Nosferatu

Il non morto secondo Eggers

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Nosferatu
di Robert Eggers
con  Bill Skarsgård, Nicholas Hoult, Lily-Rose Depp, Emma Corrin, Aaron Taylor-Johnson, Willem Dafoe

Rieccolo, è la terza volta che porta la peste. Nell’originale Nosferatu  del 1922 per  Murnau la peste era la metafora del sangue succhiato dalla prima guerra mondiale, nel remake  del 1979  per Herzog  era il filo che univa il nuovo cinema tedesco al cinema espressionista pre-hitleriano,  in questa versione di  Eggers la peste ha una più esplicita valenza sessuale. La storia si sa è una variazione sul Dracula di Stoker con i nomi cambiati per non pagare i diritti (andò male: la vedova Stoker fece causa e mandò in rovina la casa di produzione del film di Murnau). Il vampiro (Skarsgaard) non si chiama Dracula ma conte Orlok, ha un legame psichico con fanciulla che lo teme e lo desidera (in Dracula Mina, qui Ellen, la Depp), per avvicinarla usa il marito di lei inviato in Transilvania per far firmare documenti di proprietà immobiliari (in Dracula Harker, qui Hutter, Hoult), e si trasferisce (in Dracula a Londra, qui a Wisburg). In apparenza Eggers ha camminato sulle orme di Murnau e di Herzog, e ci sarebbe tutto: la follia della giovane donna, la prigionia del marito, il pazzo che invoca l’arrivo del Maestro, la traversata sulla nave della morte, l’invasione dei topi e la pestilenza nella città anseatica. C’è anche Dafoe che sembra Van Helsing e fa da ponte tra alchimia e scienza. Invece no. Intanto Orlok non è truccato da pipistrello come Max Schreck ma sembra il cadavere di un voivoda con i baffi come li ha nelle miniature Vlad Tepes, il modello di Dracula per Stoker, e soprattutto il conte è un incubo sessuale per Ellen fin dalla giovinezza. Il tema si sposta sul terreno minato dei desideri sessuali non confessabili, e pure porta con sé la clausola maliziosa del rapporto tra la vittima e il vampiro: lui deve chiedere il permesso (Lasciami entrare, c’era un horror svedese con questo titolo) lei deve darglielo. In Herzog e nel Dracula di Coppola era la scintilla scatenante di una storia di sangue e passione, romantica, qui Eggers si ricorda di essere l’autore (davvero autore) horror  di The Witch, Lighthouse e  The Northman, mostra il vampiro solo alla fine e fa del sacrificio della bella alla bestia il tema della salvezza sociale, ma non commuove, non gli interessa, scava fino al ripugnante. Eggers ha fatto un film non-morto: Nosferatu, appunto, dal rumeno arcaico. Lo lascerete entrare?

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