Ci sono musicisti la cui musica spesso è più famosa del proprio nome. È il caso di Armando Corsi: le note della sua chitarra hanno impreziosito dischi e concerti di personaggi come Ivano Fossati, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Tosca, Giua e tanti altri. Nel corso della sua lunga carriera, Corsi ha duettato con un maestro del calibro di Paco De Lucia, disegnando magnifici virtuosismi. Ed ha lavorato, tra i tanti, con Beppe Quirici, Mario Arcari, Elio Rivagli, Bruno Lauzi (tra l’altro, hanno scritto insieme Sia benedetto il samba), con due miti del teatro come Giorgio Albertazzi e Mariangela Melato, ha scritto un brano a quattro mani con Samuele Bersani (Come due somari).
Insomma, Armando Corsi era un musicista vero, molto stimato dai suoi colleghi, che non certo a caso lo avevano soprannominato “la chitarra che sorride”. Parlo al passato perché ci ha lasciato oggi, a 77 anni.
Aveva iniziato a suonare da ragazzo nelle osterie di Genova, sua città natale, innamorandosi subito dei suoni che arrivavano dal Sudamerica, in particolare delle canzoni di Joao Gilberto, Astor Piazzolla, Antônio Carlos Jobim. Nel giro di pochi anni, quella che era una passione si è trasformata in mestiere; un mestiere che lui ha sempre fatto con slancio, con grande amore, con entusiasmo, affinando la sua tecnica con passare del tempo, fino a diventare uno dei chitarristi italiani più apprezzati in assoluto.
Anche negli ultimi tempi, quando gli acciacchi vita e le troppe sigarette avevano iniziato a minargli il fisico, l’unica “medicina” capace di regalargli buonumore era la sua chitarra, e fino all’ultimo – ne sono certo – non ha smesso di sognare un palco. Dove ci avrebbe deliziato una volta ancora con i suoi incredibili arpeggi.
Il Club Tenco gli ha dedicato questo saluto: «Oggi ci ha lasciati Armando Corsi, compositore, arrangiatore, produttore, grande chitarrista e grande amico del Club Tenco.
In oltre quarant’anni di carriera ha collaborato con Ivano Fossati, Anna Oxa, Samuele Bersani, Paco De Lucia, Eric Marienthal e molti altri. Amico di Bruno Lauzi e di Pino Daniele, ha dedicato un album acustico proprio a Luigi Tenco nel 2017. Ha spaziato dai brani dialettali e classici delle vecchie osterie genovesi fino alle raffinate rivisitazioni dei ritmi sudamericani e del Fado con l’innesto di percussioni e fiati, senza dimenticare il jazz come punto di riferimento.
Quando abbiamo appreso la notizia ci sono tornati in mente i momenti trascorsi insieme alla Rassegna dello scorso anno, le sue esibizioni sul palco dell’Ariston e a quelle a la Pigna, le mangiate da Cuvea e tanto altro ancora…».
La figlia Enrica, per salutarlo, ha scelto invece alcuni versi di Lindberg, una canzone di Ivano Fossati:
«Non sono che l’anima di un pesce con le ali
Volato via dal mare per annusare le stelle
Difficile non e’ nuotare contro la corrente
Ma salire nel cielo e non trovarci niente.
Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo
Seguo i loro segnali e mostro le mie insegne
La voglio fare tutta questa strada
Fino al punto esatto in cui si spegne»
…e così hai fatto mio dolce papi.







































