Erano gli anni Ottanta e c’era nell’aria una voglia di musica elettronica, c’era un gruppo di musicisti che tornavano a proporre musica sganciata dalla categoria cantautori, c’era un alleggerimento sonoro che andava sotto la sigla new wave. Chi la proponeva sapeva bene chi c’era stato prima, sapeva che cos’era il progressive e la musica d’autore, sapeva chi erano e cosa avevano fatto i Beatles e i Rolling Stones. E proprio sui Beatles Monofonic Orchestra ovvero Maurizio Marsico – stiamo parlando di lui – aveva fatto divagazioni propoponendole nel programma televisivo Obladi Oblada di Serena Dandini. Ne trovate traccia su you tube. Per un buon periodo Marsico – che si presentava con la sigla Monofonic Orchestra – si era dedicato alla musica dance elettronica con la pubblicazione di singoli mix che ebbero un certo successo di classifica, uno di questi, Silver Surfin, era diventata sigla della mia trasmissione in una radio democratica zona Monza Brianza.
La prima volta che l’ho visto all’opera era per un’installazione sonora dove era intento a disturbare i presenti attaccando nastri adesivi al pavimento aggirandosi tra le gambe dei presenti. Un’altra volta, sempre a Milano, in un locale discoteca denominato Plastic aveva convocato la stampa per presentare un suo disco pubblicato dalla storica Italian Records o Materiali Sonori. Si era fatto portare pacchi di dischi in vinile e lui con un’accetta li martoriava. Azioni sceniche che hanno sempre accompagnato le sue esibizioni. Come quella volta a Pisa. Lo accompagnai con la mia auto di allora, un 128 gialla, lui e il bassista Harley Price del giro Adam and the Ants, Bow Wow Wow, Malcolm Mc Laren. Era per un’esibizione che apriva una mostra di Frigidaire nel febbraio del 1982, coincidente con il passaggio televisivo di Battiato alla Domenica In di Baudo per presentare l’album La voce del padrone.
Negli anni ci si ritrova e fedele a un’antica tradizione non manca di tenermi informato sui nuovi progetti discografici, come l’album Starless Variations, insieme a Massimo Mascheroni agli aggeggi elettronici. Ed è tempo di qualche domande al protagonista:
L’intervista
Il pianoforte come strumento principale per due lunghissime tracce, da quando sei tornato a esprimerti con questo strumento?
Non dico di aver avuto una conversione tipo Florian Fricke che vendette il suo moog modulare (uno dei primi a possederlo in Europa) a Klaus Schulze quando quest’ultimo suonava ancora la batteria. Così Fricke si dedicò prevalentemente al pianoforte con i Popol Vuh. Confesso che dopo la pandemia ho ripreso lo studio quotidiano dello strumento che mi ha ricondotto via via alle vere ragioni che mi avvicinarono alla musica e che ogni giorno mi regala sempre nuove emozionanti scoperte. Le trovo nelle pagine di Haydn, Purcell o Domenico Zipoli e non solo nella musica elettronica e/o contemporanea. Attualmente sono totalmente rapito dalla ricchezza del pianoforte in quanto strumento polifonico e poliritmico.
Un brano dei King Crimson da rielaborare, una scelta come un’altra o conservavi da tempo il ricordo di quel brano uscito nel 1974?
Un brano che considero un classico nella più nobile delle accezioni, una sorta di requiem al prog rock. Dopo quel disco i Crimson non furono più gli stessi (e non solo loro). Il mondo musicale stava cambiando non necessariamente in meglio. Buttammo all’aria quell’innocenza, quella ingenuità, quel piacere di fare musica per il gusto di farla che era il sale di ogni buona jam degna di questo nome e via via perdemmo la perfetta imperfezione dell’imprevedibilità, per diventare scienziati dell’anti-materia sonora. Tutti vogliono essere “figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro”, ma dimentichiamo che essere musicisti è (come mi insegnò Gaslini) il più grande dei privilegi>>
Di quegli anni 70 conservi altri ricordi di gruppi che incontravano i tuoi interessi?
