L’orto americano

La provincia horror di Avati anche in variante USA

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L’orto americano
di Pupi Avati
con Filippo Scotti, Roberto De Francesco, Armando De Ceccon, Chiara Caselli,
Rita Tushingham

Orto fa rima con morto. Dopoguerra nella provincia profonda cara a Pupi Avati, un ragazzo che parla coi morti si innamora a vista di un’ausiliaria americana e la perde di vista. Poi fa uno scambio di case a va a vivere nel Midwest americano e proprio nella casa accanto c’è la madre della ragazza scomparsa, e proprio nell’orto della casa accanto una voce lo chiama alla scoperta di un reperto anatomico in un barattolo di vetro accompagnato da un frammento lirico di Bacchilide contaminato da parole aggiunte: togli Bacchilide e resta la confessione di un serial killer  squartatore. Già. Ma chi crede a uno che trova vagine negli orti ed è stato in manicomio perché parlava coi morti? Rimandato in Italia il nostro eroe segue la pista di un trafficante di corpi di soldati caduti e arriva al processo del presunto mostro che avrebbe ucciso e squartato numerose donne. Il resto allo spettatore, purché ricordi che Avati canta la provincia ma è il regista di La casa delle finestre che ridono, Zeder e  Il signor Diavolo: sa essere angoscioso, morboso, macabro e all’occorrenza anche splatter,  ma soprattutto ossessivo  della ricostruzione di un’Italia  che non ha ancora abolito la fucilazione. E in bianco e nero il sangue è più spaventoso. Il ragazzo sensitivo è il Filippo Scotti di È stata la mano di Dio e appare il fantasma di Rita Tushingham di Sapore di miele. Avati osa e questo è un film scommessa da un suo romanzo…

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