Eccomi qui con una nuova storia in musica.
Un contenitore per canzoni strumentali che mi riempie di orgoglio e gioia.
Sì, gioia.
Perché arrivare a pubblicare un nuovo lavoro discografico nel 2024 è un traguardo per me personalmente favoloso.

Si tratta di un …album? Un long playing? Una cassetta? Insomma, che parola usare per definire il nostro raccogliere musica in un contesto che non è più fisico?
Fino a ieri l’altro erano cd, ora siamo a corto di concetti… si tratta di undici nuove composizioni, perlopiù strumentali, istantanee raccolte partendo da quelli che noi musicisti di un’altra era abbiamo sempre chiamato “giri” di basso.
Che significato ha l’espressione “giri”?
Il basso elettrico, mio strumento di elezione, da sempre fa “giri”, scorribande sul manico con andamento circolare, proprio come i giri…in giostra.

A me vengono in mente “giri” di basso quando quotidianamente, tirando su uno degli strumenti che occupano il mio home-studio, mi imbatto in qualcosa che ha una sua personalità e mi affretto a fermarla.
Spesso lo faccio registrando quel frammento col registratore del telefono.

Non sempre questa attività porta a qualcosa ma, a volte, da quel piccolo appunto, pian piano, nasce una composizione.
Usando una versione light di “Ableton Live” aggiungo un loop ritmico e a volte elementi melodici che, in modo misterioso, accrescono la tessitura.
Se tutto gira come si deve, passo alla mia fase di registrazione vera e propria. Nel caso di questo release, ho registrato tutto nel mio home-studio, godendo della possibilità di chiudere una demo in un paio d’ore, che poi diverranno una decina almeno per arrivare a un risultato che mi soddisfa.
Devo confessare che in realtà, soddisfatto “del tutto” non sono mai, anzi, spesso le composizioni e le canzoni trovano la loro forma solo dopo ripetuti episodi di riproduzione live, dove elementi quali la velocità, l’interplay con i musicisti coi quali collaboro e le varie condizioni di ascolto fanno raggiungere alla composizione uno stato solido che non è comunque mai definitivo.
In questo caso le undici composizioni parlano fondamentalmente un linguaggio funk con una predominanza di groove elettronici, il basso elettrico la fa da padrone anche se ci sono diverse parti di chitarra elettrica registrate sempre da me.
Mi vanto di non fare sovraincisioni e “punch-in” col basso elettrico, sempre registrato in una unica traccia per dargli quell’aspetto fondamentale di umanità e soprassedere alla predominanza della macchina sulla musica.
Il disco (ridaje…eco il linguaggio del boomer certificato!) si chiama “Say…Watt? ”giocando sintatticamente sul titolo di una celeberrima composizione strumentale perlopiù di quel grande cuore (e di quelle dita) che è stato Stevie Ray Vaughan, tratta dal suo terzo album “Soul To Soul”. La sua song da quel grande bluesman che era, aveva un significato esclamativo, la mia invece gioca con i watt, l watt (simbolo: W) è l’unità di misura della potenza con fare interrogativo.
Da sempre come musicisti ci confrontiamo con la potenza dei nostri amplificatori, chiedendo compulsivamente quanti watt ci forniscono.
Altra assonanza è con “So What” composto da Miles Davis e inciso come primo brano del famoso album Kind of Blue, che inaugurò la stagione del jazz modale.
Questo per far capire la gioia del citazionismo più puro del nerd che abita in me!
Le composizioni sono un viaggio dentro al sound black del basso elettrico con punte di puro funk ma anche episodi smooth e rilassanti (spero).
Certo parlare di musica è come danzare di architettura.
L’album esce sulle piattaforme per l’etichetta LaPOP e tramite questo link sarà possibile effettuare il pre-save, per avere il disco nelle vostre librerie da 13 novembre, giorno dell’uscita: https://lapop.lnk.to/saywatt Inoltre, sulle piattaforme production.radiocoop.it e Flipper Music sarà possibile trovare l’album e utilizzarlo per la sincronizzazione.
Saluti and most of all…keep grooving!







































