Kaufmann, Georg Maas
con Sabin Tambrea, Henriette Confurius, Manuel Rubey, Daniela Golpashin, Leo Altaras

Il titolo originale è Die Herrlichkeit des Lebens, quello inglese Glory of Life: la gloria della vita. Il titolo italiano promette molto, ma il film è sull’ultimo amore di Kafka, Dora Diamant (prima c’erano state Felice Bauer e Milena Jesenska): Franz conobbe Dora a Graal-Muritz sul mar Baltico nel 1923: era un’aspirante ballerina e assistente in una colonia ebraica socialista per bambini, e Franz per lei sfidò il padre e la raggiunse a Berlino per vivere insieme il suo ultimo anno di vita. Morirà di tubercolosi in sanatorio nel 1924. Per via della malattia era già in pensione dal 1918 e mentre scriveva Il digiunatore (letteralmente “Un artista della fame”) morì di fame, perché la tubercolosi gli aveva distrutto la faringe e non poteva nutrirsi. Ma libertà artistiche e narrative a parte, il film di Judith Kaufmann e Georg Maas, scritto da Maas, Michael Gutmann e Michael Kumpfmüller a partire da un romanzo di Kumpfmüller del 2011 (da noi Le meraviglie della vita, Neri Pozza), ha un merito (oltre a quello di centrifugare in poco spazio l’enorme opera letteraria): non è un film “kafkiano”, si limita dirci che il quarantenne ex impiegato delle Assicurazioni Generali scrive con poca fortuna in vita e non vuole lasciare dopo la morte niente della sua opera (l’amico Max Brod per fortuna disubbidirà), e fa una gran fatica a lasciarsi andare all’amore. Insomma è la storia di un amore la cui felicità è condizionata dalla brevità e dalla malattia: ma per sentire la gloria (o le meraviglie) della vita non è obbligatorio aver letto Kafka, basta lasciarsi andare al film, piccolo, tenero.

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