Max Pezzali e i 7 abbracci di Roma

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Max Pezzali
@Silvia Saponaro

Dopo gli 11 sold-out di Milano, i 7 sold-out al Paleur di Roma. Il “MaxForever” tour, declinato nella formula “Questo Pala non è un albergo” per la sequenza di live a Milano e a Roma (citazione dal brano S’inkazza (Questa casa non è un albergo)) sembra davvero non finire mai, per citare un altro noto brano dell’artista pavese. Brano che apre il concerto e che “scalda” subito gli animi. 7 concerti romani, come i celebri Settecolli di Roma, ma l’impressione è che sarebbero potuti essere anche di più, visto che l’affetto del pubblico di Max Pezzali sembra crescere ormai a dismisura.

Probabilmente non è accaduto a nessun artista nel mondo di cominciare a riempire gli stadi a 31 anni dal proprio debutto artistico. Perché se l’anno di Non me la menare era il 1991, i due live di San Siro arrivano nell’estate del 2022, dopo il Covid. E la sequenza di live che ne è seguita è impressionante: pioggia di date sold-out nei palazzi dello sport di tutta Italia nei mesi a seguire, il concerto-evento al Circo Massimo di Roma nel settembre 2023, il Tour negli stadi nell’estate 2024, con ancora una raffica di sold-out.

E poi questi 18 concerti invernali che incitano a scaldare i motori per un nuovo live-evento, il 12 Luglio ad Imola. Con già attive le prevendite per nuove date negli stadi a Milano e Roma nell’estate del 2026.

Max Pezzali

C’è senza dubbio materiale stimolante per qualche tesi di studenti alle prese con Scienze della Comunicazione. Già. Perché uno dei talenti di Max Pezzali è quello di saper prima osservare, comprendere, “fotografare” tanti colori della vita comuni a tutti, e che lui stesso ha vissuto. E poi saper comunicare, raccontare, trasmettere al suo pubblico emozioni, ricordi, sentimenti. Disegnare nei brani una serie di immagini che ciascuno ha dentro di sé, chiudendo gli occhi per un istante, riesce a riaccendere. E farlo in modo semplice, ma coinvolgente. E credibile.

Arrivano altri brani storici, Non me la menare, Jolly Blue, Rotta per casa di Dio e la temperatura sale. Il pubblico canta ogni singola nota, è un concerto, ma è anche una sorta di palco condiviso, dove l’energia rimbalza in modo circolare, come gli anelli del PalaEur.

La “voce narrante” di Linus echeggia da una radio gigante sugli schermi (che da una radio partì tutto, con quel Non me la menare diffusa nell’etere nel ’91) in una sorta di notiziario della storia, e annuncia la morte dell’Uomo Ragno. La band attacca con energia tellurica Hanno ucciso l’Uomo Ragno, e il pubblico alza il volume quasi “salendo” sul palco insieme a Pezzali.

Intanto il palco svela se stesso pian piano, mixando tecnologie di grande effetto a disegni, foto, fumetti e immagini iconiche e simboliche. Arriva un altro brano storico e coinvolgente come Tutto va come deve andare, con il vecchio motorino Peugeot di Pezzali che sbuca alle sue spalle. Mai avrebbe pensato, tanti anni prima, mentre arrancava in salita, di cantare un brano in sella a quello stesso motorino, su un palco, davanti a migliaia di persone.

Un altro dei pregi di Pezzali e che sembra davvero ancora emozionarsi sul palco. Assumere espressioni di gioioso stupore. Divertirsi, sorridere, commuoversi. E questo arriva al pubblico. Che ai suoi concerti vive una specie di tempo sospeso, di luogo-rifugio, un tempo in cui recuperare, rivivere sequenze della propria vita, e ricordare, e riderne, e piangerne. Arriva Gli anni e il coro si fa ancora più avvolgente, guardi gli occhi delle persone che cantano e ci vedi dentro i loro anni, le loro storie, le loro vite, mentre l’architettura dei vidiwall sul palco rimanda immagini, polaroid, suggestioni.

Gli Arbre Magique ballano impazziti sulle note di Sei un mito, poi irrompe un’esecuzione ad alto voltaggio di Nella Notte che obbliga tutti ad alzarsi e a lasciarsi ubriacare dall’energia. L’inno alla resistenza di Non ci spezziamo, fa da preludio a un altro brano simbolico e trascinante come Regina del Celebrità. I maxi schermi diventano a tratti dei veri e propri foto-album. Il pubblico non molla la presa e si infila dentro ogni spartito.

Arriva poi un set acustico di grande intensità, con Pezzali seduto in una sorta di salotto allestito dalla parte opposta del palco, proprio in mezzo al pubblico. Sostenute da due chitarre e dalla voce “intima” di Pezzali arrivano Il mondo insieme a te, Ti sento vivere, Ci sono anch’io. E sembra davvero di stare a casa, davanti al camino.

Max Pezzali

Pezzali è molto legato alla città di Roma, alla quale dedica In questa città. Boom, si riparte, arrivano La regola dell’amico e Una canzone d’amore, e il PalaEur sembra un cielo terrestre inondato di stelle. Non c’è tempo per riprendere fiato, perché arriva Come mai, e il coro del pubblico sembra per un attimo quasi sovrastare la voce di Pezzali.

Tocca a Nessun rimpianto, uno dei brani più coinvolgenti del repertorio di Pezzali, nel quale ciascuno ricorda, riconosce, e canta a squarciagola il proprio vissuto. E un’altra delle parole-chiave dei live di Pezzali è proprio questa. In un vecchio brano, Cantare, Gridare sentirsi tutti uguali, Leano Morelli cantava: Non conosco nessuno di voi, ma c’è qualcosa in comune tra noi, che ci fa stare insieme. La stessa voglia di cantare, la stessa voglia di gridare, tanti rami posson dare la stessa fiamma.

E la temperatura della fiamma sale ancora, perché arriva Eccoti che molti cantano quasi ad occhi chiusi. Ma a cuore aperto. Pezzali intona un altro brano storico come La dura legge del gol, con il palco che diventa un caleidoscopio di colori e grafiche, e immagini che restituiscono i volti di personaggi famosi che indossano la divisa-simbolo con righe gialle e nera della “squadra” di Max Forever. Arrivano i ringraziamenti, i saluti, le parole d’affetto per Roma, e per chi ha animato i 7 live al Palasport con tanta intensità. E ovviamente per una band che riesce a sostenere con grande energia ogni brano della setlist.

Pezzali guadagna la passerella che si infila fin nel cuore del pubblico sotto il palco e intona la bellissima Se Tornerai, sostenuto dalla sola chitarra acustica. Solo pochi istanti per recuperare lucidità dopo un brano così intimo, perché poi parte Nord-Sud-Ovest-Est e di nuovo il pubblico si scatena, ormai in fondo al concerto e alle energie, con Pezzali che sbuca in un mini saloon sospeso sulla sinistra del palco.

La band attacca Tieni il Tempo e l’energia tracima dal palco fin su al terzo anello. Si canta, si balla, si respira dentro a qualcosa che sembra qualcosa di più di un concerto. La festa prosegue con un altro brano-simbolo (anche sigla della fortunatissima serie TV di Sky Hanno ucciso l’Uomo Ragno), Con un deca e il coro del pubblico, da quelli sotto al palco fino a quelli seduti sul terzo anello, diventa di nuovo complice della voce di Pezzali, che non smette di sorridere di fronte a quel mare di affetto che gli arriva addosso ad ogni live, dentro alle luci che impazzano scandendo l’ultimo spartito dello show.

L’applauso avvolge il palco come un abbraccio potente. Pezzali si inchina e ringrazia, capace di emozionarsi ancora, ad ogni concerto. Alla fine, a luci accese, il pubblico intona, in piedi, un brano-simbolo di Roma, Tanto pè Cantà, di Nino Manfredi. Uno striscione appeso su terzo anello recita: Max, le tue canzoni so incise nel core.

È il saluto di Roma. Il Peugeot di Pezzali vola, e atterrerà sulla pista di Imola il 12 Luglio per un’altra festa-concerto, Max Forever-Grand Prix. E nell’attesa, si potrebbe intonare Never ending Story, di Limhal. Quel ragazzo che cantava The mirror of your dreams… reach the stars, fly a fantasy, dream a dream, and what you see… will be.

Max Pezzali

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