Festival di Sanremo 2025, le pagelle delle canzoni in gara

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Sanremo 2025

Ieri sera è iniziato il Festival di Sanremo 2025 e, immancabili, ecco anche le pagelle di tutte le canzoni in gara.
Alla conduzione è tornato Carlo Conti, di nuovo al timone dopo 8 anni (nel mezzo due volte Baglioni e cinque Amadeus). Per il presentatore toscano si tratta della quarta volta come conduttore della kermesse.

Una prima serata passata perlopiù senza intoppi — fatta eccezione per una breve interruzione audio nei primissimi minuti —, ma anche senza sussulti.
29 e non 30 gli artisti in gara, dopo il ritiro di Emis Killa, per le note vicende giudiziarie.
Un ritmo serrato, canzone dopo canzone, che ha lasciato spazio solo ai superospiti Jovanotti (con Gianmarco Tamberi) e al duetto tra Noa e Mira Awad sulle note di Imagine, introdotto nientemeno che dalle parole di Papa Francesco.

Di sussulti, a nostro avviso, ce ne sono stati pochi anche tra le canzoni in gara.
Ma andiamo a ripercorrerle una dopo l’altra, considerando sia l’esibizione sul palco che le versioni in studio dei brani, già disponibili sulla playlist dedicata di Spotify.

Le pagelle dei Campioni in gara al Festival di Sanremo 2025

Achille Lauro – Incoscienti giovani

Da un certo punto di vista è la sorpresa di questo Festival, dopo brani come Rolls Royce e Domenica presentati negli anni scorsi.
Una ballata malinconica con una spruzzata di sax che fa molto Venditti anni ’80, anche se un po’ troppo simile a Tango di Tananai.
Essendo un brano decisamente melodico, fosse stato cantato da un cantante vero sarebbe probabilmente diventato un classico, ma nonostante i progressi, chi abbassa il voto ad un buon pezzo è proprio lui con la sua interpretazione.
Inaspettatamente migliorato.
Voto: 6,5

Bresh – La tana del granchio

Esordio a Sanremo per il ligure Bresh, che con La tana del granchio si dimostra decisamente più convincente di altri suoi colleghi. Autotune usato in maniera intelligente, al servizio della canzone e non come vezzo di chi canta, e un testo pieno di immagini non banali o scontate.
Buona la prima.
Voto: 6

Brunori Sas – L’albero delle noci

Prima partecipazione al Festival anche per Brunori, che porta una canzone sull’essere genitori. Una storia che mille altri hanno già cantato prima di lui, ma che Brunori ci racconta con parole delicate e per nulla retoriche. Un brano che dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, il suo grande stile e le sue doti cantautorali, anche se per vincere manca qualcosa.
Classe.
Voto: 7

Clara – Febbre

Seconda partecipazione consecutiva per Clara, con un brano che paragona un’intermittenza del sentimento amoroso alla febbre, che sale e scende. Come Diamanti grezzi l’anno scorso, un altro brano che non riesce ad incidere, con un testo che sembra francamente un po’ troppo banale e buttato lì.
Rimandata.
Voto: 4,5

Coma_Cose – Cuoricini

L’attesa era alta, dopo che L’addio era stata una delle nostre canzoni preferite del Festival 2023.
Cuoricini suona un po’ Rettore, richiamando Chimica, portata a Sanremo nel 2022 proprio da Rettore con Ditonellapiaga.
Nonostante il ritmo scanzonato, un testo per nulla banale sull’estremo appiattimento dei rapporti nell’epoca dei social, con un ritornello che sa molto di Ricchi e Poveri anni ’80 e che punta a diventare quello più virale dell’intero lotto di canzoni.
Virali.
Voto: 6,5

Elodie – Dimenticarsi alle 7

Esattamente quello che ci si può aspettare da Elodie, nel bene e nel male. Classica struttura moderna di strofa minimal e ritornello su base dance, ma dubbi sul fatto che possa diventare un tormentone.
Dimenticabile alle 7:03.
Voto: 5,5

Fedez – Battito

Al netto delle polemiche e dei gossip delle ultime settimane, Fedez porta una canzone autobiografica sulla depressione e il rapporto con Chiara Ferragni.
Nonostante la delicatezza del tema, la canzone sfiora la retorica, con rime forzate quando non banali, su un ritmo che a tratti ricalca l’ossessione e la tachicardia data dalla depressione, ma non convince molto.
Respiro corto.
Voto: 5

