L’uomo di argilla
di Anaïs Tellenne
con Raphaël Thierry, Emmanuelle Devos, Marie-Christine Orry, Mireille Pitot
Raphaël (Thierry) è un orco: grande, grosso, senza un occhio e silenzioso è l’uomo di fatica di un castello nel nord della Francia (abita nella dépendance con la vecchia madre che dice tantissime parolacce) ed è oggetto delle bramosie sessuali della matura postina del paese che lo spinge a inscenare buffe (finte) scene di dominazione nei boschi. Di notte notte l’orco suona la cormamusa nella piscina vuota, per non disturbare. Ed ecco che torna Garance (Devos), l’ultima della famiglia dei padroni del castello: è un’artista col tranquillante facile, fa installazioni con le sue lacrime raccolte col contagocce, sul suo corpo sono tatuati i tagli anatomici dei bovini per i macellai e ha intenzione di plasmare nell’argilla il blocco di carne di Raphaël. Ha già definito il suo volto un paesaggio. A un certo punto si vede la statuetta di un golem (nella tradizione argilla a cui la parola dà vita) e Raphaël diventa modello, disperato d’amore e infine, vogliamo dire così, prende vita. Non vi diciamo come, ma l’opera prima della Tellenne, passata a Venezia nel 2023 in Orizzonti, vale la pena. Vi ricorda una fiaba? L’orco è anche soggettista e sceneggiatore (nonchè sognatore)






































