Piccole cose come queste
di Tim Mielants
con Cillian Murphy, Eileen Walsh, Emily Watson
Prodotto da Matt Damon e Ben Affleck (!) Murphy passa dal massimalismo atomico di Oppenheimer al minimal ascetico di questo piccolo film duro e nero come un pezzo di carbone. Ci mette un po’ ad accendersi poi scalda. Prende in contropiede perché dove gli altri film cominciano lui si ferma. Il carbonaio Murphy, nell’Irlanda degli anni 80 (ma lo capiamo solo grazie alla tv a colori e alle auto, altrimenti sembra ancora tra 800 e 900), mentre fa una consegna di sacchi a un lavanderia Magdalene (per la “rieducazione” delle ragazze madri gestita da religiose), trova una disgraziata incinta gettata in punizione sul carbone. Lui medita su come è stata la sua infanzia, sua madre probabilmente era stata nelle stesse condizioni. Ha cinque figlie, Natale è vicino, i soldi mancano e la madre superiora dell’istituto (Watson) minimizza quello che il carbonaio ha visto nel deposito e compra con un regalo il suo silenzio. Lì comandano loro, dicono tutti. Anche la moglie del carbonaio sconsiglia di mettersi contro l’autorità religiosa, pena l’esclusione dalla vita sociale. Ma il carbonaio fa qualcosa che il Vangelo raccomanda e tutti si guardano bene dal fare perché darebbe scandalo. Qualcosa che ricorda certe storie di orfani di Dickens. Il film è insieme lentissimo e miracoloso. La sua stranezza o bellezza sta lì. Quanto alla cattiveria delle suore irlandesi (già viste in Magdalene e Philomena) devono augurarsi che Dio sia davvero misericordioso. Dal romanzo di Claire Keegan Piccole cose da nulla.






































