Emilia Pérez
di Jacques Audiard
con Zoe Saldana, Karla Sofía Gascón, Selena Gomez, Adriana Paz, Edgar Ramirez
Manitas (Gascón) capo di un cartello del crimine messicano, un bel giorno fa sequestrare un’avvocata frustrata ma brava (Saldana) le spiega che dentro si sente donna e le offre una cifra spropositata perché gli trovi un superchirurgo per la transizione di genere e gli costruisca una nuova identità inscenando una finta morte. Sul più bello tutti si mettono a cantare e ballare. Già, è un musical. Il passaggio più memorabile è una coreografia con testo e musica su temi di chirurgia del cambio di sesso. Anni dopo la signora Emilia Pérez (sempre Gascón) avvicina l’avvocata e le confida che il Manitas ancora dentro di lei vuole anche redimersi dei peccati del passato con una fondazione che aiuti a ritrovare i corpi delle vittime del crimine. Tra una canzone e un balletto da Emilia Pérez riemerge però anche il Manitas violento, che non ammette che l’ex moglie, pur dopo la sua sparizione, si faccia una vita sua. E vuole i suoi figli. Come nei melò. Se non fosse un film di Audiard (Il profeta, Dheepan, I fratelli Sisters) sembrerebbe un cocktail pop di moda (macelleria messicana, transizione di genere, musical, melò), ma è un film di Audiard (che i film li sa fare) e si è portato via dei premi a Cannes e adesso i Golden Globe, anticamera degli Oscar. Può piacere molto o sembrare un po’ furbo, ma è Audiard…






