Più o meno quelli che John Lydon odiava in pubblico ma poi segretamente amava: Pink Floyd, Soft Machine, Emerson Lake & Palmer, Van Der Graaf Generator, Tangerine Dream, Gong, Deep Purple e senza dubbio gli immensi Area; se ti rispondesse il Maurizio allora quindicenne (nel 1975). Quello di oggi aggiungerebbe solo i Roxy Music, così per decenza. I Genesis quelli no, li ho sempre odiati, e Peter Gabriel riesco ad ascoltarlo solo una volta ogni dieci anni.
Torniamo all’album, l’avevi pensato già prima del live di Milano dove è stata tratta la prima facciata?
No, è nato proprio dopo il concerto che avevamo deciso di registrare, così per sicurezza, senza pensare all’eventuale disco. Anzi devo ammettere che è merito di Massimo Mascheroni di essersi ricordato il registratore. Poi dopo qualche giorno l’abbiamo ascoltato a freddo e con attenzione e ci ha convinto come ha convinto molto Jan M. Iversen produttore norvegese che ha realizzato il reworking della seconda traccia e ha deciso di pubblicarlo per la sua etichetta TIBProd.
Il pianoforte è stato modificato?
No, no, è un naturalissimo Bechstein gran coda preparato da Fabbrini di Pescara.
A un certo punto, dopo 20 minuti tranquilli di pianoforte e aggeggi elettronici, arriva un urlo da salto sulla sedia. Espressione di reminescenze dadaiste?
Un paio di urli nella cassa armonica del pianoforte con il pedale di risonanza abbassato per far vibrare la cordiera per simpatia e far risaltare gli armonici. Un piccolo omaggio all’avanguardia storica… se proprio vogliamo… più Fluxus che Dada.
Hai usato altri brani storici per divagazioni al pianoforte?
Ci sono frasi di Beethoven che si intersecano nelle trame armoniche di Starless fino a confondersi e poi Chico Buarque de Hollanda che arriva e se ne va senza un perché.
Altri dischi per pianoforte, fatti o in programma?
Sicuramente, nei prossimi anni ci sarà. In questo momento sto ultimando le registrazioni del mio nuovo disco con Mauro Tondini che spero sia pubblicato nel 2025.
Hai fatto uscire vari album, come sempre uno diverso dall’altro…quali?
Ad esempio gli ultimi: Nature Spontanee con Riccardo Sinigaglia, 2017. Solchi Sperimentali Discografici, Post_Human Folk Music 2018 Spittle. The Greatest Nots con Stefano Di Trapani. 2020 Plastica Marella. Carnival – The Roger Stanza Sessions, 2022 Plastica Marella. Pre-Monofonic Orchestra, 2022 Luce Sia e adesso Starless Variations con Monofonic Orchestra che per l’occasione integra Massimo Mascheroni ai trattamenti elettronici e Jan M. Iversen al Reworking. Ci sarà pure una ragione per cui in più di un’occasione mi hanno definito artista inclassificabile…una definizione che devo ammettere mi calza alla perfezione.
Nelle piattaforme musicali la tua svariata discografia è molto lacunosa, una scelta?
Una scelta o una non scelta che di volta condivido con le label che realizzano i miei album. Ciò che ti posso giurare è che non realizzerò mai un mio album solo in digitale.
C’è però chi ha scritto libri sul tuo percorso? Quali?
Appaio in varia veste in qualche pregevole pubblicazione innanzitutto “Life on Marsico”(Goodfellas 2019) di Christian Zingales la prima vera biografia autorizzata , inoltre è appena uscito “Musica Concreta” (Milieu 2024) di Stefano Ghittoni un romanzo collettivo, nato da una serie incontri tra il curatore ed io e che contiene al suo interno un mio scritto, Demented Burrocacao in “Italian Futuribili” ( Minimum Fax 2022 ) parla del primo disco dei Fontana. Appaio inoltre in “Shock Antistatico” (Goodfellas 2021) di Stefano Gilardino, “Fantarock” ( Arcana 2018) di Mario Gazzola e Ernesto Assante e “Matita Emostatica” (Volo Libero 2011) di Luca Majer e in numerose altre pubblicazioni.






































