Oh, Canada – I tradimenti
di Paul Schrader
con Richard Gere, Jacob Elordi, Uma Thurman, Michael Imperioli, Kristine Froseth
Cominciamo dal titolo: O Canada, l’inno nazionale del Canada, è vocativo. Oh, Canada, il titolo del film, è già un gioco di parole sulle illusioni, le delusioni e i tradimenti. Schrader ne ha discusso con Russel Banks prima che morisse: l’autore del romanzo da cui il film è tratto, I tradimenti (in originale Foregone) avrebbe preferito Oh, Canada, che è il titolo del documentario che viene prodotto nel romanzo: un famoso autore di documentari, Leonard Fife (Richard Gere) malato di cancro e in punto di morte accetta di diventare il soggetto di un documentario girato da suoi ex allievi. E girato con il metodo da lui inventato: un sistema di specchi e lenti simile all’Interrotron del (vero) documentarista Erroll Morris in cui l’intervistato mentre guarda verso la cinepresa vede l’intervistatore in un monitor come se lo guardasse negli occhi. Fife ne approfitta per saldare i suoi conti con la vita a costo di ferire anche chi lo ama. Perché emerge una vita di promesse non mantenute: Fife aveva fama eroica per aver evitato il Vietnam passando avventurosamente la frontiera canadese e per aver girato documentari scottanti sulle armi chimiche, le guerre, gli sfruttamenti. Ora che è lui l’oggetto di un documentario ricorda con rabbia che forse il suo rifiuto rivoluzionario era stato una fuga in avanti dalle responsabilità: una diserzione, un abbandono degli amori della sua vita, un evitamento del suo ruolo di marito e padre. Fife nel film è interpretato da due attori: da moribondo è Richard Gere con catetere in sedia a rotelle, giovane (e piuttosto simile al Mark Frechette di Zabriskie Point di Antonioni) è l’emergente Jacob Elordi di Saltburn. Ma Schrader confonde spesso le carte: nell’andirivieni della memoria sotto farmaci Gere si confonde e si contraddice, e spesso mentre racconta il passato appare il vecchio Gere al posto del giovane Elordi, e anche Uma Thurman, che sarebbe l’ultima compagna, prende nei ricordi il ruolo di altre amori. Così anche lo spettatore è coinvolto nella confusione del moribondo. Oh, Canada è l’ennesimo film di quella che Schrader definisce “la sequenza degli uomini in una stanza”: e ci mettiamo il prete tormentatissimo di First Reformed, l’ex carceriere di Abu Graib di Il collezionista di carte, il violentissimo spacciatore diventato Il maestro giardiniere e ora il documentarista che si confessa. Ricordate che Schrader, calvinista, ha sempre scritto e diretto uomini che non riescono a perdonarsi, e i suoi modelli (anche come critico, leggete Il trascendente nel cinema) sono Bresson, Ozu e Dreyer. Infine il cerchio si chiude: lo sceneggiatore di Taxi Driver e il regista di Hard Core per la sua ultima confessione/fustigazione ha richiamato il peccatore che aveva trasformato in icona in American Gigolò.





































