Fiorella Mannoia racconta il nuovo album “Disobbedire” (intervista)

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Fiorella Mannoia

Esce venerdì 29 novembre Disobbedire (Oyà/Columbia Records/Sony Music), nuovo e
attesissimo lavoro discografico di Fiorella Mannoia: nove tracce, che compongono un ritratto di una delle più grandi interpreti della musica italiana.
Un album che celebra i 70 anni dell’artista, che racchiude canzoni — alcune delle quali firmate da Fiorella in prima persona — che fondono amore e consapevolezza, speranza e denuncia: brani che guardano al nostro tempo e in cui la musica si fa portavoce di impegno culturale e sociale.

Il nuovo singolo La storia non si deve ripetere

Proprio per questo, nel giorno della pubblicazione del disco, sarà in radio anche il nuovo singolo La storia non si deve ripetere, il cui testo ci ricorda che scegliere il futuro diverso da questo presente è compito di tutti. Il brano sarà presentato in due versioni: una versione cantata interamente da Fiorella, disponibile in digitale e in rotazione radiofonica sempre da venerdì 29 novembre, e una versione contenuta nell’album impreziosita dai featuring di Francesca Michielin e Federica Abbate, che si uniscono alla voce della cantautrice in una sorta di preghiera intergenerazionale.

I temi dell’album

La partecipazione e i temi sociali sono il fil rouge dell’intera tracklist che si apre con Mariposa, già Premio Sergio Bardotti al Festival di Sanremo 2024 e Premio Elsa Morante, ispirata alla storia delle sorelle Mirabal. E ancora, la title track Disobbedire, che invita a riflettere sul valore dell’indipendenza e dell’autenticità in un mondo che spesso induce a conformarsi; Dalla parte del torto in featuring con Piero Pelù, che ribadisce che in questo mare di contraddizioni, dove la pace si oppone alla violenza, restare umani è la sola emergenza, e Domani è primavera, con Michele Bravi, in cui convivono il buio di questi tempi e la voglia di cambiamento di chi non si arrende.

La produzione artistica di Disobbedire è curata da Carlo Di Francesco; il disco è già disponibile in pre-order nei formati CD, vinile nero e vinile trasparente autografato, quest’ultimo in limited edition con un booklet che racchiude foto e grafiche inedite.

Disobbedire sarà presentato anche al pubblico in un tour instore con Feltrinelli; ecco il calendario:

2 dicembre – Palermo (Feltrinelli, via Cavour 133, ore 16.30)
6 dicembre – Roma (Feltrinelli, via Appia Nuova, 42, ore 19.00)
11 dicembre – Milano (Feltrinelli, piazza Piemonte, 2, ore 18.30)
17 dicembre – Napoli (Feltrinelli, piazza dei Martiri, ore 18.00)

Torna il grande concerto per la Fondazione Una Nessuna Centomila

«Dopo il grande evento al Campovolo di Reggio Emilia del 2022 con 100.000 persone unite per dire no alla violenza contro le donne, dopo le due bellissime serate all’Arena di Verona a maggio 2024, l’impegno di Una Nessuna Centomila con tanti Artisti a condividere il palco per questa causa, continuerà anche nel 2025. Questa volta porteremo l’evento al Sud, faremo anche questa volta un grande concerto per raccogliere fondi per i centri antiviolenza e gridare “basta!”. Farlo per questa nuova occasione da un palco del Sud Italia sarà bellissimo.
Presto daremo notizie»: queste le parole di Fiorella.

 

COVER  E TRACKLIST

Fiorella Mannoia

1. Mariposa
2. Disobbedire
3. Libri Usati
4. Tutta la differenza del mondo
5. Commedia umana
6. La storia non si deve ripetere (feat. Francesca Michielin e Federica Abbate)
7. Dalla parte del torto (feat. Piero Pelù)
8. Qualcosa con te
9. Domani è primavera (feat. Michele Bravi)

Il tour nei teatri

Intanto l’artista, dopo l’incredibile successo delle tappe estive di “Fiorella Sinfonica-Live con orchestra” andate tutte esaurite, prosegue il suo viaggio live nell’atmosfera intima e suggestiva dei teatri con tanti nuovi imperdibili concerti che stanno raccogliendo un sold out dopo l’altro.

