Napoli-NewYork

Salvatores favoleggia su soggetto di Fellini e Pinelli

0

Napoli-New York
di Gabriele Salvatores
con Pierfrancesco Favino, Dea Lanzaro, Antonio Guerra , Anna Ammirati, Anna Lucia Pierro

Napoli 1949, bomba inesplosa esplode, uno stabile inagibile crolla, la bambina Celestina perde anche la zia, sua sorella è a New York, ha sposato un soldato americano, gli americani non sono più in città, Celestina è completamente sola e si arrangia con il ragazzino Carmine. Per aiutare il cuoco di una nave a fare affari Celestina e Carmine finiscono clandestini involontari. Il commissario di bordo, italiano, trafficone (Favino) intercede, il cuoco li aiuta e il capitano alcolizzato chiude un occhio. I migranti poveri e malati si impiccano, i ricchi credono d’essere sul Titanic, a New York Celestina crede che la statua della libertà sia la madonna di Pompei, poi lei si perde ad Harlem e Carmine a Little Italy. E la sorella di Celestina ha ucciso il seduttore che era bigamo. Dovrebbe essere una favola scritta  su soggetto mai realizzato  di Fellini e Tullio Pinelli, o forse Salvatores l’ha interpretata così. O piace l’atmosfera leziosa e quasi natalizia o si rigetta. La sensazione è che sia tutto ricostruito strizzando l’occhio ai luoghi comuni, dalle tammurriate per strada ai siparietti con i turisti, un falso postqualcosa con gli americani vestiti come in un musical, con la stessa strada imbandierata per la processione vista nel Padrino 2 e tocchi di C’era una volta in America, con l’aggiunta di pasticceri razzisti, afroamericani buonissimi, femministe americane vestite come nei manifesti di propaganda del New Deal. Vabbé, favola, postmoderno, citazione, ma tutto cola miele, zucchero, pummarola, gomitatine, strizzate d’occhio, benefattori in ogni angolo del mondo, orgoglio italiano e persino la visione a New York di Paisà. Dipende dai gusti.

il trailer

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome