A Real Pain

Due cugini ebrei e il turismo dell'Olocausto

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A Real Pain
di Jesse Eisenberg
con Jesse Eisenberg, Kieran Culkin, Will Sharpe, Jennifer Grey, Kurt Egyiawan

Lo Zyclon b ha lasciato macchie blu sui muri della camera a gas di Majdanek. È corretto andarle a vedere facendo turismo? Due cugini ebrei americani, uniti nell’infanzia, divisi dalla vita, finalmente insieme in un viaggio organizzato in Polonia sugli itinerari del dolore: dai ghetti ai campi di sterminio con una guida inglese molto vicina ai temi ebraici, un africano scampato a un genocidio e convertito all’ebraismo, una divorziata, una coppia che si autodefinisce noiosa. In realtà la destinazione dei due è la casa dove ha vissuto la nonna tanto amata scampata all’olocausto e migrata negli USA. Eisenberg è nerd e introverso, preoccupato e un po’ sul chi vive per il cugino, Culkin forse troppo estroverso, il tipico compagno di viaggio che parla troppo, troppo affettivo, a volte maligno, a volte idiota, incosciente, incapace di controllare i sentimenti, spesso offensivo,  istrione. Eppure il cugino nerd in qualche modo invidia la sua mancanza di pudore e la sua incapacità di trattenersi. Culkin piange al pensiero di viaggiare in prima classe mentre i nonni andavano alle camere a gas su treni piombati. È vero dolore? Real Pain? O nasconde un’altra ferita di cui il cugino si sente in qualche modo corresponsabile? Il tema intricatissimo tra memoria, privato, modernità e condizione ebraica viene risolto da Eisenberg con levità. È il suo secondo film da regista e nel mezzo c’è stato un intermezzo teatrale off-Broadway quasi sullo stesso tema. Riappare Jennifer Grey che ballava con Patrick Swayze in Dirty Dancing. Molti premi e due candidature all’Oscar: sceneggiatura a Eisenberg  e attore non protagonista a  Culkin.

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