Esterno notte. David Lynch in 8 lungometraggi

Dal 31 gennaio al 21 febbraio 2025 alla Cineteca Milano Arlecchino, l’omaggio al grande regista, produttore, attore, produttore, musicista e pittore statunitense, scomparso il 15 gennaio scorso a Los Angeles

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Cuore selvaggio

Il cinema di David Lynch ha saputo esplorare l’oscurità della psiche umana, affrontando temi come l’identità, la violenza, il sogno e la realtà

Nato a Missoula (Montana) il 20 gennaio 1946, David Lynch studia pittura alla Corcoran School of Art di Washington e frequenta la Museum School di Boston. Sul finire degli anni Sessanta segue i corsi della Pennsylvania Academy of Fine Arts e poi inizia a realizzare alcuni cortometraggi, tra cui Alphabet (1970), un corto di animazione misto a riprese dal vero e The grandmother (1970). Il suo esordio nel lungometraggio avviene con Eraserhead – La mente che cancella (1977), pellicola girata in un bianco e nero strepitoso che lo fa conoscere ai cinefili di tutto il mondo.

Il grande successo arriva però con The Elephant Man (1980), straordinaria ricostruzione della Londra di fine Ottocento, storia dell’uomo-elefante (un bravissimo John Hurt), nomination all’Oscar per la sceneggiatura e la regia. Grazie a questo film Lynch può dedicarsi alla megaproduzione di Dino De Laurentiis, Dune (1984), adattamento della saga fantascientifica di Frank Herbert, dopo i tentativi non andati in porto di Ridley Scott e di Alejandro Jodorowshy. L’opera, pur dimostrando le doti visive del cinema visionario di Lynch, non piace al pubblico e in parte anche alla critica.  

Con Velluto blu (1986), interpretato da Isabella Rossellini, il regista torna agli ambienti torbidi e suburbani a lui congeniali (altra nomination all’Oscar per la regia); un viaggio all’interno degli orrori della middle-class americana. Nel 1989 firma la fortunata serie di Twin Peaks, diventato un fenomeno culturale dall’enorme impatto mediatico e negli anni Novanta realizza film di grandissimo successo quali Fuoco cammina con me! (1992) e Strade perdute (1996). Nel 1999 è la volta di Una storia vera (1999), un delicato road movie lontano dalle atmosfere cupe dei suoi precedenti film. Negli anni 2000 gira due soli film, il misterioso Mulholland Drive (2001, nomination agli Oscar e miglior regia al Festival di Cannes) e il meno fortunato Inland Empire – L’impero della mente del 2006, anno in cui gli viene assegnato il Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.

Nel 2011 gira il documentario Duran Duran: Unstaget e nel 2017 realizza la nuova stagione di Twin Peaks. Ancora nel 2022 appare nel cast di The Fabelmans di Steven Spielberg.  Con il road movie Cuore selvaggio (1990) vince la Palma d’oro al Festival di Cannes.

Gli otto lungometraggi della rassegna sono Eraserhead – La mente che cancella (1977), Elephant Man (1980), Dune (1984), Velluto blu (1986),  Strade perdute (1996), Una storia vera (1999), Mulholland Drive (2001) e Inland Empire  (2006).

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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