Il tour autunnale, che ha preso il via con una doppia anteprima al Teatro degli Arcimboldi di Milano, toccherà tra novembre e dicembre le sale più prestigiose del nostro Paese.
I biglietti per “Fiorella Sinfonica- Live con orchestra in teatro”, prodotto e organizzato da Friends & Partners e Oyà, sono disponibili su TicketOne e nei punti vendita abituali.

Di seguito, le prossime date in calendario:

25 novembre – Torino, Auditorium del Lingotto
26 novembre – Torino, Auditorium del Lingotto
28 novembre – Bari, Teatro Petruzzelli
1° dicembre – Catania, Teatro Metropolitan
2 dicembre – Palermo, Teatro Biondo
4 dicembre – Avellino, Teatro Carlo Gesualdo
5 dicembre – Roma,  Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
7 dicembre – Padova, Gran Teatro Geox
9 dicembre – Trento, Auditorium Santa Chiara
10 dicembre – Lugano, Palazzo Dei Congressi
12 dicembre – Brescia, Teatro Dis_Play
13 dicembre – Treviglio (BG), PalaFacchetti
15 dicembre – Saint Vincent (AO), Palais
19 dicembre – Montecatini (PT), Teatro Verdi
22 dicembre – Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone

LE DICHIARAZIONI IN CONFERENZA STAMPA

Fiorella Mannoia

Lo scorso venerdì, Fiorella Mannoia ha presentato il nuovo album alla stampa e si è espressa, con la consueta franchezza, anche su temi di stretta attualità. Ecco le sue dichiarazioni.

Perché il titolo Disobbedire?

Io parto dal presupposto che l’umanità si è evoluta grazie ai disobbedienti, a cominciare da Eva, che è stata la prima. Credo che l’unico dovere di obbedienza che abbiamo è quello verso la nostra coscienza: se la nostra coscienza ci dice che qualcosa non è giusto, che qualche pensiero comune non ti sembra giusto, a quel punto disobbedire non è più neanche un diritto, ma quasi un dovere.

Qual è il messaggio destinato ai giovani?

Non a caso il nuovo video è fatto da ragazzi, la regista è giovane anche lei e ha detto — e io ho approvato — che era giusto che i protagonisti di questa canzone siano proprio i giovani. Noi siamo già atterriti abbastanza per quello che sta succedendo, e c’è una inquietudine generale che gira, non solo nel nostro Paese.

Siamo tutti inquieti, perché abbiamo paura, c’è una guerra nel cuore dell’Europa e non pensavamo certo di poterci ritrovare oggi, nel terzo millennio, a concepire l’idea di poter rivivere ciò che hanno vissuto i miei genitori, perché io sono grande e le storie della guerra le ho sentite dai diretti interessati, non dai nonni o lette sui libri. Non avrei mai pensato di avere paura, e siccome il futuro è il loro, e ci preoccupiamo anche per loro, è giusto che anche loro comincino a occuparsene, cosa che stanno già facendo.

Noi la nostra vita l’abbiamo fatta, ma che futuro lasceremo davanti, beh, questo è inquietante.

Il dramma di una società che trascura gli ultimi

Credo che ci stiamo avviando sempre di più verso un mondo divisivo: ci si sta sempre più avvicinando a quel film che si chiama “Elysium” nel quale una élite viveva sopra un satellite e sotto tutta la popolazione era abbandonata e lavorava per mantenere in vita quelli lì. Ecco, io vedo che stiamo andando in questa direzione, o forse ci siamo sempre stati, ma mai come in questo momento.

