Videointervista a Zucchero: «Vi racconto “Discover II”»

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Zucchero
Foto: Daniele Barraco

Ieri, nella cornice del Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, Zucchero Sugar Fornaciari ha presentato alla stampa Discover II, secondo capitolo dedicato alle cover, che arriva a tre anni da Discover, e disponibile da oggi in fisico e digitale.
Qui trovate la recensione del disco e tutte le informazioni sulle varie versioni dell’album disponibili.

Qui sotto, invece, potete leggere alcuni estratti dalla conferenza stampa di presentazione di Discover II, mentre in fondo all’articolo potete trovare la nostra videointervista esclusiva a Zucchero.

Il benvenuto di Alessandro Massara, presidente di Universal Music Italia

Per noi è un onore, dopo 40 anni, essere qui a rappresentare Zucchero, uno dei più grandi artisti della musica italiana. Lo dicono i numeri, lo dicono le canzoni che ha scritto, lo dicono le traduzioni che ha fatto.
Seppur in presenza di un album di cover, quello di Zucchero non è un semplice esercizio stilistico, ma è il frutto di un grandissimo lavoro, di amore per la musica, e se lo ascolterete lo potrete confermare.
Zucchero è da sempre una colonna portante della nostra azienda e sono veramente emozionato ed onorato di essere ancora qui a poterlo rappresentare.

L’intervento di Ferdinando Salzano, patron di Friends & Partners e organizzatore del tour Overdose d’amore

Nel post-Covid abbiamo riprogrammato le 15 date dell’Arena di Verona, che è una seconda casa di Zucchero. Ricordo con orgoglio il record di 21 concerti nello stesso progetto in Arena di Verona.
Però da quel momento abbiamo cominciato a pensare a un nuovo percorso che celebrasse Zucchero su masse superiori a quella che è la capienza dell’Arena. Da lì nasce, nel 2023, Diavolo in R.E., con 65 mila spettatori, e poi è partito il progetto degli stadi. Cinque già realizzati quest’anno, quattro già annunciati, ma proseguirà anche nel 2026.

Per quello che riguarda il concerto di Roma, con il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Alessandro Onorato stiamo lavorando ad un progetto speciale al Circo Massimo e speriamo di avere notizie a breve, ma il concerto sarà a giugno.

Zucchero racconta Discover II

Questo secondo Discover non era previsto, nel senso che quando è stato fatto il primo disco doveva essere solo quello.
Poi, tra i quasi 500 brani che avevo selezionato per il primo album, era rimasto qualcosa indietro che volevo far ascoltare. Quindi, nelle pause del tour, ho pensato di tirarli fuori e rivestirli, riarrangiarli, cambiando i suoni e cambiando anche le dinamiche di questi brani che ho sempre amato e che avrei voluto scrivere io.

Ci sono dei brani a cui sono legato, e per oguno di loro c’è una fotografia. Per esempio, quando ho sentito Sailing per la prima volta quell’arpeggio iniziale mi ha commosso, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Così come Moonlight Shadow, che troverete nel box dell’edizione speciale, mi fa tornare in mente quando c’erano queste feste d’estate.

Questa volta ho cercato di inserire anche canzoni che probabilmente sono poco conosciute, perché mi piaceva l’idea di ridare loro una nuova vita, un nuovo vestito, rinfrescarle in qualche modo.
Sto parlando per esempio di Acquarello che è una bellissima meraviglia. Il testo è straordinario, sembra una filastrocca per bambini ma alla fine c’è tutta la vita lì dentro. Un’altra è Agnese di Ivan Graziani, che secondo me è stato uno dei primi rocker in Italia, per il suono che aveva e per la formazione a quartetto con una chitarra un po’ ruvida.

I due brani tradotti

Poi ci sono altre due canzoni che mi sono piaciute subito appena le ho sentite e che sono sicuramente più attuali. Una è My Own Soul’s Warning dei The Killers, e quando sono andato a tradurre il testo originale ho sentito che secondo me il testo non rispecchiava quello che diceva la musica, quindi l’ho rifatto ex novo in italiano.

L’altra traduzione si chiama Una come te ed è la cover di Chinatown dei Bleachers. È un gruppo americano giovane, ed è una ballata come la intendo, molto vicina al mio stile. Inoltre parla di un argomento che mi sta molto a cuore, soprattutto in questi ultimi anni, cioè il branco.
La tematica è quello che succede ai ragazzi che il sabato sera si ammazzano per un paio di scarpe, che si stravolgono, e per i quali sembra che la vita non abbia più nessun valore.
Invece in questa canzone lui vuole tirare la sua ragazza fuori dal branco, perché altrimenti sarebbe un cuore in bocca ai cani. Vuole tirarla via dalla tristezza del sabato sera e le dice “io voglio provare a trovare un domani con te”.
È molto attuale, se non avessi fatto questa traduzione avrei sicuramente scritto un testo del genere per una delle mie canzoni, perché mi sta molto a cuore questa storia.

