Enrico Ruggeri racconta “La caverna di Platone”. E dice la sua su trap, Tv, le guerre

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Enrico Ruggeri Impronte
© Angelo Trani

A scrivere che Enrico Ruggeri è un grande autore di canzoni, un grande affabulatore, un uomo di grande cultura si rischia di essere banali, perché è già stato scritto e detto molte volte. Ma in un mondo che cambia velocemente, dove trionfa il nulla della trap e dove un pubblico sempre più distratto spesso relega nel dimenticatoio personaggi che hanno fatto la storia della musica è meglio essere banali e ripetere ogni volta che si può quanto ho scritto nell’incipit di questo post.

La notizia è che Enrico Ruggeri ha inciso un nuovo album. Si intitola La caverna di Platone. In oltre 50 anni di carriera ne ha già pubblicati 40, e non si è affatto stufato. «Anche questo, come gli ultimi che ho realizzato, è stato concepito in completa libertà, senza pormi domande se venderà poco o tanto. Il titolo originale doveva essere Arrivederci  addio, ma poi ho cambiato idea perché quel titolo poteva essere frainteso, di certo mi avrebbero domandato se era l’ultimo album oppure l’ultimo tour. No, non è né l’ultimo album, né sarà l’ultimo tour. Andrò avanti, almeno finché ne avrò voglia, E posso garantire che di voglia ne ho tanta».

Enrico Ruggeri

La caverna di Platone si compone di 13 brani, mediamente di ottimo livello. Ma ci sarà anche una versione in vinile con cinque bonus track: She di Elvis Costello (era nella colonna sonora di Notting Hill, cover di Lei di Charles Aznavour), Ha tutte le carte in regola di Piero Ciampi, Le notti di pioggia in una versione totalmente diversa dallo stesso brano incluso nel Cd e due pezzi inediti, La figlia perduta e Circo meraviglia. Insomma, tanta roba per i (molti) fan che ancora lo seguono e lo amano.

«Diciamo che ho voluto arricchire la versione vinile per provare a vendere qualche copia in più di questo meraviglioso supporto… Ma parlando di supporti, il discorso si fa complicato: evidentemente non si vogliono vendere quei pezzi di plastica, troppa gente li considera oggetti ormai desueti. Facciamo un esempio, se acquisti un’auto nuova e chiedi di inserire il Cd ti chiedono mille euro, una cifra folle».

Altro argomento sul quale disquisisce volentieri è la musica d’oggi. Per prendere in giro certi “cantanti”, nelle note di copertina ha fatto scrivere: Voce: Enrico Ruggeri (NO AUTOTUNE). Uno sberleffo, certo, ma anche una critica feroce. «Io appartengo a una generazione che ha divorato Berlin di Lou Reed e Guns of Brixton dei Clash, che ha amato alla follia Tom Waits e Iggy Pop, figuriamoci se mi scandalizzano le provocazioni! Eppure quando è scoppiato il caso di Tony Effe, alcuni mi hanno scritto che ero un boomer fuori tempo, che non capiva la realtà odierna. Ma cosa c’è da capire? Dico soltanto che per quelli come Tony Effe e Bello Figo non è un problema di contenuti ma di lessico. Prendiamo la storia di un ragazzino che ammazza una vecchia usuraia. È Delitto e castigo di Dostoevskij. E quella di una banda di ragazzini che vanno in giro a rubare non è forse Oliver Twist di Dickens? Il fatto è che Lou Reed, i Clash, Dostoevskij e Dickens sono stati capaci di regalarci immagini di serie A, Tony Effe e Bello Figo infarciscono una canzone di 200 parole per non dire niente».

Enrico Ruggeri
Enrico con il suo cane Wendy (@Angelo Trani)

In 50 anni di carriera, Enrico Ruggeri ha fatto tante cose: ha scritto canzoni meravigliose per sé e per altri, ha pubblicato romanzi e autobiografie molto ben scritti, e poi radio, tv, migliaia di concerti. «L’unico rimpianto che ho, è che non mi hanno mai proposto la scrittura di colonne sonore, con l’unica eccezione di East, West, East, film di Gjergj Xhuvani che ha spopolato nell’est Europa, ma che in Italia non ha visto nessuno… Invece non ho mai pensato di fare l’attore, non credo di essere portato: in questo caso ci vorrebbe davvero un regista molto bravo».

Invece in Tv si muove bene. Il suo programma Gli occhi del musicista, in onda in seconda serata su Rai 2, piace a chi ama la musica. «È un programma in cui invito musicisti che si vedono poco in Tv, come Eugenio Finardi, Fulminacci, Cristiano De André. E poi molti giovani, personaggi a mio avviso davvero bravi che meriterebbero più spazio, per esempio Mirkoeilcane, Enrica Mu, Roberta Giallo, Mille».

Enrico RuggeriA proposito di Tv, vuole togliersi un sassolino dalla scarpa: «Mi dà davvero fastidio quando inseriscono il mio nome nelle liste di “telemeloni”. Nel 2019 condussi 7 prime serate su Rai1. Poi scappiò il covid, quindi ho ricominciato a fare tv solo nel 2024. Quel tipo di Tv credo di farla bene, a me piace raccontare storie, ed è quello che faccio».

Insomma signori, questo è Enrico Ruggeri. Un artista le cui idee si possono condividere o meno, che a volte possono anche dare fastidio. Non a caso uno dei temi su cui spesso fa leva è quello del pensiero unico: «Io sono per il libero pensiero, come canto nella canzone Il poeta, dedicata a personaggi  “scomodi” come Pier Paolo Pasolini».

