Diva futura
di Giulia Steigerwalt
con Pietro Castellitto, Barbara Ronchi, Denise Capezza, Davide Iachini, Marco Iermanò
Ma Moana Pozzi era di destra? Verrebbe voglia di sorvolare. Però, se lo ripete con stupore Riccardo Schicchi allora c’è la sorpresa. Diva Futura era l’agenzia di Riccardo Schicchi che per sdoganare il porno italiano lanciò Ilona Staller (Cicciolina, arrivata in Parlamento), Moana Pozzi (arrivata al mito, anche morendo a 33 anni), Eva Henger (moglie di Schicchi) e molte altre pornodive (termine inventato da Schicchi). Ma che l’operazione di sdoganamento fosse l’obiettivo ideale di un uomo in apparenza dipendente da un’idea di libertà, dai suoi sogni e dai suoi problemi con dolci e insulina (Schicchi era diabetico) che lo racconta nel film la segretaria Debora Attanasio (Barbara Ronchi, tenera e divertente) che finì nella gestione della porno impresa nazionale cercando un lavoro come giornalista o comunicatrice (è nelle sue memorie Non dite alla mamma che faccio la segretaria, titolo che riprende il famoso testo di Séguéla Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… lei mi crede pianista in un bordello). I suoi duetti con lo Schicchi di Pietro Castellitto in alcuni momenti oltre che risate stupite strappano l’applauso: chissà se Schicchi era davvero così uranico, imprenditoriale, idealista, creativo e zeppo di manie buffe (animali soprattutto) o è Castellitto che gigioneggia con grazia: l’uomo, ci dicono, si batteva per un porno “amorale ma non immorale” e non violento, e in effetti nel film sembra che il porno si incarognisca con l’avvento di Internet e l’ingresso dei grandi capitali. Sarà. Non aspettatevi luci rosse per gli occhi: è porno da immaginare, e a parole persino comico.






