Francesca Michielin – Fango in Paradiso

Francesca Michielin è un mistero. Tecnicamente dotata, musicista, autrice delle sue canzoni, troppo spesso però non riesce a centrare il brano giusto, e questa è un’altra di quelle occasioni.
La canzone passa via in maniera indolore, ma non lascia niente dietro di sé, se non versi dubbi, tipo Non mi aspetto niente di sensato / Come quei cartelli gialli per terra con su scritto / “Attenzione! Il pavimento è bagnato”.
Indecifrabile.
Voto: 5,5

Francesco Gabbani – Viva la vita

Un inno alla vita che vede la partecipazione alla scrittura di una penna raffinata come quella di Pacifico. Il brano però non riesce ad incidere, restando un po’ incastrato nella retorica del ritornello.
Forse la prova più opaca del cantautore carrarese sul palco dell’Ariston dopo Amen, Occidentali’s Karma e Viceversa.
Retorico.
Voto: 5

Gaia – Chiamo io chiami tu

Rischia di diventare virale con quel ritornello, soprattutto su TikTok, ma di fatto la canzone non c’è. Parole che girano un po’ a caso per arrivare al ritornello-tormentone centrale.
Ti richiamiamo noi.
Voto: 4,5

Giorgia – La cura per me

Giorgia è Giorgia, e tecnicamente non si discute. Il fatto è che da lei, una dei favoriti della vigilia, tutti si aspettano sempre qualcosa in più, e invece da diverso tempo alle sue canzoni manca proprio quel qualcosa.
Il brano è una canzone pop onesta che mette in risalto le sue capacità canore, ma finisce lì, facendole guadagnare un mezzo voto in più solo per le doti vocali.
Compitino.
Voto: 6,5

Irama – Lentamente

Un amore che sta svanendo per l’insensibilità della lei di turno. È questa Lentamente, canzone scritta in collaborazione con Blanco, di cui si sentono le influenze rispetto al classico stile di Irama. Forse però proprio questo lo porta a snaturare un po’ troppo se stesso, lasciando sopite le sue potenzialità.
Passo indietro.
Voto: 5

Joan Thiele – Eco

Echi che rimandano a colonne sonore del passato ed una citazione nemmeno tanto velata di Nancy Sinatra, per il debutto di Joan Thiele sul palco dell’Ariston.
Anche qui, quel “bang bang woo” pare messo apposta per scatenare una serie di video virali su TikTok, ma nonostante non brilli particolarmente, la canzone è decisamente più piacevole di altre ascoltate finora.
Cinematografica.
Voto: 5,5

Lucio Corsi – Volevo essere un duro

Esordio col botto per il cantautore di Grosseto, che qualcuno già definisce il Rino Gaetano dei nostri. Sarà il tempo a darci le risposte, ma Voglio essere un duro è una delle migliori canzoni in gara al Festival: sincera, molto ben scritta, con un arrangiamento solido, ironica e autoironica. Potrebbe arrivare molto in alto.
Sorpresa.
Voto: 8

Marcella Bella – Pelle diamante

È lei la decana di questa edizione, con ben 9 partecipazioni. Pelle diamante, però, suona un po’ troppo Loredana Berté per stare addosso a lei, oltre a non spiccare certo per originalità.
Era proprio necessario?
Voto: 4

Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore

Veterano del Festival, alla sua ottava partecipazione, Massimo Ranieri porta un brano scritto, tra gli altri, da Nek e Tiziano Ferro.
Tra le mani un cuore suona vecchia e retorica, probabilmente la canzone meno convincente di tutte. Peccato, perchè le doti canore di Ranieri non si discutono, ma è il brano che manca.
Fuori tempo massimo.
Voto: 4

Modà – Non ti dimentico

Intro che sembra copiato pari pari da Il mostro di Samuele Bersani, poi però si torna su melodie nel classico stile Modà, con qualche spruzzata alla Negramaro.
Brano che suona come tanti altri del gruppo e che non aggiunge nulla alla sterminata collezione di canzoni d’amore della band di Kekko e soci.
Ridondanti.
Voto: 5

Noemi – Se t’innamori muori

Veterana del Festival, Noemi torna per l’ottava volta sul palco dell’Ariston con Se t’innamori muori, che vede anche la firma di Mahmood.
Un brano che le sta cucito perfettamente addosso come un abito di alta sartoria e che interpreta alla grande, con quel graffio in più che dona la sua voce.
Solida.
Voto: 6,5

Olly – Balorda nostalgia

Intro acustico con chitarra e pianoforte per una canzone in perfetto stile classico sanremese, con l’apertura melodica sul ritornello e il testo che parla di un amore perduto. Paradossalmente la cosa meno aggraziata di tutto il brano è proprio la voce di Olly, eccessivamente sopra le righe per l’atmosfera del pezzo.
Urlatore.
Voto: 5