Le cover: un piacere e una sfida allo stesso tempo

Quando fai un disco di cover, almeno per quanto mi riguarda, devi trovare l’arrangiamento, devi stravolgere un po’ i suoni, perché altrimenti l’unica differenza è la voce. Io lavoro per far diventare mie quelle canzoni, come se le avessi scritte io, anche se ovviamente la materia prima c’è già.
Inoltre mi sento anche un po’ più libero rispetto a fare un album in studio. Per un disco di inediti, per come lavoro io, sto a casa un anno, faccio un lavoro francescano, faccio bottega, e la cosa è un po’ intestinale: vai a letto che non ti è piaciuto, non ti viene niente per dei giorni, ti incazzi, ti arrovelli, eccetera.

Fare delle cover è un piacere ed è anche una sfida. Una sfida perché mi sono sempre detto di non toccare certe canzoni, altrimenti rischi di beccarti un sasso, come si suol dire.
Invece questa volta ho osato, e ho messo dentro due canzoni iconiche: una è Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan, l’altra è With Or Without You, degli U2.
Ero indeciso se metterle o no, poi ho visto Knockin’ on Heaven’s Door in un film western con la colonna sonora di Ennio Morricone e quello mi ha ispirato a farla, a stravolgerla. Quando l’ho finita mi sono detto “no, questa è una versione totalmente diversa da quelle che ho sentito in giro”.
Anche With Or Without You è diventata un po’ più rotolante. Sicuramente meno forte dal punto di vista sonoro, un po’ più soft.
Per me è una grande canzone d’amore perché non c’è guerra, non c’è vendetta tra i due. Se uno ti dice “io non posso vivere con te o senza di te” è una grande dichiarazione d’amore.
Bono non l’ha ancora sentita ma credo che gli piacerà. Lo conosco, so cos’è che gli piace delle mie interpretazioni e cosa no

Un altro duetto con Paul Young, quasi 40 anni dopo Senza una donna

Il brano che chiude l’album è I See A Darkness, che io onestamente non conoscevo. È di un cantatore americano degli anni ’80 e me l’ha fatto conoscere Paul Young.
Quest’estate è venuto a trovarmi, e mi ha raccontato di aver avuto dei problemi, inoltre gli è morta anche la moglie. Anche io ero caduto un po’ in depressione, allora mi ha detto “guarda, questa canzone vorrei farla con te perché sembra la nostra storia”.
È la storia di due che erano molto amici, andavano insieme a divertirsi, anche con le rispettive famiglie. Poi a un certo punto uno dei due sparisce, non chiama più, non si vede più. Quando si rivedono dice “lo sai quanto ti voglio bene, scusa se sono stato via per così tanto tempo, ma ho visto il buio”. Mi sembrava molto adatta per la storia mia e di Paul, e al di là che è anche una bellissima melodia, il testo è molto emozionante.

La collaborazione con Russell Crowe

Sono un fan di Russell Crowe: lo ero come attore e adesso lo sono anche un po’ come cantante. Ci siamo visti per la prima volta a febbraio dell’anno scorso quando ero in tour in Australia e ho suonato a Sydney Opera House. Lì c’era Jimmy Barnes, un artista che fa fa rhythm and blues, soul, funky, ed ha più o meno la mia età. Ci conosciamo perché Lisa Hunt la mia corista degli anni ’80 e ’90, ora è la sua corista.
Per cui Jimmy è venuto all’Opera House, l’ho invitato sul palco a cantare The Letter di Van Morrison e poi mi ha detto “andiamo a bere qualcosa dopo lo show, c’è il mio amico Russell Crowe che abita lì”. In questa occasione ci siamo conosciuti per la prima volta, poi l’ho rivisto quest’estate a Lajatico per il trentennale di carriera di Andrea Bocelli. Eravamo vicini di camerino e mi ha detto “dobbiamo fare qualcosa insieme”, perchè lui in questo momento lui vuole cantare.

