La stanza accanto”
di Pedro Almodóvar
con Tilda Swinton, Julianne Moore, John Turturro, Alessandro Nivola, Melina Matthews
A Venezia 81, dov’era in Concorso e ha vinto il Leone d’oro, l’abbiamo definito così calligrafico che verrebbe voglia di titolarlo “La morte in copertina di una rivista d’arredamento”. Confermiamo. Non per sminuire il valore del film: la tavolozza dei colori in Almodóvar è sempre più elegante e ci sta anche per accompagnare una storia sull’eutanasia. Tilda Swinton, ex inviata di guerra malata di tumore ritrova l’amica Julianne Moore scrittrice di fama che ha appena fatto uscire un libro sulla morte. Discettano di amori, figlie, guerra, scrittura, Dora Carrington ed Eleonora Carrington, della libertà nel circolo di Bloomsbury, di amanti comuni e infine la Swinton propone alla Moore di accompagnarla in una casa da rivista d’architettura e stare nella stanza accanto mentre lei prende una pillola della morte trovata sull’internet clandestina. Tutto è stato preparato con cura perché la Moore non venga coinvolta in un processo per eutanasia. E dopo una parentesi con l’ex amante comune John Turturro -giusto per non farci mancare anche un’annotazione sul disastro climatico a braccetto con l’avanzare delle destre estreme- la Swinton se va in una splendida mise gialla sdraiata su una chaise longue color penicillina. Squisita. La comparsa della figlia della Swinton (sempre interpretata dalla Swinton, sì) ci ha convinto meno. Ma serviva per chiudere la questione dei rimorsi e dei rimossi. Elegante. Con citazioni dal finale di Joyce. I morti, certo





