Rkomi – Il ritmo delle cose

A 3 anni di distanza da Insuperabile, Rkomi torna a Sanremo con Il ritmo delle cose. Un brano che punta ad essere estremamente radiofonico, ma che passa via letteralmente trasparente facendo da semplice sottofondo, magari mentre si fa altro.
Furbo.
Voto: 4,5

Rocco Hunt – Mille vote ancora

Una storia dal sapore autobiografico, tra l’infanzia nei quartieri, il dover andare via e la malinconia per certe situazioni che non si riescono ancora ad eradicare.
Essendo stato proprio lui uno dei primi a rappare mescolando italiano e napoletano, continua sulla strada di ‘Nu jorno buono, che vinse la sezione Nuove Proposte nel 2014, anche se Mille vote ancora non ha lo stesso potenziale.
Coerente.
Voto: 5,5

Rose Villain – Fuorilegge

Quando la metrica si allarga le sue doti vocali emergono, ma quel modo di cantare nelle strofe, un po’ wannabe Madame, non convince. Il ritornello, con tanto di spari, strizza l’occhio probabilmente a TikTok, ma la canzone scivola via senza lasciare grosse tracce.
Bang bang bang.
Voto: 5

Sarah Toscano – Amarcord

La più giovane dei 29 in gara (appena 19 anni), Sarah Toscano arriva all’Ariston dopo aver vinco Amici. Nessun riferimento al capolavoro di Fellini, se non nella citazione del titolo, per questo brano pop-dance dal ritmo sostenuto che rivive il ricordo di una storia finita.
Trascurabile.
Voto: 4,5

Serena Brancale – Anema e core

A 10 anni dal debutto nelle Nuove Proposte, Serena Brancale torna al Festival con Anema e core. Ritmo trascinante e commistione di italiano e dialetto, per una canzone che potrebbe andare forte in radio ed arrivare fino all’estate.
La Brancale, però, ci ha già dato dimostrazione di saper fare meglio di così.
Fresca.
Voto: 5,5

Shablo feat. Guè, Joshua & Tormento – La mia parola

L’intro col coro gospel è, di fatto, la cosa più interessante del brano. Su una base che strizza l’occhio al R&B e all’hip hop anni ’90, il testo è la solita sfilza di luoghi comuni e frasi retoriche da pseudo gangsta rap all’italiana: la strada, la legge del più forte, il cash, solo Dio mi può giudicare, ecc… Davvero ci sono voluti ben 8 autori per questa canzone?
Street flop.
Voto: 4,5

Simone Cristicchi – Quando sarai piccola

Il pericolo retorica era dietro l’angolo, con un tema così delicato come la malattia di un genitore. Ma Simone Cristicchi le parole sa usarle, e sa usarle molto bene.
È il grande favorito della vigilia e conferma le aspettative, con un brano poetico, arrangiato per solo piano e orchestra, senza nessun apporto elettronico. Una piccola gemma che resterà.
Magistrale.
Voto: 8,5

The Kolors – Tu con chi fai l’amore

L’obettivo è sempre quello: sfornare tormentoni. Dopo Italodisco e Un ragazzo una ragazza i The Kolors ci riprovano con Tu con chi fai l’amore, quasi a voler rimandare ad A far l’amore comincia tu di Raffaella Carrà.
Questa nuova canzone, però, non sembra avere la forza dirompente delle precedenti per entrare nella testa della gente e non uscirne più.
Sbiaditi.
Voto: 5

Tony Effe – Damme ‘na mano

Alla vigilia è stato accostato a Califano per la citazione nella prima strofa e l’aria da stornello, con la chitarra classica a fare da protagonista. In realtà non si avvicina minimamente alla poetica malinconia del Maestro, autore di capolavori della storia della nostra musica.
Un tentativo di mostrarsi diverso agli occhi del grande pubblico, come dimostra anche il look, della prima serata, con tutti i tatuaggi coperti.
Coatto ripulito.
Voto: 4,5

Willie Peyote – Grazie ma no grazie

Dopo il successo di Mai dire mai (la locura), che nel 2021 gli valse il Premio della Critica Mia Martini, Willie Peyote torna al Festival con Grazie ma no grazie e sgancia un’altra bomba.
Testo ironico, pungente, l’unico che contiene anche qualche sfumatura politica tra tutti i 29 in gara. In mezzo anche una citazione dei Jalisse e di Domani degli Articolo 31, il tutto con un flow invidiabile ed uno stile enorme.
Scuola di rap.
Voto: 8

La playlist Spotify con tutti i brani del Festival

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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