Venerdì prossimo, 7 marzo, l’attrice Chiara Buratti sarà di scena al Teatro Ariston di Sanremo con il monologo Quattro donne. I biglietti sono disponibili online su TicketOne e sul sito del Teatro.
Chiara Buratti è anche autrice del testo, insieme a Giannino Balbis. La regia è di Tommaso Massimo Rotella, mentre Antonio Gatti cura le sonorizzazioni dal vivo.
Le quattro figure femminili raccontate sono Pannonica de Koenigswarter, mecenate del jazz e figura chiave per Thelonius Monk e l’intera musica jazz; Maryam Mirzakhani, brillante matematica iraniana, prima donna a vincere la Medaglia Fields; Suzanne Lenglen, tennista francese rivoluzionaria, icona dello sport e della moda; una misteriosa portiera di un motel, simbolo di chi, pur non avendo lasciato un segno nella storia, conserva la certezza di poterlo fare.
A poche ora dallo spettacolo abbiamo intervistato Chiara Buratti.

L’intervista
È vero che per questo spettacolo hai preso ispirazione dalla canzone Four Women di Nina Simone?
Sì, sono innamorata di lei, del suo modo di cantare e della sua scrittura. Nella canzone ci sono quattro ritratti di figure femminili afroamericane. Tre rappresentano lo stereotipo di come è vista la donna afroamericana, la quarta è invece una donna che grida per essere ascoltata. Dalla canzone è partita la scintilla, legata ad una delle quattro donne che racconto, che è la scienziata Maryam Mirzakhani. Così è nata l’idea di raccontare quattro figure femminili, che vogliono essere ascoltate, ma senza note di ribellione vere e proprie. Vogliono portare avanti quello che sanno fare e quello di cui hanno bisogno. Quello che è urgente per loro.
Come sono le tue quattro donne?
I primi tre sono ritratti di figure legate un po’ a questo stereotipo, l’ultima invece è diversa. Nel mio caso sono tre donne realmente esistite, donne oggettivamente “riuscite”, che ce l’hanno fatta. La quarta va invece un po’ fuori dal coro, perché è una donna molto semplice, umile, la portiera di un albergo. Lei non ha combinato nulla di oggettivamente importante nella vita, non ha ottenuto nessun consenso sociale, però delle quattro è forse la più “risolta”. Mi interessava raccontare storie di donne, non per forza vincenti, ma che avevano trovato una loro strada e si sentivano “risolte” anche se la gente non le vedeva così.

Lo spettacolo ha un finale aperto?
Esattamente, perché chiediamo agli spettatori, attraverso una votazione con quattro fiori che riceveranno all’ingresso, di che cosa loro hanno più urgenza. Ogni donna rappresenta un mondo, rappresenta un pensiero. La domanda è: «Di che cosa avete più urgenza, cosa manca oggi che c’è bisogno di riavere vicino?». Le persone sfileranno quindi il fiore che rappresenta la donna sul palco e sceglieranno quella che hanno preferito. Un voto di pancia, per dire cosa è più importante per la gente. Alla fine ci sarà una macchia di colore che dirà di che cosa la gente di Sanremo ha più bisogno. In quel modo ci sarà un finale legato alla donna che è stata scelta. Sono quattro i finali possibili, ogni pubblico sceglie la propria donna. Mi è capitato di interpretare finali diversi in posti diversi ed è molto bello vedere come i luoghi, ma anche gli uomini e le donne, votino donne completamente diverse.
Sul palco salirà anche il regista Tommaso Massimo Rotella. Con che ruolo?
È un compagno di viaggio che mi porto dietro da tanto tempo, è un regista bravissimo, che ha curato le regie anche di altri miei spettacoli. È visionario, molto legato alla figura femminile, era la persona giusta per fare la regia di questo testo. Sul palco c’era la necessità di un attore che interpretasse un angelo un po’ strampalato, che invidia molto gli uomini, perché possono peccare, avere dei figli, vivere e inciampare. Gli angeli non possono invece fare nulla di tutto questo. Un angelo sui generis, che interpreta proprio Rotella, che è perfetto per questo ruolo.
L’Ariston di Sanremo è il palco storico della musica italiana. È emozionante anche per un attore calcarlo?
Moltissimo. Io ho sempre seguito il Festival, fin da bambina. Tantissimi artisti e tantissime donne hanno calcato quel palco. Quando ero piccola il mio sogno era quello di presentarlo il Festival. Adesso è una grande emozione pensare di essere all’Ariston come attrice. Sono molto curiosa di vedere questo teatro senza lo scintillio della scenografia sanremese. Io farò un lavoro di sottrazione e quindi sarà interessante vedere il contrasto da un teatro scintillante a un teatro più “povero”, anche se comunque avremo la nostra scenografia.

La data scelta, vigilia della Festa della donna, immagino non sia casuale.
È uno spettacolo che amplifica il suo significato se legato alla Festa della donna. È un racconto di quattro donne con un’attitudine rock, che non si curano minimamente del pregiudizio e del modo di pensare del periodo in cui sono vissute. Sono donne modernissime, che hanno affrontato la loro battaglia senza fare morti, andando avanti semplicemente per la propria strada, sicure di loro, con un sogno molto chiaro nella testa, che hanno portato avanti ripulendolo da tutto quello che era inutile, da tutte le distrazioni. Quello che secondo me dovremmo fare anche noi oggi.
Dopo Sanremo, dove si potrà vedere lo spettacolo?
Il giorno dopo saremo ad Occhiobello, tra Ferrara e Rovigo. Poi lo porteremo a giugno a Mantova. La tappa successiva sarà ad Asti, dopo torneremo più avanti dopo una prima rappresentazione che c’è stata in passato. Questo è uno spettacolo che, in occasione dell’8 marzo e del 25 novembre, porta ad una riflessione diversa. Lo sto portando in giro per l’Italia dal 2021 e queste sono per ora le prossime date.




