Mai come in questo momento mi pare che chi ci rimette in tutto questo sono sempre gli ultimi, le vittime delle guerre sono all’80% civili, a Gaza per la maggior parte sono donne, bambini, persone innocenti che pagano un prezzo per ciò che non hanno commesso. Ma in tutte le guerre, lo diceva Gino Strada, l’80% delle vittime sono innocenti, perché l’élite in guerra non ci va mai.

Chi c’è “Dalla parte del torto” in questo momento e la collaborazione con Pelù

Quando è arrivata questa canzone di Amara, mentre la cantavo già immaginavo la voce di Piero: la sentivo, sentivo proprio che lì doveva esserci Piero Pelù. L’ho chiamato, gli ho chiesto se volevo cantarla e abbiamo realizzato questo duetto.

Dalla parte del torto siamo tutti noi che muoviamo delle obiezioni sulle motivazioni delle guerre, su quello che ci circonda. Ormai lo sapete come funziona: tu muovi un’obiezione e ricevi valanghe di insulti, ma la cosa più pericolosa che rischiamo è l’autocensura. Perché ci stiamo autocensurando, perché hai paura di dire «Su quello non sono d’accordo».

E allora che succede? Con la paura del dissenso e degli insulti stiamo diventando tutti un po’ dei codardi, perché nessuno ha più il coraggio di dire quello che pensa. E allora io voglio dire, orgogliosamente, che se questo è l’andazzo, io voglio stare dalla parte del torto.

Gli artisti sono ancora in grado di incidere sulle scelte politiche?

Gli artisti non hanno mai mosso niente, ecco perché io non partecipo più da anni. Perché è inutile che andiamo sui palchi, tanto non abbiamo mai smosso niente, e anzi indispettiamo in quest’ultimo periodo storico.
Negli anni ’60 e ’70 sì, ma da tanto tempo non smuoviamo più niente, diciamo la verità, perché la gente è impegnata a occuparsi di problemi molto più gravi, che sono quelli della quotidianità, per cui non è che vedendo un cantante sul palco che affianca un politico gli cambia la percezione della sua realtà.

Con la coscienza è importante impegnarsi ed esserci, ma andare su un palco ad appoggiare non serve più, credetemi. Io dissento con il mio lavoro: il mio lavoro è cantare, lo faccio sui miei palchi, nei miei dischi, ma non lo faccio più appoggiando politici perché non voglio appoggiare più nessuno, non mi piace più nessuno.

Una opinione sulla sentenza della Corte Penale Internazionale

Ragazzi, lì si sta facendo un massacro: stiamo giocando sulle parole, se “genocidio” è giusto o se “genocidio” non è giusto, ma lì siamo a quasi 50mila morti di cui la metà, come dicevo prima, sono bambini, Da parte del mondo non è partita una sanzione, non è partito niente, stanno pagando un prezzo troppo alto per una cosa che non hanno commesso.

Che è stata terribile, sia chiaro, perché poi anche qui devi stare attento a come parli, ma la reazione verso un popolo inerme — lì non vedo eserciti, non ci sono eserciti, ci sono civili — è inaccettabile: si bombardano ospedali, si bombardano campi profughi, si impedisce che entrino gli aiuti umanitari… è contro ogni etica (che comunque in guerra non esiste), è contro ogni convenzione internazionale. Qualcosa si dovrà pur fare, e io appoggio questa sentenza.

La musica di oggi e la possibilità di un feat. con un artista “di tendenza”

Alcuni artisti li capiscono e mi piacciono, alcuni — sono sincera — non li capisco, nel senso che ci sono alcune canzoni che non hanno nessun senso per me, ma io appartengo a un’altra generazione, per cui… alcuni invece li amo: Geolier mi piace moltissimo, per esempio, ma anche Ariete e tanti altri che seguo con attenzione.

