Che il connubio tra donne e jazz, in particolare tra vocalità femminile e canzone jazzata, funziona alla grande se ne sono accorti da tempo i due boss della Alfa Music, Fabrizio Salvatore e Alessandro Guardia, che nel loro meritorio lavoro di scoperta e di proposta del jazz italiano non hanno mai disdegnato di porvi il giusto interesse. In particolare è di questi giorni l’uscita quasi contemporanea di tre interessanti lavori firmati – anche nel senso della composizione della quasi totalità dei brani – da due debuttanti e da una collega più navigata proprio per i tipi dell’etichetta romana. Un evento più unico che raro, che non poteva non attirare la nostra attenzione.

Gerardo Iacoucci e Paola Massero

Gerardo Iacoucci e Paola Massero
Stubborn (Alfa Music/Egea)
Voto: 8

La collaborazione tra il pianista frusinate (ma cittadino onorario di New Orleans) Gerardo Iacoucci e la cantante romana Paola Massero è ormai di lunga data, considerato che i loro precedenti progetti Dis-nous, Joséphine, dedicato a Joséphine Baker, e Sur la Seine sono datati 2017 e che non di rado in questi anni li si è visti in concerto insieme. Questo nuovo lavoro, che vede la vocalist comporre tutti i testi, per la quasi totalità in inglese, e Iacoucci le musiche di sette brani su nove (gli altri sono della penna incisiva del batterista Giampaolo Ascolese) e scrivere tutti gli arrangiamenti, rappresenta per loro un punto di arrivo consistente e ricco.
L’87enne musicista – che ricordiamo aver battezzato nei primi 70 la musica noise italiana – ha reso il suo stile più scarno ed essenziale, diretto e senza fronzoli, inoltre ha scelto di non utilizzare i fiati, bensì un quartetto d’archi allargato con l’aggiunta di un terzo violino, con la finalità di esplorare tutte le sfaccettature della vocalità piena e corposa di Massero. I due vivono quasi per contrappasso, quanto è stringato e immediato l’uno tanto è aperta e “infiorettata” l’altra, che vola tra lo scat puro di Energy e i sapori quasi musette di Liberté (l’unico brano in francese, anch’esso con uno spunto scat), la corsa veloce del vocalese di Stubborn e i latinismi di Caribentropy, il melodismo della grande canzone d’Oltralpe di Venice e il canto quasi lirico di Wind And Fog. Da aggiungere che la perla del cd è Starry Night, frastagliato bozzetto di puro gusto jazzistico.

Simona Trentacoste

Simona Trentacoste
Lentamente (Alfa Music/Egea)
Voto: 7/8

Debutto su album per la cantante – ma si potrebbe tranquillamente dire cantautrice, visto che scrive testi e musica di otto delle undici canzoni – siciliana Simona Trentacoste, affiancata da un quartetto che è con lei dal periodo in cui studiava al conservatorio. Giovanni Conte al pianoforte, Diego Tarantino al basso elettrico, Carla Restivo al sax alto e suo fratello Luca alla batteria costruiscono un tappeto intenso e ben organizzato di un jazz moderno, i cui riferimenti sono soprattutto legati al mainstream di classe e a certo jazz italiano da colonna sonora e da musica leggera di livello, pensiamo alla Mina degli anni Sessanta in particolare.
Lentamente, come suggeriscono le anonime note del cd, dovrebbe essere il modo di approcciare l’ascolto, un po’ perché i testi intelligenti e aperti a varie problematiche individuali e sociali meritano attenzione non frettolosa, un po’ perché «la musica si caratterizza per la sua intensità e per le melodie ricercate, ma allo stesso tempo accessibili». Il risultato, che non sfugge alle sirene di una canzone sempre impeccabile nei suoi abiti eleganti e dal fascino discreto, passa dalla “revisione” del singolo del 2022 Parole che non tradirò all’old style romantico di Untitled, dallo standard pop di Simon & Garfunkel The Sound Of Silence quasi irriconoscibile, ma molto piacevole, alla variegata e mossa Viaggia, dall’intermezzo in vocalese di Sindy alla conclusiva song scritta per lei dal cantautore conterraneo Tony Canto Mille cose da dirsi.

Marika Pontegavelli

Marika Pontegavelli
Crazy Jungle (Alfa Projects/Egea)
Voto: 8/9

Qualcuno la ricorderà nell’album Selfie Ergo Sum della formazione Altare Thotemico, che combinava psichedelica, progressive e jazz-rock oppure nel quartetto Grooving Birds che ha pubblicato il cd Amarcord molto più jazz. Oggi Marika Pontegavelli, diplomata al conservatorio in pianoforte classico e in voce jazz, debutta da solista con questo riuscito Crazy Jungle, realizzato anche grazie a una campagna di crowdfunding. Sei brani originali più due cover interessanti: You Must Believe In Spring di Michel Legrand è una canzone degli anni 60 molto amata dal grande pianista Bill Evans, che Pontegavelli riprende con coraggio e con una sensibilità elegante che le permettono di non sfigurare affatto; la conclusiva Skyward Bound del vibrafonista Mike Mainieri, cui la Nostra ha aggiunto un testo in inglese, chiude l’album in un crescendo pieno di sentimento, di vita e di emozione.
Con il contributo dei giovani e talentuosi Natalia Abbascia al violino e alle seconde voci (lei che è una del trio Le Scat Noir, presente al completo nell’iniziale title-track che suona come un modernissimo doo-wop con momenti di vocalese e voci che si incrociano sul tappeto pianistico), Andrea Esperti al contrabbasso e Tommaso Stanghellini alla batteria, il cd è un ottimo condensato di jazz moderno che raccoglie spunti dal pop e dalla classica, dal cantautorato e dal rock. Lycanthrope è inevitabilmente notturna e cangiante, The Touch Of You è uno strumentale mainstream con gli assolo che si susseguono, Venus è una ballad dai momenti tesi e intensi, Fumo blu è l’unica in italiano e vive di ricordi e disamore, Giostre d’estate uno strumentale condotto da un pianoforte vorticoso, sorretto dalla batteria e dai vocalismi scat.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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