Il mondo del cinema piange uno dei suoi autori più geniali, David Lynch. Il grande regista statunitense avrebbe compiuto 79 anni fa quattro giorni.
Questo il messaggio apparso nel tardo pomeriggio sulla sua pagina Facebook:
It is with deep regret that we, his family, announce the passing of the man and the artist, David Lynch. We would appreciate some privacy at this time. There’s a big hole in the world now that he’s no longer with us. But, as he would say, “Keep your eye on the donut and not on the hole.” It’s a beautiful day with golden sunshine and blue skies all the way.
Nato nel Montana nel 1946, Lynch girò il suo primo film, Eraserhead – La mente che cancella, nel 1977. Ebbe successo grazie al distributore Ben Barenholtz, proprietario dell’Elgin Theater di New York, visionario cinefilo che comprese che alcune pellicole possedevano un potenziale che soltanto la tarda ora notturna poteva svelare appieno e decise di proiettare il film a mezzanotte.
Nel 1980 fu invece Mel Brooks a dargli fiducia, affidandogli in qualità di produttore la regia di The Elephant Man. Il successo fu clamoroso. Molto meno bene andò Dune (1984), film però poi ampiamente rivalutato dalla critica negli anni a venire. Nel 1990, con Cuore selvaggio, vinse il Festival di Cannes, mentre Mulholland Drive, del 2001, viene da molti giudicato il film più bello del primo decennio degli anni 2000.
Parlando di David Lynch, ovviamente è obbligatorio citare anche I segreti di Twin Peaks, di cui fu ideatore e regista e che cambiò per sempre il modo di fare serie in televisione.
Nonostante una filmografia piuttosto contenuta (come regista ha firmato solo dieci film), David Lynch ha lasciato un segno molto profondo nel mondo del cinema. Più volte si è cimentato, fra l’altro, anche come attore. Sul grande schermo, per l’ultima volta, lo abbiamo visto nel 2022 in The Fabelmans, film capolavoro di Steven Spielberg.
In carriera, oltre alla già citata Palma d’oro a Cannes, David Lynch ha vinto l’Oscar onorario nel 2020 (e per quattro volte è stato candidato senza portare a casa la statuetta), il premio per la miglior regia ancora a Cannes nel 2001 per Mulholland Drive e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia del 2006.
Lo scorso anno aveva rivelato di essere affetto da una grave forma di enfisema.





