Questa cosa di cantare con le nuove generazioni, però, l’ho già fatta tante volte: io parto sempre dalla musica e dalle canzoni: se qualcuno mi propone una canzone che sta nelle mie corde, che penso che sia adatta a me, a quello che posso esprimere, chiunque me la porti per me va bene. Non mi sono mai tirata indietro. Nella maggior parte dei casi mi hanno sempre cercata loro e hanno avuto piacere di cantare con me, e io ho accettato laddove ritenevo che la canzone potesse essere giusta.

I progetti della Fondazione Una Nessuna Centomila

La Fondazione sta andando avanti, e bene. Stiamo lavorando e ci sarà un altro concerto, perché questo ormai è un impegno che abbiamo preso e lo faremo ogni anno raccogliendo fondi per i centri antiviolenza. Perché oggi l’unico rifugio per le donne che sono in difficoltà sono i centri antiviolenza, e vanno aiutati: ogni anno vanno rinnovati i bandi e alcune regioni sono più virtuose di altre.

Io queste cose le ho apprese da loro: prima di entrare in questa Fondazione, io con le operatrici dei centri antiviolenza non avevo mai parlato. Invece, col fatto che ci siamo riunite tante volte, ho capito che per la maggior parte sono volontarie e anche precarie.

Abbiamo persone molto preparate — avvocate, psicologhe — che lavorano costantemente 24 ore su 24 e rispondono negli sportelli, ma sono lavoratrici precarie che non sanno se il mese successivo percepiranno lo stipendio. E questo è un grandissimo problema, perché spesso, avendo famiglia anche loro, devono abbandonare per dedicarsi a un altro lavoro che consenta loro di poter vivere.

In piazza il 25 novembre

Quindi questo è il nostro obiettivo: mantenere vivi i centri antiviolenza. E siccome la politica non lo fa, né prima né adesso, cerchiamo di aiutarci tra di noi. La Fondazione continua ad andare dritta per la sua strada e anche quest’anno manifesteremo il 25 novembre sperando di bissare la manifestazione dello scorso anno nata sull’onda emotiva della disgrazia di Giulia Cecchettin. Dobbiamo far sentire la nostra voce perché si fa poco e niente: l’avete visto, ‘sti braccialetti la maggior parte delle volte non funzionano, per cui c’è qualcuno che deve prendere in mano questa situazione.

Possiamo stare qui a parlare del patriarcato, se c’è ancora, se non c’è più, ma ogni due giorni ammazzano una donna. Allora possiamo anche disquisire come vogliamo, chiamiamo i sociologi, chiamiamo gli psicologi, ma intanto dobbiamo affrontare questa emergenza, e dovremmo iniziare a parlare anche nelle scuole di rispetto.

Chiamatelo come vi pare, perché poi dice «no, ma allora l’educazione è sentimentale, chissà che cosa s’insegna». Chiamiamola “educazione civica”, ripristiniamo l’educazione civica, cominciamo ad accompagnare la vecchietta sulle strisce pedonali per poi insegnare ai ragazzi il rispetto per l’altro, chiunque sia, a cominciare dalle donne, da chi è diverso, da chi viene da un altro paese. Cominciamo a cercare di portare un po’ all’educazione e al rispetto dell’altro. Questo sarebbe importantissimo.

A cosa disobbedisce Fiorella Mannoia nella vita di tutti i giorni?

Nella mia vita tante volte ho disobbedito al “comune pensare”: sono sposata con un uomo molto più giovane di me e anche quella è una disobbedienza, perché purtroppo, stando al sentire comune, siamo abituati ad avere gli uomini che hanno donne più giovani ma quando una donna più grande si sposa con un uomo più giovane viene sempre guardata con sospetto.

Ma in generale non mi sono mai curata di quello che dicevano gli altri: non ho mai prestato attenzione a quello che la gente potesse dire di me, proprio non me ne frega niente e non ci ho mai pensato. Per cui, ritornando alla domanda precedente, di fronte a una sentenza come quella della Corte Penale si disobbedisce anche se non si ha paura a parlare, se non si dice «adesso se parlo mi tacciano di antisemitismo»… è sempre una disobbedienza.