Ma tra i solchi di La caverna di Platone canzoni che fanno riflettere ce ne sono parecchie. Eccole, raccontate dallo stesso Enrico Ruggeri.

Enrico Ruggeri

Track by track by Enrico Ruggeri 

1) GLI EROI DEL CINEMA MUTO
La prima dichiarazione programmatica dell’album: i grandi eroi non sono mai vissuti invano e il segno che lasciano non si può cancellare. Ho cercato sonorità che mi aiutassero a ritrovare un mondo perduto, mettendo al centro i volti sbiaditi ma pieni di intensità di personaggi che un tempo avevano scritto la Storia.

2) IL POETA
La mia ode al Libero Pensiero passa attraverso un racconto distopico nel quale il protagonista viene escluso dalla vita sociale e poi eliminato: un omaggio a tutti gli “intellettuali scomodi” che, da Socrate a Pasolini, hanno pagato con la vita la loro diversità nei confronti del pensiero dominante.

3) IL CIELO DI MILANO
Un ritmo incalzante per raccontare la mia città, piena di contraddizioni, in bilico tra disperazione e leadership, tra difficoltà, emarginazione e poesia. Non avevo mai scritto una canzone del genere, ci sono riuscito anche grazie a un “ragazzo di campagna” come Massimo Bigi…sono sicuro che troverà la sua perfetta collocazione nei concerti.

4) ZONA DI GUERRA
Non è facile raccontare senza retorica la tragedia di chi vive una guerra dentro alla propria casa: mi sono rivolto, come spesso mi capita, alle piccole sensazioni, ai dettagli, cercando di sottolineare i miei sentimenti con una musica particolarmente evocativa. Qui non ci sono vincitori, perdono tutti, l’umanità in primis.

5) LA CAVERNA DI PLATONE
Ho voluto mettere in scena l’eterno dualismo tra la realtà e la nostra percezione di essa. Attorno a una storia d’amore ho voluto costruire uno scenario immateriale per evidenziare le nostre forze e le nostre debolezze. Una volta metabolizzata l’idea in meno di un’ora ho scritto la canzone.

6) IL PROBLEMA
Un brano spiccatamente rock per trattare con ironia l’argomento della felicità: in mezzo a miriadi di “canzoni” che esaltano i beni materiali, l’ostentazione, la ricchezza come valore morale, ho voluto ribadire che la felicità viaggia su ben altri binari.

7) DAS IST MIR WURST
Su un valzer scritto da Silvio Capeccia (quindi in perfetto stile Decibel) ho raccontato il mio amore per l’Europa che, piaccia o meno, rimane il centro della Cultura, dell’Arte e del Pensiero, rimanendo un faro per tutto il resto del mondo. Come si evince dalla canzone, però, la mia Europa ha caratteristiche ben precise.

8) LA BAMBINA DI GORLA
Ideale e drammatica continuazione del brano precedente è questo drammatico racconto. La strage voluta dagli alleati nell’ottobre 1944 fa da teatro per raccontare la storia di una bambina, sopravvissuta all’eccidio, costretta a vivere con i suoi fantasmi: non sarà facile cantare dal vivo questa canzone.

9) COME PRIMA PIÙ DI PRIMA
Ho scritto moltissime canzoni sulle donne, cercando ogni volta di scavare più a fondo nei loro più reconditi pensieri: qui la protagonista, in bilico tra passato e futuro, vive le sue aspettative cercando di superare delusioni e dolori. Continuo a pensare che il rispetto per le donne debba passare attraverso i fatti (nel mio caso le canzoni) più che da dichiarazioni acchiappa followers…

10) CATTIVA COMPAGNIA
L’unico brano autobiografico, almeno nella prima parte: poi, su un tessuto volutamente incalzante, ho raccontato la mia visione della solitudine. Si candida ad essere un altro cavallo di battaglia nei concerti. Ecco alcune strofe: «Se soffri di solitudine probabilmente sei in cattiva compagnia…  Nato incendiario bruciando di dentro e di fuori, passavano gli anni e non c’erano più gli estintori… Prendendomi i posti migliori, perdendo occasioni… Non ho mai sofferto e non sono mai stato felice».

11) LE NOTTI DI PIOGGIA
Per prendere un attimo di respiro ho inserito questo brano meditativo, nel quale descrivo sensazioni, solitudini, struggimenti, cercando di frugare all’interno dei nostri pensieri più intimi: il solo di flicorno di Davide Brambilla è una vera e propria poesia.

12) BENVENUTO CHI PASSA DA QUI
Ho voluto inserire questa canzone di Pico Rama, mio figlio, e cantarla con lui: è un piccolo vademecum per l’avvicinamento alla felicità, scritto da chi ha messo la spiritualità al centro della sua esistenza: ho sempre cercato di non dare lezioni di vita, ma le ascolto molto volentieri, e, se è il caso, le canto con piacere.

13) ARRIVEDERCI ADDIO
Doveva essere il titolo dell’album, prima dell’arrivo de La caverna di Platone. Un brano struggente, la chiusura ideale di un percorso difficile ma pieno di soddisfazioni. Un altro atto d’amore nei confronti di tutte le persone che in questi anni hanno condiviso il mio percorso.

Enrico Ruggeri
@Angelo Trani

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