Una notte a New York
di Christy Hall
con Dakota Johnson, Sean Penn, Marcos A. Gonzalez
Girlie (Johnson) esce dall’aeroporto JFK e prende un taxi guidato da Clark (Penn) per Midtown, Manhattan. Lui la scruta dallo specchietto e la fa parlare: sarebbe il tipico tassista filosofo e psicologo che coglie al volo l’anima del cliente. E lei parla. Dai messaggi che riceve sul cellulare sembrerebbe essere ancora sul set di 50 sfumature di grigio, ma forse vediamo troppi film o non abbiamo una vita sessuale allegra. Insomma, il film è la versione di un testo teatrale non realizzato (lui, lei e la sua tristezza in taxi nel traffico fermo, fortuna che la tariffa è forfettaria e non a tassametro) nato per dare sbocco a una sceneggiatura a suo tempo definita tra le migliori non scelte per diventare cinema e finita nella Black List. Adesso è diventato cinema. Opera prima della sceneggiatrice Christy Hall. È interessante sapere che Girlie è la miliardesima ragazza che si è messa con un uomo sposato con annesse conseguenze? Ci sono due modalità di leggere questo film: considerare la cliente e il tassista archetipi sospesi in un genere e dirsi quanto è brava la regista a stare due ore su due che riescono in un confronto intimo in un taxi, oppure annoiarsi perché è un film in cui il tassista non si fa i fatti suoi, la passeggera ha voglia di sfogarsi e noi vorremmo scendere. Precedenti? C’è molto cinema iraniano tutto tra un cruscotto e un sedile e un bell’esempio occidentale (Locke). Allo spettatore la scelta. Titolo originale Daddio: starebbe in slang per “paparino”.





