Sono andato a vederlo dal vivo a La Spezia, perchè ero curioso, e devo dire che sono rimasto colpito favorevolmente. Soprattutto quando canta canzoni nella media o bassa tonalità è davvero bravo, ed ha un’ottima band, composta tutta da australiani. Finito il concerto siamo rimasti insieme a bere nel backstage fino alle quattro e abbiamo deciso di fare questa canzone, che è Just Breathe di Eddie Vedder, solo che poi lui è tornato in Australia mentre io ero a Pontremoli.
Allora gli ho mandato la base con la mia voce guida, lui mi ha rimandato la sua e l’abbiamo mixata.
Questa canzone era perfetta perché è un dialogo fra due amici che parlano della vita e della morte. Siccome però ero già in ritardo per la consegna dell’album abbiamo deciso di mettere questa versione nella special edition.

La scelta dei due produttori

Non ho dato a Rustici canzoni tanto per dargli qualcosa, ma sono state scelte mirate. Su un brano come Sailing ero sicuro che avrebbe fatto un bellissimo lavoro, perché ci sono tutte queste chitarre arpeggiate. Su Set Fire to the Rain anche, così come Moonlight Shadow e Senza una donna. Le altre le ho fatte io insieme a Max Marcolini volutamente più minimaliste.

Negli ultimi anni tendo a fare dischi in cui metto meno. Se si ascoltano il primo Discover, D.O.C., o anche un po’ Chocabeck si sente che tendo a mettere meno, a fare brani meno prodotti. Gli archi li metto, ma dipende: una grande orchestra d’archi non mi interessa più, se devo mettere quel suono lì preferisco un quartetto d’archi.
Anche i grandi cori che ho usato in passato, forse lo farei in un pezzo, ma oggi sono più vicino ad un sound più asciutto possibile.
Questo per me è un disco molto minimalista, ma che mi ha molto emozionato, quindi quella di avere questo suono è proprio una scelta ben precisa.
Uno dei miei sogni, è fare un disco come fece Johnny Cash, con solo due chitarre, un basso, il pianoforte e la voce, e prima o poi lo farò.

I nuovi talenti e i giovani artisti

Nel disco c’è una collaborazione con Salmo. Anche se lui non è più tanto giovane è un musicista, uno che ha delle idee e che ha una cultura musicale vasta.
I ragazzi, soprattutto i giovani di adesso, sono delle macchine da guerra nel marketing: si fanno i video da soli, sono strutturati.
Talenti ce ne sono: mi piacciono Marracash, Blanco, Mahmood. Quest’ultimo l’ho fatto cantare nel disco precedente, in Natural Blues. In studio gli ho detto di improvvisare e l’ha fatto alla grande: ha una duttilità nella voce e una grande padronanza tecnica.

Quindi ben vengano i giovani se vogliono fare qualcosa, se vogliono condividere un palco: io non sono mai stato chiuso su questo genere di cose. L’importante è che quello che decidiamo di fare insieme sia credibile, che il brano mi arrivi. Non posso fare un’operazione ringiovimento per accaparrare qualche follower in più tra i giovani, non è questo il mio scopo.

Agnese e il sapore di provincia

Non ho mai conosciuto Ivan Graziani, ma conosco alcuni suoi brani tra cui Agnese.
La musica è quella di Clementi del settecento, ed è una sonata per clavicembalo. Negli anni sessanta era stata rifatta da un gruppo americano con un testo molto smieloso d’amore, si chiamava A Groovy Kind of Love. In seguito l’ha ripresa Phil Collins e l’ha fatta diventare una hit mondiale.

Agnese ha un testo bellissimo, e io mi ci sono ritrovato, perché è la provincia. Sono quelle cose ancora buone di una volta che non so se esistono più: lei sul manubrio della bicicletta, i barconi, la genuinità. Mi ci trovo perché se senti i testo di alcune mie ballate, tipo Diamante o le canzoni di Chocabeck, è pieno di queste sensazioni.

Il nuovo album di inediti

Dopo queste 5 date in Italia tra stadi e Circo Massimo ci saranno dieci festival in Europa, e per quest’anno chiudo lì. Sto via un mese, un mese e mezzo, e poi voglio cominciare a pensare al nuovo album di inediti, quindi dovrò stare a casa il più possibile.
Non so quando uscirà, sicuramente non nel 2025.

Queste le date del tour Overdose d’amore

19 giugno – Ancona, Stadio del Conero
21 giugno – Bari, Stadio San Nicola
26 giugno – Torino, Stadio Olimpico
28 giugno – Padova, Stadio Euganeo

Come annunciato ieri, ci sarà anche un concerto a Roma, più precisamente al Circo Massimo, ma la data verrà comunicata prossimamente.

I biglietti sono disponibili in prevendita su Ticketone e nei punti di vendita abituali.
Per ulteriori informazioni consultare il sito: www.friendsandpartners.it.

Zucchero ci racconta Discover II nella nostra videointervista

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