Quando esprimi le tue idee, disobbedisci a qualcuno perché ti prendi delle responsabilità. Non si può piacere a tutti, sicuramente qualcuno mi insulterà, ormai lo so… ma non me ne importa niente.

Tornerà il progetto “canzone sospesa”?

Devo dire la verità: il progetto si è fermato per mancanza di tempo, perché in realtà questo è stato un disco che abbiamo realizzato nei ritagli di un anno durante il quale tra la tournée, il concerto per la pace, il concerto per la Fondazione, abbiamo fatto talmente tante di quelle cose che non ho avuto proprio il tempo materiale… ma lo riprenderò.

L’intransigenza etica e la libertà hanno un prezzo professionale?

Come dicevo prima, non esporsi è più facile, perché tacendo non scontenti nessuno. Quando ti esponi, qualcuno lo scontenti, per cui è capitato che a volte dovevo fare una cosa e non si è fatta: nessuno ti dice mai il perché, ma lo intuisci. Ho fatto compromessi anch’io, sarei ipocrita se dicessi il contrario, ma la maggior parte delle volte cerco di non farmi usare: cerco di mantenermi integra per quanto possibile. Voglio potermi guardare allo specchio ed essere contenta di me, e a oggi  posso dire che sono contenta di me.

Le sonorità dell’album

Le sonorità nella musica cambiano e sono cambiate tantissimo anche per me: insieme a Carlo Di Francesco abbiamo scelto di andare in questa direzione perché le canzoni lo richiedevano. “Dalla parte del torto” ha un testo importante, se vogliamo anche rock se posso permettermi di usare per me questa parola che sicuramente vale per Piero Pelù. Ci siamo anche adeguati al fatto che Piero era presente in questa canzone, e infatti era molto contento dell’arrangiamento e della realizzazione.

Anche “La storia non si deve ripetere” ha preso una strada “acida” verso la fine, perché i testi lo richiedevano. Sono testi che fanno riflettere, e allora hanno bisogno del sostegno dell’arrangiamento per sottolineare questi messaggi “ruvidi”.

L’utilizzo dell’autotune

L’autotune lo abbiamo usato per due o tre frasi solo su questo pezzo, ed era quasi come se il pezzo stesso me lo chiamasse: è una scrittura, quella de “La storia non si deve ripetere”, molto moderna, non è una canzone classica, e proprio per questo ce lo chiamava. Carlo mi ha chiamato in studio, mi ha detto «Senti un po’» e io ho detto «Ma che è, l’autotune?», e lui «Se te lo metto solo in due o tre frasi?» perché lui è moderno, la vecchia sono io (ride, n.d.r.)… in realtà alla fine questa sonorità su quella frase mi piaceva, e allora gli ho detto «Vai!».

Testimonial di iniziative umanitarie

Io sono testimonial di Emergency, testimonial di Amref… quando posso e mi chiamano, vado. Quest’anno non sono partita con Amref per l’Africa per il discorso che facevamo prima, perché siamo stati veramente pieni pieni di lavoro, però abbiamo fatto una campagna contro la mutilazione genitale femminile che è quella sulla quale ci stiamo concentrando, e ci sono sempre, sono sempre a disposizione.

Un singolo con Ivano Fossati?

La voglia di lavorare con lui ce l’avrei sempre, e onestamente ci ho anche provato a dire «Senti, ma non è che ci vuoi ripensare? Ti va di fare una tournée?» e mi ha risposto «Ancora la voglia di tornare sui palchi non mi è tornata». Ogni tanto ci riprovo, una corsia preferenziale con lui ce l’ho.

Cosa c’è nei cassetti?

In uno c’è “Onda Tropicale 2”: questo mi piacerebbe realizzarlo, magari stavolta in lingua spagnola. È una cosa che sta lì e ne parliamo, ne parliamo, ne parliamo… un giorno la realizzeremo.

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