La notizia è di pochi giorni fa. A Mestre l’assessore alla Toponomastica di Venezia, Paola Mar, ha intitolato una piccola via del centro storico calle Lucio Quarantotto, dedicandola al cantautore nato nel 1957 e deceduto appena 55enne nella parte sulla terraferma del comune lagunare. Un riconoscimento dovuto a «ricordo di una di quelle persone che hanno contribuito a renderla importante».

Più della intitolazione vale a ricordare la qualità e la lungimiranza artistica delle composizioni di Quarantotto, i cui tre album sono introvabili sul mercato del disco fisico, un recentissimo cd di un regista, attore e fotografo con sporadiche incursioni nel mondo della canzone e al suo esordio come interprete, l’inglese Wayne Scott. Il lavoro, intitolato Forty-Eight (48 in inglese) e sottotitolato 11 canzoni di Lucio Quarantotto, è edito da squi[libri] e prodotto da Cose di Amilcare.

Lucio Quarantotto – foto di Roberto Coggiola

Definito da Sergio Secondiano Sacchi, produttore artistico del progetto, come “l’autore ignoto più conosciuto al mondo”, Quarantotto è stato “scoperto” da Fabrizio De André. Vuole la leggenda metropolitana che lanciò una cassetta con le sue registrazioni casalinghe a un addetto del servizio d’ordine di un concerto del genovese e che ricevette una sua telefonata a casa alle quattro del mattino che gli chiedeva un provino migliore per poterlo aiutare. Ne nacque il LP di debutto Di mattina molto presto, premiato nel 1982 con la Targa Tenco come Miglior Opera Prima, e i successivi Ehi là del 1986 e L’ultima nuvola sui cieli d’Italia di quattro anni dopo.

Nessun successo, ma l’apprezzamento della critica per quei testi visionari e interiori cantati con asprezza abrasiva. Ne sono attratti anche Franco Battiato, per il quale scrisse tutto il lato a del suo ultimo LP per un mini-album non andato in porto, e di Caterina Caselli, al vertice dell’etichetta Sugar, che gli chiede dei brani per sé (E se questa fosse l’ultima, proposta in coppia nell’ultimo cd della Casco d’oro cantante Amada mia) e soprattutto per il suo nuovo talento Andrea Bocelli. Lucio le porterà prima Canto della terra e Immenso e le parole per la morriconiana Come un fiume tu (nel cd Sogno, 10 milioni di copie vendute nel mondo) e soprattutto Con te partirò, presentata a Sanremo nel 1995 e divenuta una delle due o tre canzoni italiane più conosciute al mondo.

Di carattere scontroso e volubile, 48 – come si firmava nei primi album e che ha anche il merito di aver presentato Elisa alla Caselli– ebbe rapporti difficili con tutti, a cominciare da sé stesso, finché non decise di togliersi la vita lasciandosi scivolare fuori da una finestra del suo appartamento al sesto piano.

Wayne Scott

Wayne Scott, da non confondersi con l’omonimo cantautore del Kentucky, padre del più celebre Darrell, o con altri musicisti minori, era noto finora soprattutto come regista teatrale. Vive a Barcellona, dove ha sede Cose di Amilcare, il ramo catalano del Club Tenco, per cui ha girato tre documentari.

Il suo approccio al repertorio del mestrino è molto personale, ma nello stesso tempo corretto e rispettoso. Innanzitutto i testi – tutti in inglese – sono tradotti in maniera quasi letterale, con perfetta adesione alle tematiche e alla narrazione originali. Più volubili gli arrangiamenti, quasi tutti firmati da Daniele Caldarini, che esplorano non di rado territori nuovi, arrivando perfino a utilizzare il Corpo Bandistico Acquese di Acqui Terme (AL) in due brani. Il clima generale è quello della ballata rock intensa e poetica, un po’ alla Bruce Springsteen e un po’ alla Bob Dylan. La voce di Scott è maschia e consapevole della linea melodica, con la giusta dose di raucedine e di spleen, anche se poco ha a che vedere con il tipico “declamar-cantando” di Quarantotto, che sapeva scavare crepe nell’anima.

In Forty-Eight si passa dai momenti più decisi e scanditi di Early In The Morning (Di mattina molto presto) a quelli più emozionali e distesi di Look At Me (Guarda me) e The Unload The Black Wood (Scaricano legno nero). Da quelli più duri e graffianti di Defiant (Rissosi) e di The Assasins (E gli assassini), dove la banda suona in maniera cupa e inusuale – mentre si propone nel tipico andamento quasi circense, benché con molte variazioni e colorazioni free in Bear Bruno (Bruno) -, a quelli più corali e narrativi di Dawn You Will Arrive (Alba Arriverai). Da quelli più ironici e dubbiosi di A Love (Un amore), rifatta alla maniera gitana, a quelli quasi rassicuranti e dolci come Peace And War (Pace e guerra), fino alla declamata, potente, conclusiva I Entered A Restaurant (Entrai in un ristorante). Particolare e gradevole infine la I Will Go With You (Con te partirò), per cui Scott sceglie una ripresa più soft e non lineare, dal sapore quasi country.

Infine un ricordo per Piercarlo D’Amato, già collaboratore di Raf, Sandy Marton e Rosanna Casale, deceduto poco più di un anno fa, e una citazione per Francesco Sartori, per quasi dieci anni con Le Orme e poi nell’etichetta della Caselli, partner abituali di Quarantotto nella composizione delle musiche.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome