Simone Cristicchi. Dalle tenebre alla luce

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Simone Cristicchi Sanremo 2025
© Giorgio Amendola

Oltre che per la bellezza e la profondità della canzone che porta a Sanremo, Simone Cristicchi meriterebbe di vincere il Festival per l’umiltà di come si pone di fronte agli altri e lo spessore delle cose che dice. Al contrario della maggior parte dei suoi colleghi, lui non si sottrae alle domande, nemmeno a quelle più scomode, e dà sempre risposte molto ben argomentate.

Stavolta per incontrare la stampa ha scelto un luogo insolito, l’atelier-laboratorio dello stilista Antonio Marras, che firma gli abiti che Simone indosserà all’Ariston. Nonostante una laringite, ha insistito col suo addetto stampa perché la conferenza non fosse annullata. E come al solito non si è risparmiato. Ha iniziato recitando il Credo (in fondo a questo post potete leggere il testo integrale), uno dei brani che fanno parte del suo spettacolo teatrale Cantata d’autore ed ora inserito nel nuovo album Dalle tenebre alla luce.

Poi ha raccontato la genesi di Quando sarai piccola, il brano in gara a Sanremo, scritto a quattro mani con Amara, sua collaboratrice artistica (nella serata dei duetti canteranno insieme La cura di Franco Battiato, personaggio che entrambi amano alla follia: dal giugno del 2022 portano in tour lo spettacolo L’ombra della luce – Concerto mistico per Battiato), nonché sua compagna nella vita.

«Questo brano era fermo in un cassetto da 5 anni. Ci voleva un’occasione importante per tirarlo fuori. L’occasione è arrivata con la proposta di Carlo Conti di partecipare al Festival. È un pezzo che parla di vita vera, vita vissuta, racconta qualcosa che mi succede quotidianamente».

Simone Cristicchi
@Giorgio Amendola

Poi legge uno dei racconti del suo libro Happy Next. Alla ricerca della felicità, pubblicato la La Nave di Teseo nel 2021. In pratica, spiega, questo racconto è quello che ha dato il là alla scrittura di Quando sarai piccola: la protagonista è sua madre Luciana, che quando aveva 63 ebbe un infarto. «È sempre stata una donna tutta d’un pezzo. Coerente, energica, passionale, dedita alla famiglia anima e corpo. Dopo la morte di mio padre, non si è mai voluta risposare… Comunque quella volta pareva spacciata, invece è successo una specie di miracolo e dopo parecchi giorni in coma si è risvegliata. Anche se per lei la vita non è più stata come prima, costretta com’è a vivere in una carrozzina. In un certo senso è tornata ad essere piccola, ed ora siamo i miei fratelli ed io a farle da genitori».

Simone la definisce «una canzone terapeutica». Poi chiosa: «Ho cercato di non essere retorico, affrontando un tema come questo ci vuole un attimo a scadere nel patetico».

Quando gli si fa notare che come autore non è molto prolifico (il suo ultimo lavoro in studio, Album di famiglia, risale al 2013: da allora ad oggi ha pubblicato soltanto una raccolta, Abbi cura di me, nel 2019), risponde che lui per scrivere ha bisogno di ispirazione: «In realtà il nuovo album era pronto da anni. Avevo tutte le canzoni già arrangiate e registrate in modo quasi definitivo. Sono canzoni che avevo scritto per i miei spettacoli teatrali, ormai una decina. Eppure non riuscivo a decidermi a farlo venire alla luce. Poi un giorno ho subito un brutto incidente domestico, mi sono letteralmente spaccato la testa. Se quel giorno Amara non fosse stata al mio fianco, forse non sarei qui a raccontarvelo. Comunque ho subito un intervento chirurgico grazie al quale mi hanno sistemato… Uscito dall’ospedale, mi sono detto: “Ora pubblico l’album!”. È un disco che affronta temi importanti, per questo vorrei che fosse ascoltato con molta attenzione».

In Dalle tenebre alla luce, come già aveva fatto con L’ultimo valzer (brano incluso in Grand Hotel Cristicchi, 2010), canzone che racconta di una relazione nata in una casa di riposo, torna a trattare il tema degli anziani; e parla di persone fragili: «Conosco benissimo la fragilità. Tempo fa vissi una profonda crisi esistenziale. Per due anni rimasi chiuso in una camera, mi salvai grazie ai miei disegni: gli unici amici che avevo erano quei personaggi divertenti e colorati che disegnavo in continuazione».

Quindi racconta come è nata la copertina del nuovo album, sulla quale appare il cosiddetto “Occhio di Dio” (Helix Nebula NGC7293), uno degli esempi più spettacolari di nebulosa planetaria creata da una stella morente: è una fotografia realizzata da Andrea Arbizzi in una notte d’estate attesa a lungo.

Dice Simone: «È un vero e proprio dipinto a colori sulla tela misteriosa dell’universo, dove anche una stella che ha cessato di brillare, lascia nello spazio infinito la sua firma luminosa».

Simone Cristicchi

Il disco raccontato track by track da Simone Cristicchi

QUANDO SARAI PICCOLA
Non avrei potuto scrivere Quando sarai piccola” con la dovuta delicatezza, senza una dose di verità vissuta sulla pelle, un evento realmente accaduto a me come a tanti altri, e che riguarda la disabilità di mia madre Luciana. La canzone è ispirata a lei, ma nello stesso tempo sento che è un tema che riguarda tutti. Esiste una forma di amore, forse la più alta e pura che il nostro essere possa esprimere, un sentimento incondizionato e senza tornaconti: quello che prova un genitore nei confronti del figlio. Quando con il passare del tempo accade che i ruoli genitore/figlio si ribaltano, abbiamo l’occasione di restituire tutto il bene che ci è stato donato da loro. È così che si diventa improvvisamente “genitori” dei nostri genitori. Mentre noi diventiamo adulti, loro ritornano “piccoli”, bambini indifesi e innocenti. A questa sensazione di indicibile tenerezza coincide un sentimento di rabbia e impotenza per una condizione che non ci è concesso cambiare, ma solo accettare come naturale ciclo della vita che continuamente ci stupisce e ci trasforma.

IL CLANDESTINO feat. MAURIZIO FILARDO
Anche quando la vita ha smarrito il suo senso,
anche se le certezze mi crollano addosso,
abbandono il passato alle spalle a cammino nel vento,
senza neanche un rimpianto…
Nel testo di questa canzone ho provato a descrivere l’estraneità nei confronti di una realtà che spesso sento non appartenermi come autentica. Il tema de Il Clandestino è la disillusione che porta a una rinascita, la rinuncia consapevole a un’identità distorta, l’abiura di qualsiasi dogma imposto dalla società, la ricerca di una vitalità irriducibile che non risponde alle logiche di un algoritmo, ma che sia luce salvifica nelle tenebre. La clandestinità predilige l’ombra, non insegue il facile consenso, è un eterno naufragio di certezze, ma anche disposizione ad ancorarsi ancora a un nuovo se stesso, per rinascere ogni giorno cambiando pelle.

 CERCO UNA PAROLA
Cerco una parola potente
che abbracci il creato e protegga la gente;
una parola piccola, forte come un gigante,
capace di spostare persino le montagne…
Il Vangelo di Giovanni si apre con la monumentale frase “In principio era il Logos”, che suggerisce la potenza del pensiero che genera la parola, e di quanto in definitiva le parole riescano a creare la nostra realtà.
La parola, infatti, è essenzialmente una forma di energia. Prima di essere detta, è un logos (pensiero). Quanto più profondo è il pensiero che la precede, tanto più la parola riesce a forgiare il mondo.
Siamo quotidianamente immersi in un oceano sconfinato di parole: dette, lette o solo immaginate. Molte di queste, inutili, tossiche e violente. Se le parole sono lo specchio dei tempi, il silenzio è il germoglio della verità: è dal silenzio e dalla contemplazione che nasce la parola potente, in grado di guarire le nostre ferite profonde, e unirci all’armonico canto del cosmo.

CADE
Se non c’è niente al mondo che non venga giù,
prova a restare in piedi, a non cadere tu.
All’universo, lo sai, non gli importa di noi…
Dalle mele degli alberi, dagli argini agli accordi tra i governi, tutto sembra destinato a crollare. Eppure, all’estrema fragilità della vita e alla caducità del mondo materiale, l’essere umano può contrapporre una sovrumana forza spirituale interiore.
L’universo – in apparenza indifferente al nostro esistere – non può influenzare in alcun modo gli eventi della nostra vita; eppure, la scintilla divina presente in ogni cuore umano, può connettersi all’energia universale, trarne nutrimento e forza per affrontare qualsiasi inevitabile caduta.
Questa canzone è un invito gentile a non opporre resistenza a tutto ciò che naturalmente cade e a mantenere dentro di sé un punto fermo e inattaccabile in mezzo alla tempesta degli eventi.

LE POCHE COSE CHE CONTANO feat. AMARA
Noi siamo tutto e siamo niente,
siamo il futuro, il passato e il presente;
siamo una goccia nell’oceano del tempo,
l’intero universo in un solo frammento…
Un proverbio africano dice: “Rallentiamo, per permettere alla nostra anima di raggiungerci”. Nel momento in cui ci siamo ritrovati privati della libertà, rinchiusi nei nostri eremi metropolitani, è nata in molti di noi una nuova consapevolezza, insieme a tante domande importanti.
Questo brano – scritto a quattro mani con Amara nel periodo della quarantena – ha come tema la ricerca dell’essenza nella confusione della modernità, il desiderio di ricatalogare la realtà dandole un nuovo ordine di priorità, la voglia di rimettersi in discussione. Individuare le “poche cose che contano” nella nostra vita, significa avere il coraggio di fare tabula rasa del passato, per edificare con pazienza e lucidità i cardini dell’impalcatura di un’inedita e personale felicità.

UN ALTRO NOI
E ogni volta che ti sveglierai, il mondo apparirà diverso,
perché non esiste un altro noi, un altro noi nell’universo…
Siamo portati a credere che in una coppia ci si debba completare a vicenda. Io, al contrario, credo che per raggiungere una perfetta armonia, si debba essere “completi” a prescindere. Una relazione autentica deve essere formata da due esseri interi che si incontrano, fondendosi in nuova forma, reinventandosi ogni giorno, mantenendo intatta e inalterata la propria unicità.
Un altro noi è una piccola favola in musica, per chi crede che l’amore non sia né dipendenza, né una gabbia in cui rinchiudersi, ma che possa davvero diventare un’isola di libertà ed evoluzione individuale.

 CREDO feat. FRANCESCO MUSACCO
Spesso nella vita mi sono chiesto in cosa credo veramente, quali siano i punti cardinali affidandomi ai quali posso disegnare una rotta. Ma alle facili risposte, ho preferito sempre abitare le domande. Il questo monologo in forma di canzone, ho racchiuso in una sorta di vademecum, le mie poche e fragili certezze accumulate negli anni: una piccola “preghiera laica”, un piccolo porto sicuro, per attraccare ogni volta che mi capita di sentirmi naufrago disperso.

 SETTE MILIARDI DI FELICITÀ
Felicità è la parola più liquida al mondo,
c’è gente che passa la vita inseguendola,
e appena la trova lei già se ne va…
Che sia un improvviso risveglio, uno stato di grazia, la ricerca di una felicità autentica sembra essere il motore pulsante dell’essere umano.
Al tema della felicità ho dedicato un libro e un documentario dal titolo Happy Next, in cui ho intervistato scienziati, filosofi, sacerdoti, poeti e bambini. Nel mio girovagare per l’Italia, alla mia domanda “Che cosa è per te la felicità?” ho ricevuto centinaia di risposte: mai nessuna uguale all’altra. Perché, in quanto esseri unici e irripetibili, non possiamo che ambire a una felicità che rispecchi la nostra personale visione della vita. Ecco perché non può esistere “una” sola forma felicità, ma sette miliardi: una felicità diversa per ogni abitante consapevole di questo pianeta.

I TUOI OCCHI
Vorrei stare nei tuoi occhi per vedere quel che vedi,
abitare nel tuo sguardo, decifrare i suoi misteri.
Sono codici segreti che nessuno ha mai capito,
nella luce dei tuoi occhi s’intravede l’infinito…
Nel lungo viaggio nelle tenebre può accadere che siano gli occhi della persona amata a illuminare il cammino. Gli occhi sono l’unica porzione del nostro corpo fisico a riflettere ed emanare luce. È in loro che risiede il colore della nostra anima, fragile e potente.
Gli occhi possono nascondere segreti o svelare verità. Memoria e futuro. Incanto e perdizione. “I tuoi occhi” è una canzone d’amore senza vergogna, intensa e dal profumo d’oriente: la prima che ho composto per questo nuovo album.

