Il genio provocatorio di Luis Buñuel-13 film dal 1950 al 1977

Dall’1 al 31 gennaio 2025 alla Cineteca Milano Arlecchino la rassegna dedicata ad uno degli autori che hanno segnato maggiormente la storia della Settima Arte

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L'angelo sterminatore

Un viaggio nell’universo cinematografico del regista spagnolo, naturalizzato messicano

Il 28 novembre 1930 in una sala pubblica parigina venne proiettato con regolare visto di censura L’age d’or, scritto e diretto da Luis Buñuel, in collaborazione con Salvator Dalì, prodotto per merito di un mecenate, amico degli artisti, il visconte Charles de Noailles. Dopo pochi giorni si scatenò il finimondo. Gruppi di benpensanti reazionari, al grido ‘Morte agli ebrei’, manifestarono il loro violento dissenso contro quello che definivano un esempio di cinema giudeo-bolscevico, invocando l’intervento del prefetto di polizia Chiappe, per ripristinare ‘l’ordine borghese’ infranto. Sono passati quarantuno anni dalla scomparsa di uno dei più liberi intellettuali del Novecento, che in trentasei film ha saputo genialmente rappresentare il suo tempo.

Buñuel, dopo la irripetibile stagione culturale degli anni Venti vissuta a Parigi, appoggia la Repubblica Spagnola contro l’insurrezione franchista, per poi emigrare negli Usa, prima a New York al Museo d’Arte Moderna ed in seguito ad Hollywood, nel modesto ruolo di supervisore dei doppiaggi dei film della Warner destinati al mercato estero. Solo del tutto casualmente il grande regista ha l’occasione nel 1946 di tornare dietro la cinepresa in Messico, sua futura patria d’adozione, dirigendo due film commerciali, ma di notevole successo, prima di imporsi a livello internazionale nel 1961 con I figli della violenza, al festival di Cannes, ritratto sociologico al vetriolo dell’infanzia abbandonata nella periferia di Città del Messico. Irriverente e provocatorie, le opere del regista spagnolo, intrise di sottile umorismo hanno scandalizzato ed allo stesso tempo affascinato il pubblico di tutto il mondo.

La rassegna, un viaggio nell’universo cinematografico di Buñuel che inizia l’1 gennaio con L’angelo sterminatore e termina il 31 gennaio con Tristana, appassionerà chi conosce già la sua opera e potrà conquistare anche chi si avvicina per la prima volta ai film geniali, provocatori e corrosivi realizzato nella sua lunga carriera. Tra i titoli in programma lo splendido El del 1952, incentrato sulla paranoia borghese che fu usato come testo dalla scuola di Psicologia dell’ospedale parigino di Sant’Anna; Estasi di un delitto (1955), beffarda commedia intrisa di surrealismo nero realizzata sempre nel periodo messicano; Viridiana (1961), il complesso e doloroso percorso di una novizia che rinuncia ai voti, seguendo comunque un difficile percorso verso la carità e la tolleranza; L’Angelo sterminatore (1962), con il quale il cineasta irride all’impotenza di una classe sociale, la borghesia, destinata al disfacimento morale, insieme ai suoi riti ipocriti; Viridiana (1961), Palma d’oro a Cannes e grande scandalo che procura al regista un mare di guai;  Diario di una cameriera (1964), tratto dal romanzo di Octave Morabeau, ambientato negli anni Trenta, storia di Celestina (Jeanne Moreau), una cameriera al servizio di una famiglia borghese che si destreggia tra le voglie morbose del padrone di casa; Bella di giorno (1967) dal romanzo di Joseph Cassel, sceneggiato da Jean-Claude Carrière, protagonista una moglie bella ed inappagata, condizionata  da una severa educazione cattolica, che per cercare la propria liberazione mentale, non esita a prostituirsi tutti i pomeriggi, accoppiandosi con clienti di gusti sessuali stravaganti e morbosi; Tristana (1970; un’orfana che viene affidata ad un anziano tutore diventandone forzatamente la sua amante; Il fascino discreto della borghesia (1972), con la borghesia  con i suoi rituali e i suoi strumenti di potere che però ancora una volta si dimostra impotente; Il fantasma della libertà (1974), ancora una commedia dell’assurdo con una folla di personaggi “borghesi” in una lunga serie di divertenti episodi (i patrioti spagnoli che gridano ‘Abbasso la libertè’, mentre i soldati di Napoleone li fucilano in nome della rivoluzione) e Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977),  protagonista un borghese di mezza età che non riuscirà mai a fare l’amore.

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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