L’omaggio a Fabio Carpi comprende i cinque film più significativi della sua prestigiosa carriera artistica
Nato a Milano il 19 gennaio 1925, Fabio Carpi ama la poesia, la letteratura e il cinema. Dopo l’8 settembre 1943, a causa delle sue origini ebraiche, è costretto a rifugiarsi in Svizzera a Lugano, dove però non manca di dedicarsi alla cultura. Compone poesie e scrive di cinema per il quotidiano socialista Libera stampa pubblicando anche due libretti di versi (Astarte, Ancora annota Europa). Rientrato in Italia nell’aprile 1945 per due anni si impegna come critico cinematografico per il quotidiano l’Unità. Poi dal 1947 al 1950 lavora con il padre nella società commerciale di famiglia. L’amore per l’arte, la cultura, lo spettacolo è troppo forte per lui. Nel 1951 si trasferisce in Brasile chiamato dalla “Companhia Cinematografica vera Cruz” di São Paolo, dirige l’ufficio soggetti e scrive numerosi film, tra i quali Una pulga na balança (premio Saci de cinema 1953 dell’Estado de São Paulo per il miglior soggetto), Sinhá Moça (premiato a Venezia con un Leone di bronzo) e Floradas na serra.
Rientra poi in Italia nel 1954 e si stabilisce a Roma, dove continua a occuparsi di cinema. Nel ’57 pubblica un libro di racconti, Le vacche svizzere e una raccolta di poesia, Libera scelta. Poi realizza ancora romanzi e soggetti cinematografici alcuni tradotti sul grande schermo come Il vedovo, A porte chiuse, Vedo nudo di Dino Risi; Un uomo a metà di Vittorio De Seta, Diario di una schizofrenica di Nelo Risi e Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato di Florestano Vancini. Anche come studioso della storia del cinema si mette in luce con il notevole Cinema italiano del dopoguerra (1958, Schwarz), una storia critica, antologica, informativa, che con le sue varie appendici bio-bibliografiche facilita le ricerche per gli studiosi e gli appassionati di cinema. Dopo alcuni anni di esperienza nella realizzazione di programmi per la televisione, nel 1972 finalmente arriva per lui la regia di un lungometraggio Corpo d’ amore, storia di un padre e di un figlio che si invaghiscono della stessa donna ritrovando così il legame affettivo incrinato. Nel 1974 è la volta di L’età della pace, un ottantenne che vive ripiegato sul suo passato. Il tema dei rapporti interpersonali e delle difficoltà comunicative affettive è quello che lui predilige.
Autore schivo, molto severo con se stesso e poco prolifico dal punto di vista artistico, Fabio Carpi nel 1981-82 ottiene un grande successo di pubblico e di critica con Quartetto Basileus, prodotto dalla Rai, storia dei componenti di un quartetto d’ archi in attività da molti anni che deve sostituire uno dei musicisti deceduto. L’arrivo di un giovane violinista porterà lo scompiglio tra loro per la sua capacità di conquistarli e soggiogarli. L’ anno dopo firma I cani di Gerusalemme del 1983, ambientato nel Medioevo, protagonista un barone siciliano (Jean Rochefort) che non vuole partire per la Crociata preferendo l’alternativa di percorrere un itinerario pari a quello dei crociati, ma sempre girando intorno alle mura del proprio castello. Segue nel 1984 il geniale documentario intitolato Cesare Musatti matematico veneziano; un interessante ritratto del padre della psicanalisi. A Musatti (che recita nel ruolo di se stesso) il regista si ispirerà per realizzare due anni dopo il film Barbablù, Barbablù, con John Gielgud, Susannah York e Hector Alterio, storia di un vecchio psicanalista che ospita, contemporaneamente, in una villa sul lago di Como, una troupe televisiva e tutta la sua famiglia convocata sentendosi vicino alla fine. Saranno invece i più giovani a soccombere.
Nel ’91 tocca a L’amore necessario con Ben Kingsley e Marie-Christine Barrault, un film ispirato a Sartre e Simone de Beauvoir, la vicenda di due coniugi, Ernesto e Valentine, decisi dopo anni di convivenza a concedersi reciproci tradimenti. L’attrazione per una coppia di giovani, Giacomo e Diana, farà scatenare in loro una sorta di dolorosa resa dei conti. Del ’92 gira Le ambizioni sbagliate dal romanzo di Alberto Moravia, ambientato durante il fascismo, storia di alcune coppie che cercano di concupire la ricca Maria Luisa e del ’93 è La prossima volta il fuoco, interpretato ancora da Jean Rochefort nei panni di Amedeo, un professore di semantica in vacanza con moglie e figlia nella villa materna. Poco a poco l’uomo concepisce l’idea di invertire i ruoli delle due donne…
Nel 1997 in Nel profondo paese straniero il protagonista è un anziano professore ormai cieco, accompagnato durante il suo lungo giro di conferenze dalla giovane Sibilla, una sorta di madre, moglie e sorella. L’ultima fatica cinematografica di Carpi è Le intermittenze del cuore, 2003, opera incentrata su di un vecchio regista alle prese con la realizzazione di un film biografico su Proust. Fabio Carpi, il gentiluomo con la cinepresa scompare a Parigi il 26 dicembre 2018. La rassegna della Cineteca Milano Arlecchino ha potuto attingere materiale dall’archivio personale del regista milanese.
| «Il cospicuo fondo Fabio Carpi, donato dallo stesso regista e conservato presso l’Archivio storico di Cineteca Milano – scrive Matteo Pavesi, direttore di Cineteca Milano – testimonia, attraverso l’affascinante intreccio di materiali filmici ed extrafilmici, tutta la vivacità intellettuale di questo autore difficile e ricchissimo. Il fondo documenta in modo capillare la feconda attività cinematografica di Carpi (mediante le copie personali 35 mm di alcuni suoi film), così come la sua non meno raffinata produzione letteraria (con volumi a stampa e manoscritti); il prezioso corredo paratestuale delle sue opere filmiche (con oltre 500 fotografie di scena), così come l’intensa attività di promozione culturale (attraverso, per esempio, le sceneggiature dei radiodrammi) e di scambio intellettuale (svolto da un vivace epistolario con scrittori come Italo Calvino). |
| Mai come in questo caso i percorsi intertestuali tra le diverse scritture, pubbliche e private, letterarie e cinematografiche, artistiche o “di servizio”, consentono di ricostruire il profilo “a tutto tondo” di una complessa personalità artistica. A partire da questo intreccio, durante la rassegna alla proiezione di cinque fra i suoi lungometraggi più significativi, si affiancherà la presentazione di alcuni rari sottotesti o paratesti che si legano appunto alla ideazione, alla realizzazione o alla fortuna critica di quelle opere». Le pellicole in cartellone sono Corpo d’amore, Quartetto Basileus (1982), Barbablù, Barbablù (1987), Nel profondo paese straniero (1997) e il suo ultimo film Le intermittenze del cuore (2003).
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