 TORNASOLE
E tu chissà dove sei, dall’altra parte del cielo
o nascosta alla fine di un arcobaleno.
E tu chissà dove sei, in un abbraccio d’amore
o tra i petali di un nuovo fiore,
nella luce abbagliante di un raggio di sole…
In questa canzone affronto il tema della morte, chiedendomi se la nostra anima sopravviva al corpo. Non so se chiamarlo “aldilà”, “paradiso” o “altra dimensione”. Sono convinto però che resti una traccia dell’amore che si è donato al mondo e agli altri, e a volte possa arrivare nelle nostre vite qualche piccolo segnale, sottoforma di particolari coincidenze, a indicare che forse non finisce tutto qui.
Tornasole è ispirata e dedicata a Mariasole Marras, scomparsa per una malattia a soli 9 anni. A suo nome, vengono organizzate numerose raccolte fondi per l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.

ACCADE
Non rifiutare la tua paura.
Non rifiutare la tua meschinità e il tuo orgoglio,
Il senso pungente della tua inferiorità
e la percezione di una superiorità
Che giudica e pone sotto o sopra le persone
In base a scale di giudizio inflessibili e crudeli.
Accade è la fusione tra un brano composto da Amara e una poesia del filosofo Marco Guzzi. La definisco una “medi-canzone”: un brano quasi terapeutico, che invita alla riflessione contemplativa. Il testo è un invito all’accettazione, a non rifiutare niente, soprattutto le zone d’ombra che ci abitano. Solo attraverso l’osservazione delle nostre tenebre e delle negatività interiori, si può riuscire a disinnescarle, sciogliendole in un balsamo di armonia e pace.

DALLE TENEBRE ALLA LUCE
Nel lungo viaggio dalle tenebre alla luce
ho attraversato dubbi e terre desolate
seguendo traiettorie sconosciute
perdendo la mia essenza chissà dove…
Il brano che sigilla e dà il titolo all’album è un invito ad abbandonarsi con fiducia al mistero dell’esistenza, nonostante l’abisso dentro e fuori di noi. È una lettera destinata alla Vita, a Dio, a quell’energia insita in ogni essere, a quel Tutto che a tutto sovrintende e che informa di sé ogni cosa. Nel mio transito terrestre, più volte ho sentito una mano invisibile che mi ha salvato dal baratro, spingendomi ogni volta a rialzarmi in piedi e portare avanti la vita.
Ognuno di noi è un evento unico irripetibile, mai avvenuto prima nel cosmo.
Non siamo venuti dal caso, ma dall’amore.
Non siamo qui per caso, ma per amare.
Non andiamo verso il nulla: ritorniamo all’amore.

Simone Cristicchi
@Giorgio Amendola

Il testo di “Credo”

Credo nello sguardo della Gioconda e nei disegni dei bambiniNell’odore dei panni stesi e in quello delle mani di mia madreCredo che quando la barbarie diventa normalitàLa tenerezza sia l’unica rivoluzioneCredo che la vera gioia sia riuscire a sentirsi parte di un panorama incantevole Pur non essendo altro che un minuscolo granello di sabbiaCredo che la lingua di Dio sia il silenzio e il suo corpo la naturaCredo alla potenza del soffione, quel piccolo fiore selvatico Che cresce ostinato tra le pieghe dell’asfalto E anche in mezzo a mille difficoltà riesce comunque a farcelaCredo nelle stelle cadenti, quelle che poi si rialzano e vanno avantiCredo che chi non vive il presente sarà sempre imperfettoPure da trapassato, perché la vera sfida è debuttare ogni giorno Tutto il resto è repertorioCredo che non sia la bellezza che salverà il mondoMa siamo noi che dobbiamo salvare la bellezzaCredo nell’amore sprecato, buttato viaIn chi sa donarsi senza chiedere niente in cambioCredo che alla fine del viaggio non ti sarà chiesto chi sei stato O quanti soldi hai guadagnato, ma quanto amoreQuanta bellezza c’è in più dopo il tuo passaggio su questa terraCredo che il compito dell’essere umano sia dare alla luce se stesso E che la vita sia resurrezione Togliere le convinzioni che ci tengono chiusi dentro un sepolcroCredo che non ci sia peggior peccato che non stupirsi più di niente E che tutta la scienza, l’intelligenza e la cultura del mondo Resti muta davanti a questo grande mistero in cui tutti siamo immersi Al miracolo di questa vita che va avantiNonostante tutto non si ferma e si trasforma ogni secondoE tutto quello che noi sappiamo è che non capiremo maiTutto il resto lo chiederemo agli alberi

(Autori: Francesco Musacco / Simone Cristicchi)

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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