Le cose belle viste e vissute in questa trasferta, tre date 15/16/17 novembre 2024
“Granarolo Fucina 209” 
“Milano Torino Happy Hour Cafè Jesi”

“Passepartout Libreria Recanati”

Uno degli aspetti più esaltanti del mestiere della musica è l’incontro con musicisti mai visti coi quali si crea una sintonia quasi immediata.


È quello che è successo a Jesi, con un armonicista come Leonardo Bolognini, che ha jammato con me grazie all’intercessione e alla presentazione di Stefano Bartolucci.

Una cosa bella!
A Granarolo riuscire a fare quello che mi ero prefissato, quindi sì, suonare ma anche leggere qualche brano dal mio libro “Schiavoni Blues. Una cosa bella. Anche resistere all’impulso di tirare il basso in direzione del tavolo alla mia sinistra fitto di persone che facevano più confusione del mio fare musica.
Una cosa brutta in una bella.
Ho venduto diverse copie del libro sia al gestore del Fucina 209, il grande Stefano ma anche al personale di sala.

Una cosa bella.
A Recanati vedere (e sentire) Archelao Macrillò groovare alla grande, dentro una libreria che è anche uno spazio culturale, che mi ha fatto provare una sana invidia per chi l’ha creato e curato.
Bellissima realtà.
La panchina che c’è sulla Collina dell’Infinito, la consapevolezza che la poesia di Giacomo Leopardi è ancora, malgrado tutto, cosa viva e vibrante.

Una cosa bella.
La certezza che questo lavoro della musica, è comunque da fare prendendosi su e andando nei luoghi, non c’è scorciatoia. Tutto il resto sono giustificazioni.
Andare nei luoghi, insistere, fare ascoltare le proprie canzoni, senza farsi giudicare da presunti giudici farlocchi che interpretano la “performance” dietro tavoli, seduti su troni creati dalla fabbrica della musica con la m volutamente minuscola.
Non nascondiamoci amici e amiche dietro giustificazioni puerili tipo “la mia musica non la capisce nessuno…c’è troppa ignoranza”.
Dovete caricare il vostro materiale audio, districare matasse di cavi impolverati, affrontare pubblici che non ne vogliono sapere di tacere e convincerli ad ascoltare.
Non col volume, a volte ci si fa notare con la dinamica sussurrata, sicuramente dobbiamo mettere in campo le emozioni, quelle che ci hanno mosso a creare nuova musica a prescindere.
A casa sul divano non si fa il musicista, come non si suona davanti allo schermo di un computer che passa video di you tube, dobbiamo metterci in gioco appieno.
L’ennesimo carico di materiale ti trova con la schiena spaccata e davanti trecento bei chilometri sull’Highway.
Ma è l’unico modo possibile.
Be groovy.
Cosa ci spinge a volere fare questi elenchi di cose belle e brutte?
Comunque, un gatto nero che zampettava lungo il marciapiede è una cosa bella.
I vecchietti in fila dentro un bar dalle dimensioni olimpiche, la mattina di domenica.
Il centro di Jesi, con un obelisco che riproduce quello di Roma, almeno a me pare uguale.

Bello.
Un tavolo che se ne va mentre stai suonando non considerando neanche per un attimo di aspettare che tu almeno finisca la canzone.
Brutta.
Quella che a XFactor (visto un pezzo in zapping furioso a causa di sonno che non arrivava dopo show) fa la giudice, credo si chiami Paola qualcosa e suonava con la sorella. Suonava.
Vabbè.
Di fianco quello dei Club Dogo.
Che fanno i giudici.
Lo Zio credo si faccia chiamare. Per carità, simpatico, un caratterista adatto a fare la comparsa in una scena dove si deve riprodurre un bar della periferia milanese.
Ma giudice? Di cosa?
Una cosa brutta.
Più d’una.



































